114b M’Arcordo… testimonianza d’una Borghese della Pennsylvania e di Miss. Clay, l’inglese dimanticata a Sansepolcro

Diciamo che questo è un M’Arcordo… scritto con i M’Arcordo.. di altri ed io sono andato a cercarli.

Infatti durante la mia recente visita a Sansepolcro mi sono state presentate delle testimonianze nate proprio da quello che avevo scritto nel M’Arcordo… precedente.

Ho avuto la bella sorprese di riscoprire che, anche dopo tanti anni,  il ricordo di Cesi  Kellinger (nata e nota come Cesira Foni di Pampanone) sia ancora presente. É stata la riprova del valore della memoria collettiva di cui avevo parlato e su cui conto nello scrivere queste memorie.

Inoltre voglio aggiungere che mi son sentito vicino a Cesi. Anche se non l’ho incontrata di persona ho capito sin dall’inizio della nostra corrispondenza che avevo a che fare con una persona che ha avuto un’esperienza di vita eccezionale. Mi son sentito vicino, anche perchè come lei io, nonostante l’amore che ci accomuna alla nostra terra, ho avuto questo gran desiderio di viaggiare, d’esplorare, d’andare lontano. Forse proprio da lontano abbiamo avuto modo di capire quante profonde fossere le radici che ci legano alla nostra cultura, alla nostra storia.

Marciapiede lungo la Villa Giovagnoli, andando verso Pampanone
Marciapiede lungo la Villa Giovagnoli, andando verso Pampanone

Naturalmente sono andato a cercare Pampanone, oltre il Castagno, come si diceva una volta, quello che non c’è più, uscendo da Porta Romana sulla sinistra subito dopo la villa Giovagnoli. E ricordando quello che mi aveva scritto Cesi in una delle sue prime lettere, ho fatto una foto del selciato che lei aveva calpestato negli anni  ’20 e ’30:

<<Un po’ più in giù, a sinistra, si vede l’entrata a Pampanone. Ai miei tempi c’era un bel cancello di ferro battuto, tenuto quasi sempre aperto. Quante volte sono andata su e giù per quel marciapiede lungo le mura? Per anni e anni, quattro volte al giorno. Riconoscevo ogni pietra usata nel costruirlo (pietre che credo venissero dalla vicina montagna?) e, da piccola, misuravo attentamente i passi per passare sopra la linea che divideva pietra da pietra, senza toccarla!!>>

Le ho inviato quest’immagine e Cesi mi ha risposto subito rattristata nel vedere le tristi condizioni di quelle pietre così mal ridotte. Pampanone non esiste più, ci hanno costruito degli appartamenti ed è sparito anche il bel cancello di cui lei parla.

Ho incontrato varie persone che, avendo letto nel mio blog la storia della Borghese della Pennsylvania, mi ha fatto domande, e ne volevano sapere di piú. Andando in banca ho incontrato Clara, la moglie d’un suo nipote, che anni addietro era andata a trovare Cesi a Chambersburg e mi ha parlato di lei con tanto affetto ed ammirazione. Un’altra amica, Donatella Zanchi, mi ha detto del suo incontro con la nipote Paola che sta ad Anghiari che le ha parlato di quella eccezionale biblioteca.

Agli inizi degli anni 70 Cesi ha cominciato ad interessarsi di libri antichi e la sua specializazione si è concentrata sulla danza, in particolare quella americana. Quando un paio d’anni fa ha inviato sei casse di libri rari sull’argomento alla Library of Congress non solo ha avuto il ringraziamento ufficiale per la donazione ma ha anche avuto l’onore che è stato creato in suo onore il “fondo Cesi Kellinger”.

Cesi è ancora presente al Borgo ed ora narro due testimoninaze.

Avvocato Mario Baragli.

Cesi Kellinger (Cesira Foni di Pampanone)
Cesi Kellinger (Cesira Foni di Pampanone)

Un pomeriggio sono andato a far visita a Mario, che abita in collina lungo il viale Michelangelo, proprio sotto quella che una volta chiamavano “la Villa del’Once”. L’ho trovato in gran forma, ha un po’ di problemi di locomozione ma per il resto sta benissimo ed è lucidissimo. Lui è piú grande di Cesi, infatti è del ’19. Mario, ancora ventenne, fu il primo sindaco del Borgo nel dopoguerra. Mario non è stato solo un avvocato, ma anche un bravissimo pittore ed acquarellista. Ancora oggi produce moltissimo, ed ogni sabato mattina ha un gruppo di studenti che vengono a prender lezioni d’acquarello da lui.

Essendo un coetaneo gli ho chiesto se si ricordava di Cesira, con lui non ho usato il nome Cesi. L’ho visto incerto, ha detto che credeva di ricordarsi, ma non era sicuro; non era convinto che le sue memorie fossero corrette, che quella che aveva in mente fosse la persona giusta. Abbiamo continuato la conversazione, siamo andati nel suo studio dove mi ha mostrato tanti dei suoi acquerelli, molto belli, produce molti ritratti.

