128 M’Arcordo… quando c’era Biturgia, ma poi sono arrivati i piccoli Borghesi che crescono e la spazzarono via

New York è grande. Non c’era bisogno ch’arrivassi io per elargirvi questo dato di fatto, diciamo che mi serve solo per creare atmosfera, addirittura pathos, fa più effetto. Oggi faccio finta d’essere un regista.

Anno: 1972

Scena: un ascensore d’un palazzone all’angolo fra Madison Avenue e la 50th Street a Manhattan. In quell’edificio ci sono gli uffici di due compagnie italiane, a piani differenti, AGIP e Mondadori.

Protagonisti: due ragazze ventenni dai capelli scuri, belle ed eleganti, dopo tutto hanno la responsabilità dell’Italian look. Sono accalcate con tanti altri sconosciuti silenziosi che vanno al lavoro presto al mattino, molti con l’immancabile tazza di carta col caffe lungo, molto lungo. Quella non era la prima volta che s’erano trovate nello stesso ascensore, s’erano appena guardate di sfuggita per non sembrare curiose o invadenti. Quella mattina si son trovate vicine, proprio una di fronte all’altra:

“Ma te sei del Borgo.”

Quella non fu una domanda ma piuttosto un’affermazione, in attesa d’una conferma. E lo erano.

Mica le chiese: “Sei biturgense?”

I Borghesi son girelloni ed io stesso ne sono una prova. Storie di questi incontri fortuiti ne ho sentite tante, come quella mitica di quei due a cavallo che si intravidero da molto lontano ed avvicinandosi scoprirono ch’erano Borghesi. Questa scena e di gran lunga più drammatica di quella nell’ascensore a New York: erano nella sterminata pampas argentina. C’era una storia anche in famiglia, di quando il Benci camionista incrociò il camion dello zio Achille (fratello di mio nonno Barbino) lungo una strada polverosa nell’altipiano abissino. Dettaglio: lo zio non guidava per fortuna, aveva l’autista, un altro del Borgo; lo zio era completamente ubriaco e purtroppo credo che questo succedeva spesso.

 

Questa mattina aprendo Facebook ho letto una frase:

“Piccoli Borghesi crescono”

Propria adesso mentre sto scrivendo, considerando la differenza per il fuso orario, alla Scuola Materna “Centofiori”, c’è la cerimonia dell’inaugurazione d’un’aula speciale di Psicomotricità donata con i fondi raccolti con gli eventi di “veglia che s’arbei”. Confessione: io mica sapevo cosa fosse la psicomotricità, sono andato in Google ed in pochi minuti son diventato un esperto.

Bravi citti!

Ogni M’arcordo… ha una sua ragione, una scintilla, la famosa lampadina che si accende. Questo mi esploso in testa leggendo proprio quel titolo, “Piccoli Borghesi crescono”

Mi piace: ci sono i nuovi Borghesi e questi crescono, magari non saranno tutti proprio come noi, magari ci son quelli con i genitori che vengono da lontano, ma almeno ci son tutte le buone intenzioni di continuare la tradizione. Anche il mi’ babbo era venuto da lontano, San Leo d’Anghiari e prime d’entrare dentro il Borgo era stato 15 anni in quarantena alla Fonte Secca, in fondo al Piazzone. Il Sor Licinio avrebbe detto che non era docche, anche se non conosceva questa parala.

Allora parliamo del Bòrgo e dei Bòrghesi, almeno ‘sta volta, ma solo ‘sta volta, li scrivo con l’accento, speriamo che sia quello giusto.

Un po’ di storia non fa male, ma non troppa, tanto la sapete. Burgus Sancti Sepulcri era il nome originale, troppo lungo e credo che sin dall’inizio nella conversazione fu accorciato a Borgo, parola gotico-tedesca comune con minime varianti in tutte le lingue europee, con lo stesso significato di castrum, cittadella fortificata.

Piero ... del Borgo

Piero … del Borgo

In una delle prime edizioni del “Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori” del Vasari c’è anche “Piero della Franc. Pit. dal Borgo …” Ecco, anche il beneamato Piero in primo luogo veniva dal Borgo, era un Borghese e di questo ne siam tutti fieri.

Certo Sansepolcro è un nome macabro, come spesso diceva il mi’ babbo e forse proprio per questo preferiamo Borgo, anche se noi Borghesi non ci facciamo più caso.

Più d’una volta mi è stato chiesto, parlando con qualcuno che aveva scoperto ch’ero originario di Sansepolcro:

“Ma voi come vi chiamate? Sansepolcrini? Sansepolcristi?” e sempre con un sorriso un po’ beffardo.

“Ma no, noi ci si chiama Biturgensi” la mia è sempre stata risposta un po’ sconsolata, quella di uno che non era soddisfatto di darla.

“Ma si, viene da Biturgia, una vecchie e misteriosa città che doveva essere da quelle parti” e questa ulteriore informazione sempre data senza molta convinzione.

“Fra di noi ci si chiama Borghesi.” E questo sempre detto con fierezza, conscio d’essere parte d’un gruppo particolare.

Ma chi venne in mente la storia di Biturgia? Mi è stato detto, ma forse l’ho letto, è roba dell’ottocento. Alcuni amministratori alla ricerca d’un passato illustre riscoprirono questa mitica città e se ne appropriarono. Certo esser Biturgense era meglio di Sansepolcristi, anche prima che questo termine, per ragioni che non hanno nulla a che fare con il nostro Sansepolcro, acquisisse un significato politico. I Sansepolcristi erano i fondatori dei Fasci di Combattimento, 23 marzo 1919, in un teatro in Piazza San Sepolcro a Milano. Erano la super-aristocrazia del Fascismo.

