44 M’Arcordo… the R.A.F. pilot.

Quando il film Rashômon fu presentato al Festival di Venezia agli inizi degli anni 50 fu accolto con sorpresa e vinse il Leone d’Oro.  La storia, nei suoi tragici dettagli, é in se stessa semplice: un samurai viene ucciso, mentre sta attraversando un bosco con la sua giovane sposa, ma perché? Quattro personaggi  raccontano l’accaduto, ma ognuno lo fa in una maniera diversa. Forse anche il modo di narrare di Kurosawa, con elementi di un linguaggio visivo sconosciuto all’occidente, fu quello che accativó e sorprese quei primi spettatori. Passarono anni prima che io lo vedessi, anche se ne avevo sentito tanto parlare e ne avevo letto critiche e commenti.

La veritá, cos’è la veritá? In Rashômon ci sono molte veritá. Ognuno cerca e trova la “sua” veritá. Meglio: cerca di giustificarla, giustificarla con i fatti e forse per poi usarla per raggiungere i suoi specifici obbiettivi. Marco Travaglio continua questo gioco che dura da sempre e nella sostanza immutato, e ci ripropone l’eterna distinzione: separare i fatti dalle opinioni. Il problema rimane: i fatti stessi sono peró visti da prospettive differenti ed ognuno di noi, anche in totale buonafede,  corre il rischio di formulere le proprie opinioni credendo, o meglio illudendosi, d’aver trovato la veritá nei fatti, solo nei fatti.

Semplifichiamo il tutto. Io farò come ‘l mi’ babbo, e lui diceva:

“Io ve l’arconto come me l’han detta. Se m’han detto ‘na bugia io v’ardico ‘na bugia.” 

Tutto questo preambolo perchè ‘sto “M’Arcordo” è la storia d’un pilota inglese che passò dalle nostre parti nell’estate del ’44, ed é stata raccontata e scitta in diverse versioni.

Parafrasando Travaglio io vi presento i “miei” fatti, ma poi mi difendo con l’aiuto del mi’ babbo: se quell’ufficiale inglese m’ha detto ‘na bucia, io v’arconto ‘na bugia.

Oh citti, questa è come la so io.

 

All’inizio di giugno del 1972 mi trovavo al Borgo in visita a mia madre.

Una sera ricevetti una telefonata da parte di Luigi Batti, che aveva saputo ch’ero arrivato. Lo conoscevo molto bene sia per ragioni di vecchia amicizia di famiglia, ma sopratutto per il fatto che anch’io ero un balestriere e lui era uno dei più vecchi. Assieme avevamo fatto viaggi che allora mi sembrarono epici. Una sera in un albergo ad Avignone condividemmo un monumentale letto matrimoniale. M’arcordo le risate quando fummo alle prese con i cuscini tondi a salsiccia. Ricordo anche che il portiere di quell’albergo ci disse che conosceva delle ragazze che sarebbero potute venire a trovarci per un paio di scarpe. Ed il Batti, uomo di mondo, con un suo modo distinto ed allo stesso tempo beffardo, faceva domande da sprovveduto campagnolo: voleva sapere che tipo di scarpe le ragazze avrebbero voluto e quanto costavano ed infine se c’era un negozio di calsatute nel vicinato. Alla fine concluse, e gli dispiaceva, che non era possibile aiutare queste povere ragazze scalze, noi al mattino saremmo partiti presto, di certo prima dell’apertura dei negozi. Ed io stavo a guardare ed ascoltare e non ricordo la faccia del portire. Gigi Batti ne aveva storie da raccontare, aveva fatto tutta la Prima Guerra Mondiale ed era anche stato con D’Annunzio a Fiume.

Torniamo a noi, io trovo sempre il modo di divagare, scusate!

Quando mi telefonó mi chiese se avessi impegni per la domenica successiva ed alla mia risposta negativa, mi invitò a pranzo alla “Balestra”. Mi disse solo che era arrivato in visita un suo vecchio amico inglese e che aveva bisogno d’aiuto per tradurre. Accettai l’invito, che aveva esteso anche a mia madre. C’incontrammo davanti al Caffè delle Stanze, di cui era il gestore. Da li, dopo la foto d’obbligo, ci avviammo verso la Balestra. La signora Elvira, moglie di Luigi, si era unita a noi.

E fu cosi che conobbi il pilota della Royal Air Force. Non era inglese, ma Sud Africano, alto, magro dai capelli biondi. Ho ritrovato il suo bigliettino da visita L.H. Brown, ma tutti lo chiamvano Hinton. E questa è la storia che ci raccontò e come me l’acordo. Spero di non fare omissioni e di aggiungere incorrettezze.

Nell’ estate del ’44 Hinton aveva circa 20 anni Dal Sud Africa era andato in Inghilterra dove aveva avuto il suo addestramento per divenire pilota della RAF , credo dello Spitfire.  Nel luglio del ’44 partì per la sua prima missione di guerra: l’ obbiettivo era quello di fare una ricognizione notturna su Rimini e la costa adriatica.

