107b Non m’arcordo… un orologio in Place dela Concorde, ovvero la storia d’una giraffe, due obelischi e un orologio

Le passage de la girafe à Arnay-le-Duc, 1827

Zarafa svernò a Marsiglia ed aveva avuto anche il tempo di crescere: era diventata ancora piú alta. A primavera del 1827 una piccola carovana partì a piedi alla volta di Parigi e per la sua altezza tutti la potevano vederla da lontano. Con lei c’erano anche tre mucche che provvedevano ben 25 litri di latte al giorno di cui aveva bisogno, era ancora da svezzare. Il servo di Drovetti, un sudanese di nome Atir, prendeva attenta cura di lei e poi alla fine rimase in Francia con lei per i prossimi 18 anni, i due si erano affezionati. Il suo viaggio di 41 giorni (900 km) fu un vero trionfo, le campagne si svuotarono, tutti accorrevano per vederla. Si dice che a Lione vennero circa 30,000 curiosi.

Era partita quando era ancora piccola e dopo due anni e mezzo di viaggio da Sennar (Sudan) arrivò a Parigi e fu accolta il 9 luglio dal re Charles X in persona che era andato a Sain Cloud per incontrarla, come fosse una regina. Anche il suo ingresso a Parigi fu trionfale ed essendo già una giumenta alta piú di 4 metri non c’erano problemi, anche i ritardatari, quelli dell’ultima fila, la potevano vedere. La sua nuova stalla, allestita al Jardin des Plantes, era pronta per ospitarla, e piú di centomila persone di tutte le classi corsero ad ammirarla. Honoré de Balzac ci scrisse una storia, ma questa non l’ho letta. Il padre di Gustave Flobert ancora bambino parti da Rouen per portarlo a vedere quest’animale straordinario mai visto prima. Era un evento storico da non perdere.

Alla sua morte, 18 anni dopo, Zarafa fu imbalzamata e rimase per tant’anni ancora al Jardin de Plant. Poi, e non so quando o perché, decisero di trasferirla e finì in un museo a La Rochele. Un giorno dovo andare a vederla. Programmeranno delle feste per il bicentenario del suo arrivo in Francia che si avvicina?

Mohamed Ali quando apprese del successo della sua iniziativa fu ancora piú che contento. Questa era la prova che la sua era stata la decisione giusta, così quando pochi anni dopo, (fu forse questa sempre un’altra idea dell’omnipresente ed intrigante Drovetti?) gli fu proposto di donare anche un obelisco a Charles X, autorizzò a prelevare uno degli obelischi all’ingresso del tempio di Amun Ra a Luxor. Di quelle pietre che non servivano a niente lui ne aveva tante, una piú una meno, nessuno se ne sarebbe accorto. Immagino, ma questa é solo la mia opinione, che la sua sensibilità artistica non fosse molto sviluppata. Ma poi non dobbiamo sorprederci, basta pensare quello che é successo dalle nostre parti in Toscana, piú o meno nello stesso periodo, quando decine d’opere d’arte dei grandi maestri del Rinascimento furono vendute e sparse per il mondo per quattro soldi.

Quando dopo incredibili vicissitudini e chissà con quanto sudore di tanti, l’obelisco arrivò a Parigi trovò un altro re. La rivoluzione di luglio del 1830 (quella dei Miserabili per capirci) non fu un gran successo per quelli che speravano d’avere una repubblica scacciarono un re per poi mettercene un altro. Charles X, l’ultimo borbone se andò per dare il posto a Louis Philippe, un Orléans e questo come contentino innalzò il tricolore.

obelisco di Ramses II a Luxor

Il 25 ottobre del 1836 finalmente l’obelisco che una volta era di Ramses II fu eretto in Place de la Concorde, proprio al centro dove quarant’annni prima, quando era ancora Place de la Revolution, c’era la ghigliottina e dove Louis XVI, Marie Antoinette, Philippe Egalité (padre del nuovo re), Rebespierre e tanti altri persero la testa. Concorde era stato il nome scelto dal Direttorio con la speranza che ci sarebbe stata una riconciliazione nazionale.

Re Philippe, il re di maggio come lo chiamavano, decise che il dono ricevuto era stato eccezionale, erano stati i Romani gli ultimi che avevano portato obelischi in Italia. Doveva contracambiare con un dono adeguato e fu scelto un grande orologio a torre che fu spedito a Mohamed Ali. Questi, che abitava nella cittadella che dalla collina domina il Cairo, si fece costruire una moschea ed il grande orologio fu messo al centro del cortile ed é ancora là, imponente e si dice che non abbia mai funzionato.

Antonio e Felice Beato erano due fotografici inglesi dal nome italiano, forse venivano da Corfú. Viaggiarono molto verso il 1860-70. Eran partiti con l’intenzione d’andare in India, ma poi si fermarono a lungo in Egitto e le loro foto popolarizzarono i luoghi ed i monumenti faraonici. Alla fine arrivarono fino in Giappone. Nella foto del 1860 (circa) dell’ingresso del tempio di Amun-Ra si vede che c’é un solo obelisco e come scrisse uno scrittore inglese sembrava la testa d’un elefante che aveva perduto una zanna.

L’obelisco al centro di Place de la Concorde

obelisco in Place de la Concorde

ogni giorno attrae migliai di turisti che dopo un pericoloso percorso di guerra per superare le ondate di traffico, si avvicinano e fanno fotografie.

Nel 1998 a qualcuno venne la “brillante” idea di reastaurarlo aggiungendo, come nell’originale un nuovo “pyramidion” overo una specie di cappello di bronzo laminato in oro zecchino sulla punta, come era nell’originale. Il progetto fu molto criticato anche per l’esorbitante costo dell’impresa. Forse avrebbero dovuto usare quei fondi per restaurare l’orologio d’Ali?

 

Per concludere vorrei fare una proposta, perché non metter tutto al suo posto?

il tempio di Luxor restaurato

Ecco il tempio di Amun Ra a Luxor restaurato, dovremmo togliere il pyramidion.

 

E Place de la Concorde dovrebbe avere un nuovo spartitraffico e voila:

 

l’orologio di Place de la Concorde

… ma con l’orologio che funziona.

17 maggio 2012, Marblehead, MA USA

ftbraganti@verizon.net

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