Anche io in un momento di bisogno, dovendo inventare rapidamente un nuovo nome per l’internet, creai biturgus@gmail.com che si è poi evoluto nel sito www.biturgus.com che è quello di questi miei M’Arcordo…

Lo stemma comunale di Sansepolcro, non ne poteva fare a meno, doveva utilizzare un sarcofago, ed anche se si riferiva a quello di Gesù rimaneva tristemente macabro. Voglio aggiungere quello che mi raccontava il mi’ babbo e di questo non ho alcuna documentazione che possa comprovare il fatto.

Stemma di Sansepolcro

Stemma di Sansepolcro

Negli anni trenta un podestà, a quei tempi non c’era il sindaco, di nome Angiolo Mariucci, decise di cambiare lo stemma ed aggiungere il Cristo risorgente e vittorioso di Piero. E così fu.

Come è ben noto Aldous Huxley definì la Resurrezione “The Best Picture” ma lo fece molto prima che lo stemma fosse modificato, altrimenti avrebbe potuto anche dire “The Best Coat of Arms”.

Diciamo che volenti o nolenti siamo rimasti incastrati con il sepolcro e che, anche se santo, sepolcro rimane, un po’ come Tumbstone, la città in Arizona.

Per molti il termine Borghese può dare adito a malintesi, infatti non molto tempo fa ricevetti una e-mail da un amico americano politicamente di sinistra (left wing liberal) che, dopo aver letto in uno mio scritto in cui mi autodefinivo Borghese, mi chiedeva preoccupato la ragione di quell’affermazione. Si tranquillizzò dopo la mia spiegazione.

Una volta a Roma c’erano i Borghigiani ma credo oggi siano estinti, erano quelli che abitavano nel Borgo, vecchio rione fra San Pietro e Castel Sant’Angelo vittima del Concordato del ’29. Fu spazzato via. La mitica Anghiarina, Evangelista Martini, fu per un certo periodo una Borghigiana e proprio da quelle parti fece un bel po’ di soldi. Quelli veri li fece con la speculazione edilizia, questa rendeva più delle coscie.

Qualcosa, anzi molto, è cambiato. Grazie a tanti nuovi sistemi di comunicazione, ai social media, abbiamo acquisito degli strumenti di comunicazine impensabili solo pochi anni fa. Questo mio scritto, come ho già detto, è nato proprio quando ho scoperto l’encomiabile iniziativa alla Scuola Materna Centofiori e che i piccoli Borghesi crescono. Questo non sarebbe stato possibile senza Facebook. Ho seguito, e son 5.000 chilometri lontano, quasi in diretta, ed il tutto arricchito da immagini, questa l’ho rubata a Silvano Lagrimini e lui ancora non lo sa!

tre piccolo Borghsi

tre piccolo Borghsi

Inoltre, sempre grazie ad alcuni gruppi in Facebook, in particolare “Due chiacchiere fra Borghesi”, voglio aggiungere che abbiamo ritrovato e riaffermato la nostra identità di Borghesi. Il Borgo non esiste, voi siete il Borgo, è la tradizione, la storia, la lingua che vi accomuna che fa Borghesi chi vuole esserlo. Pietro di Mauro venne dal profondo sud nel dopo Guerra, non capiva, lui parlava un’altra lingua. I Borghesi lo accolsero e divenne uno di loro. La Nelly uzbeca è Borghese, perché ha scelto d’esserlo.

Questo voglio dire ai piccoli Borghesi che crescono: questo è un discorso che vale per tutti quelli che amano il proprio prossimo. Vale per quelli di Anghiari e per quelli di Castello, per quelli di Caltagirone e per quelli di Venturina, per quelli di Marblehead e quelli di Tuchan, e così via. Vale anche per tutti quelli che non conosciamo. Vale per tutti quelli che amano e rispettano il proprio prossimo.

I cittini del Centofiori un giorno ricorderanno questo giorno, quando saltavano nella tazza piena di palline, che esperienza! Sono invidioso, io mica ce l’avevano alle Maestre Pie!

Attenti cittini, forse armarrete al Borgo o ferse ve ne andrete lontano, ma questi ricordi vi accumuneranno, vi faranno sentire che appartenete al Borgo. Ma attenti, c’è il lato negativo, possono nascere i pregiudizi, questi non solo sono immorali, ma son pericolosi. Essere fieri della propria tradizione ed identità non vuol dire credersi superiori, d’essere eletti, non vuol dire disprezzare gli altri. Amare e difendere le proprie tradizioni non vuol dire disprezzare e distruggere le altre.

Ed infine voglio aggiungere a quello che disse il sindaco di Firenze nel discorse alla Festa delle Matricole (1975)

Citti … Andate e procreate che il vecchio sistema è sempre il migliore! … e fate tanti Borghesi!”

  

E per finire: smettiamo d’usare Biturgia e biturgense/i. Propongo una multa salata per chi trasgredisce, o meglio la gogna in piazza il giorno di mercato.

 

La foto dello stemma di Sansepolcro  non è mia, ringrazio Ernesto De Matteis per avermela “prestata”.

  

7 novembre, 2014, Marblehead, MA USA                                                                                        

 

ftbraganti@verizon.net

Facebook: Fausto Braganti

Skype:       Biturgus (de rado)

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