Fausto Braganti, Luigi Batti, L.H. Brown (Hinton) ed Elvira Batti - Ionio fa capolino
Davanti al Caffe delle Stanze: Fausto Braganti, Luigi Batti, L.H. Brown (Hinton) ed Elvira Batti – Ionio fa capolino

 

Volando sopra la Marecchia, fu intercettato e colpito dalla contraerea tedesca. Fece in tempo a saltare con il paracadute prima che il suo aereo si frantumasse sul letto secco e sassoso del fiume. Hinton, nella notte di luna piena, scese lentamente in bella vista dei soldati tedeschi sulla riva del fiume. Si storse un piede nel cadere. Nonostente il forte dolore riuscì a trascinarsi fino alla sponda e noscondersi fra i cespogli. Rimase li per un bel po’ mentre sentiva delle pattuglie tedesche che affannosamente lo cercavano. Fu soccorso da una famiglia di contadini che lo nascosero in un capanno. Non ricordo i dettagli di quanto rimase li. Dopo alcuni giorni fu portato in un altro casolare piu’ alto nell’Appennino.

Li incontrò un altro inglese, che era fuggito da un campo di concentrameto. Questo, essendo giá in Italia da un certo tempo, parlava un po’ d’italiano. Dopo alcuni giorni, e la sua caviglia era migliorata, i due inglesi decisero di lasciare il nascondiglio e di avviarsi verso sud con l’obbiettivo di riunirsi alle truppe alleate che stavano lentamente risalendo la penisola verso nord. Varia gente si era prestata ad aiutarli e a dar loro cibo e vestiti civili.  Era estate ed il tempo bello permise loro di risalire l’Appennino. Stando lontani dalle strade fu un percorso abbastanza facile. Salirano da dietro l’Alpe della Luna verso la nostra valle. Mentre traversavano dei campi videro un contadino dai capelli rossi che stava falciando. Si avvicinarono per chiedere informazioni. Quello che parlava italiano cominciò a fare domande. Il contadino fece solo suoni gutturali come se fosse sordo muto. Allora Hinton disse all’altro in inglese “Andiamo, non vedi che e’ sordomuto.” Al che il contadino dai capelli rossi ritrovò subito la favella e chiese loro in inglese “Ma voi chi siete?”

Grandi abbracci di sollievo da tutte le parti. Era un soldato scozzese, anche lui scappato da un campo ed aiutava nei campi i contadini che lo avavano ospitato e gli davano da mangiare. Anche questo si unì al gruppo per cercare di passare il fronte.

Cosi il terzetto scrinò e scese dalle parti di Germagnano. Fu li che incontrarono il Batti, che con altra gente era sfollato da quelle parti. Con gran rischio personale li aiutò ad organizzare il passaggio del fronte. Con l’aiuto d’un giovane (non ricordo chi fosse) che fece loro da guida, una mattina afossisima d’agosto scesero lungo il letto dell’Afra fino a raggiungere il Tevere e da li continuarono fino ad campo inglese, che credo fosse sulle colline dopo Pistrino (ma non son sicuro). Non credo che lo stesso Hinton se lo ricordasse.

I tre erano assetati ed affamati,  entrarono nella tenda della mensa ufficiali, ma furono bloccati all’ingresso. Dopo aver stabilito chi erano, diedero il permesso d’entrare solo ad Hinton, essendo gli altri due dei soldati semplici. Hinton si arrabbiò moltissimo e con gli altri due si avviò verso la mensa della truppa.

Gli alleati avevano disperato bisogno di piloti e fu rapidamente reintegrato in servizio attivo e ci roccontò d’un suo volo a bassa quota sulle colline dove si trovava il Batti (sempre dalle parti di Germagnano) e di aver lanciato un pacco viveri e sigarette.

Nota finale:

Nel 1972, quando l’incontrai, Hinton si trovava in Italia in una missione ufficiale della RAF. L’associazione dei reduci, che erano stati aiutati durante la guerra, aveva stanziato un fondo per sovvenzionare delle borse di studio per i discendenti di quelli che avevano aiutato i fuggiaschi durante la guerra. Quel giorno ci disse di come si sentiva triste e scioccato. Solo pochi giorni prima, andando a cercare la prima famiglia, quella che lo aveva aiutato a tirarlo fuori dalla Marecchia, aveva scoperto che uno di loro, assieme ad un prete, era stato fucilato dai tedeschi, dopo che questi avevano capito del suo coinvolgimento nel nascondere ed aiutare il pilota.

Naturalmente il Batti non aveva bisogno di nessuan borsa di studio, ed Hinton non fu capace neppure d’offrire il pranzo, il Batti non lo permise, lui era a casa nostra ed era sempre il nostro ospite.

 

9 febbraio  2009, Marblehead, MA USA

             

I  vostri commenti e correzioni a possibili inesattezze, scherzi della memoria, saranno apprezzati. Assieme possiamo ricostruire questo grande mosaico borghese. Mi raccomando, scrivete!

 

Fausto Braganti      

 

ftbraganti@verizon.net

Facebook: Fausto Braganti

Skype:       Biturgus (de rado)

 

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