012 Non m’ arcordo…..quando so’ nato, ovvero come son diventato Fausto

Non m’ arcordo…..quando so’ nato, ovvero come son diventato Fausto

 

Non m’ arcordo quando so’ nato; ma me l’ hanno raccontata tante di quelle volte che mi sembra che c’ ero anch’ io.

 

Sono nato verso l’ una di notte del 16 marzo 1941. L’ Italia era giá in guerra da 9 mesi, ma al Borgo ancora non si sentiva troppo, a parte tutti quelli che avevano ricevuto la cartolina ed  eran partiti e le famiglie che trepidavano per loro. Però c’ era  l’ oscuramento: così son nato al buio, come me diceva ‘l mi’ babbo. Sono nato in casa, come era di moda a quei tempi, con il provvidenziale aiuto della Rosina levatrice. A quei tempi si nasceva quasi sempre nel letto matrimoniale, dove i genitori ti avevano concepito e dove spesso morivano. I miei nonni paterni avevano regalato quel letto monumentale al mio babbo, al suo ritorno dalla Libia nel 1925, con l’ augurio che si sposasse presto, ma lui ci mise 12 anni per decidersi. Il letto era stato decorato con degli intagli dall’ allora giovane maestro Medici.

 

Son nato nel palazzo delle Laudi, in comune, in quello che credo oggi sia l’ ufficio del segretario comunale, nella camera da letto dove era morto uno degli ultimi Marini. Tutto quello che scrivo è basato su storie sentite raccontare in famiglia. Ve le dico come le so, se m’ han detto delle bugie, io vi racconto bugie. Arduino Brizzi, ancora adolescente, che viveva in Via Buia dove dava la finestra della nostra cucina, spesso mi raccontava che presto al mattino apprese della mia nascita.

 

A quel tempo il palazzo era ancora proprietá privata di Serse Bartolomei e  ‘l mi’ nonno Barbino (Luigi Braganti) era il suo fattore.  Questi gli aveva concesso di abitarci e non pagava l’ affitto. Il gran salone, oggi usato per il consiglio comunale, faceva parte del nostro appartameno. Quando la nonna Vittoria morì nel gennaio del ‘ 42 fecero un catafalco sul tavolo da biliardo che stava al centro del salone. ‘l Sor Serse e sua moglie, la Signora Sofia (credo fosse una Buitoni, figlia del Sor Gherardo) non stavano molto nel palazzo. Passavano gran parte del tempo nella villa di San Martino, oltre Gragnano e nella casa di Firenze. La signora Sofia odiava lo scampanio del duomo. Mia madre diceva che si metteva dei tappi di cera nelle orecchie, e che una volta han dovuto chiamare il medico per toglierli, s’ erano strutti. Nel palazzo abitava anche la mamma di Serse, l’ anziana Sora Carolina, piccola piccola. A lei le campane non davano fastidio. Forse la Signora Sofia non voleva stare con la suocera. Da uno stretto corridoio, a cui si accedeva da una porticina nascosta, si arrivava ad un terrazzino che dava direttamente nella navata sinistra del duomo, da li la Sora Carolina seguiva la prima messa, senza uscire di casa. 

 

La Sora Carolina aveva avuto due gemelli maschi di primo parto: questo  le dava poteri magici. “Cavava le malie!” come affermava mia madre e la sua specialitá era guarire i sofferenti di sciatica, facendo degli scongiuri e saltando sulla schiena del malato sdraiato per terra. Poi aggiungeva che il sabato mattina, giorno di mercato, la cucina sembrava un ambulatorio, tanti contadini chiedevano di vedere la Sora Carolina, lei avrebbe trovato una soluzione ai loro problemi. Inoltre mi raccontava che quando era incinta di me passava molto tempo con lei. Un giorno chiese a mia madre  di spogliarsi, la volle tutta nuda lì in cucina. Dopo averla fatta camminare ed una attenta analisi della forma del ventre, da tutti i punti di vista, le disse con sicurezza che sarebbe nato un maschio. Quella volta ci azzeccò, in fondo aveva il 50 per cento di probabilita’ d’ aver ragione. Poi c’erano la Cesira, la cuoca e suo marito Riccardo che era l’ uomo tutto fare. Nel palazzo c’ era una gran caldaia a carbone e Riccardo era anche il fuochista. Questa era una delle pochissime case del Borgo con l’ acqua calda. Questo fu un gran salto di qualitá per mia madre; lei veniva da Via San Puccio, da una casa senz’ acqua corrente, si doveva andare a prenderla con la brocca all’ angolo del Crudo (Via Santa Caterina). In giro per casa c’ erano sempre altre ragazzette, figlie di contadini, che venivano a dare una mano. Ancora oggi alla tenera etá di 67 anni, quando incontro per il Borgo la Luigina, spesso mi sento dire: “io t’ ho pulito ‘l culo”. Scusate la disgressione, torniamo indietro.