Poi all’improvviso nel mezzo della conversazione s’è fermato e con una gran soddisfazione ha detto sorridendo:

“Cesira Foni di Pampanone! La Cesira! Si, si, me la ricordo, ora me la ricordo! Una gran bella ragazza! Una ragazza in gamba. Era alta, molto bella. So che lei andò via.” 

Cesi, per tutti questi anni Cesi era rimasta nascosta nella sua memoria e poi d’improvviso è tornata a nuova vita. Forse vuol dire che aveva lasciato una buona impressione.

Sergio Nucci.

Sergio è piú giovane di Cesi, infatti è del 1931. É stato lui che m’ha ritrovato, leggendo il mio blog. Il su’ babbo Armando, tragicamente morto in guerra, era stato grande amico del mio, ed a suo tempo pubblicai una foto di loro assieme. Sergio abita a Perugia ed una domenica è venuto a Sansepolcro con la famiglia per riincontrami e per pranzare assieme al Fiorentino. É stato un incontro emozionante: il mi’ babbo era stato il suo padrino di battesimo, ed io non lo sapevo.  Mi ha inoltre detto che il mi’ babbo, quando era ancora scapolone, lo teneva come un figlio e gli faceva sempre bellissimi regali. Durante la nostra conversazione all’improvviso mi ha detto:

“Ho letto anche il tuo ultimo M’Arcordo… e sai che m’arcordo della Cesira di Pampanone? Io me n’arcordo bene.”

“Davvero? Ma come? tu sei piú giovane di lei.”

“Io avevo un cugino, Umberto Nucci più grande di me che abitava in una casa accanto al Castagno e quando andavo a trovarlo lui mi metteva ad una finestra che dava sulla strada, in una posizione d’avvistamento. Ed io rimanevo li fermo ad aspettare che lei passasse e quando compariva da lontano lo chiamavo:

“Umberto, eccola, arriva la Cesira!”

E lui correva alla finestra ad ammirare questa ragazza, alta e bella, che passava, camminando proprio sul quel marciapiede. Di certo Cesi non sapeva d’avere quest’ammiratore segreto. 

Ecco che ancora una volta con la nostra memoria collettiva riusciamo a ricostruire magari anche per solo un breve tempo questo mosaico che sono le nostre vite che si incrociano all’infinito.

Ed ora parliamo di Miss Clay (1875-1968)

Certifificato di morte di Miss Louise Clay (1968)
Certifificato di morte di Miss Louise Clay (1968)

Miss Clay sembrava esser solo Miss Clay, al contrario di tanti che si conoscono solo per nome o soprannome, lei sembrava avere solo il cognome con quello strano “Miss” davanti. Ho scoperto che si chiamava Louisa. Questo maniera di scriver il nome mi sembra strano, forse era semplicemente Louise e l’impiegato del comune di Sansepolcro che redasse il suo certificato di morte lo aveva in parte italianizzato.

Sono ancora diversi quelli che si ricordano di lei, ed alcuni mi hanno raccontato delle lezioni d’inglese prese da lei. Dopo aver letto il mio M’Arcordo… quando mi hanno visto me ne hanno parlato ed infatti è stato proprio uno di questi, Enrico Polcri, che mi ha procurato il suo certificato di morte.

Una domenica pomeriggio sono anche andato con mio cugino Franco Antonelli al cimitero di Castelnovo, lungo la strada che porta a Viamaggio, sperando di trovare la sua tomba, qualcuno mia vavea detto che forse era sepolta li. Abbiamo trovato solo quelle di alcuni della famiglia Collacchioni Cavazza. Forse fu seppellita a Sansepolcro, non l’ho cercata, forse la prossima volta.

Sempre durante questo viaggio sono stato ospite di Paolo Mariucci e Vittoria Paoletti nella loro casa a Perugia. Vittoria si ricordava benissimo di Miss Clay, infatti in quegli anni i Paoletti abitavano in un appartamento nello stesso palazzo Collacchioni. Vittoria ha ritrovato e mi ha inviato questa foto del 1962, un documento interessante, oserei dire storico, che comprova come siano cambiati i tempi. 50 anni fa per una donna era molto alla moda di fumare in pubblico, era la prova della sua emancipazione, una vera vittoria. Era anche la prova d’esser raffinata, sofisticata.

In quest’immagine da sinistra Vittoria Paoletti, Miss Clay al centro con l’immancabile cappellino e sulla destra la professoressa Franceschini, la figlia del professor Gino Franceschini, non mi ricordo il nome.

E tutte e tre soddisfatte con la sigaretta in mano.

Miss Clay al centro, cappellino e sigaretta.
Miss Clay al centro, cappellino e sigaretta.

14 maggio, 2013, Marblehead, MA USA

riedito il 31 maggio, 2013

                                                                          

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