 

A mia madre la casa non piaceva, a parte l’ acqua calda, era troppo grande ed era fredda, gli alti soffitti rendevano il riscaldamento inefficiente. Così diceva, ma forse la vera ragione era un’ altra: vivere con la suocera. La nonna Vittoria non era una donna semplice. Questa era una Laurenzi e veniva dal Monte Santa Maria. La famiglia una volta stava bene, possidenti e con pretese di signorotti di campagna. Lei era stata a scuola e ci teneva a dire che lei leggeva La Nazione tutti i giorni ed che era ben informata. Suo padre, il mio bisnonno Valentino, era stato bersagliere e con Cialdini alla battaglia di Castefidardo e con Vittorio Emanuele era andato incontro a Garibaldi fino a Teano. Era poi rimasto nell’ esercito ed aveva  partecipato alla campagna di repressione del “Brigantaggio Meridionale”. Fu ferito ad una coscia durante la Terza Guerra d’ Indipendenza. Essendo invalido di guerra, a parte la pensione, gli avevano concesso l’ appalto di sale e tabacchi al Monte. Credo che non lo tenne per molto, in fondo si sentiva troppo signore per fare il bottegaio. Campò fino a 91 anni, gli morirono quattro mogli, la quinta donna si rifiutò di sposarlo, portava male, e si mangiò tutto quello che era rimasto. Ma di tutto questo ne riparleremo ‘n’ altra volta. Volevo solo dire che la nonna Vittoria aveva pretese da gran signora, ed il fatto che abitava, anche se non era il suo, in un palazzo al centro del Borgo, aumentava la sua arroganza. Per lei mio padre non si era sposato alla sua altezza, la mi’ mamma era un’ operaia della Buitoni, veniva da Via San Puccio, almeno fosse stata una maestra come la zia Tecla, la moglie di Angelo, il fratello grande del babbo. In poche parole credo la disprezzasse. Solo alla fine, quando malata di pericardite, scoprì che mia mamma era attenta e buona e che le fu vicina fino alla fine e per questo le fu grata: lasciò a lei gli orecchini d’ oro e corallo ed altri gioielli

 

Ma ritorniamo a quella notte, 16 marzo 1941. Il parto fu semplice e mamma e bambino stavano bene, così confermò ls Rosina levatrice. Mio babbo lavorava alla Buitoni ed entrava con il primo turno, quello delle 5:00. A quel tempo c’ erano tre turni d’ otto ore ciascuno, 7 giorni alla settimana: produzione di guerra.

 

C’ ero un solo problema: il nome. Se fosse nata una bambina i miei genitori erano d’ accordo: sarei stata Laura, niente male, mi sarebbe piaciuto essere Laura. Il problema era il nome per il maschio, ‘l mi’ babbo aveva in mente nomi patriottici che mi avrebbero poi perseguitato per tutta la vita. Immaginate esser chiamato Isonzo, che fa anche rima con stronzo! Così i due erano in una posizione di stallo.

 

Verso le 4:30 uscì dal gran portone sotto le loggie e si incamminò verso lo stablimento camminando nel buio più completo, conosceva la strada a memoria. Sicuramente era tutto fier: era diventato babbo d’ un maschio! Nell’ uscuritá sentiva i passi d’ altra gente che si incamminava verso il Buitoni. Nell’ uscuritá senti una voce:

“Sor Braganti, è lei?”

“Si, so’ io!”

“Alora, è nato?” tutti al Borgo sapevano che la mi’ mamma stava per partorire.

“Si è proprio nato ‘sta notte, è un maschio!”

“Congratulazioni….!!!”

Mio padre si era avvicinato e più dalla voce che dalla fisionomia aveva riconosciuto che l’ interlocutrice era la signora Fausta Menci che andava al lavoro.

 

“Fausta…Fausto?” pensò mio padre “Mi piace, Fausto mi piace!” e cosi ritornò sui suoi passi, a casa. Salì in camera e chiese a mia madre:

“Ti piace Fausto?”

“Si, si mi piace molto!”

E cosi divenni Fausto. Per fortuna ‘l mi’ babbo non incontrò una signora di nome Ermengarda od Adalgisa!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

          25 luglio 1941, la mia prima sortita

 

13 luglio 2008, Marblehead, MA USA

I vostri commenti e correzioni a possibili inesattezze, scherzi della memoria, saranno apprezzati. Assieme possiamo ricostruire questo grande mosaico borghese. Mi raccomando, scrivete!

Fausto Braganti

ftbraganti@ verizon.net

PS: partirò per un viaggio per alcune settimane.

       ‘ncomincerò a arcordarme quand’ artorno.

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