118 M’Arcordo… quando il sabato facivo il bagno ’n cucina.

Ma allora è vero che ‘na volta eravamo dei gran sudicioni?

Non era mica facile lavasse con l’acqua fredda! E poi ce n’era anche poca e le brocche da carreggiare in casa dal pozzo o dalla fonte eran pesanti. Diciamo solo che ci se lavava di meno, ma già avevamo fatto dei progressi considerevoli rispetto ad un passato non molto lontano.

Come al solito il mio m’arcordo si riferisce al dopo guerra, quando ancora c’era gente che non aveva mai visto una doccia. Credo che nessuno dei miei quattro nonni abbia mai fatto una doccia. E i vostri?

E poi molto dipendeva dalla famiglia, a quale livello economico fossero ed a che  punto erano arrivati nell’evoluzioni dei costumi. Ricordate il film di Scola “Brutti, sporchi e cattivi”? I più miserabili erano necessariamente sporchi e maleodoranti. L’acqua ed il sapone erano un lusso.

Mah, giudicate voi.

Il discorso potrebbe esser complesso con delle radici e tradizione antiche e profonde di costume ed c’era stato anche un aspetto religioso da non sottovalutare. Gli antichi romani avevan costruito non solo strade, templi, archi ed anfiteatri ma anche terme e latrine. Non avevano il sapone ma se lavavano lo stesso, certo strofinasse con la pomice non doveva esser mica tanto piacevole.

Poi arrivarono i cristiani e le terme andarono in rovina. I nuovi dettami eran molto diversi da quelli precedenti; il lavarsi era un atto di vanità che avrebbe portato in tentazione, al peccato ed alla dannazione eterna.

Credo che fu San Benedetto quello che predicava che non ci si dovava lavare, specialmente i giovani, c’era il rischio che scoprissero certe parti del loro corpo! Poi l’esempio di San Francesco non fu da meno, per lui era una forma di penitenza, ed era una penitenza anche per chi gli si avvicinava.  Si doveva mortificare il corpo, veicolo di peccato. In fondo era più facile non lavarsi che metterrsi il cilicio. E di esempi ce ne son poi così tanti.

bagni pubblici medievali

bagni pubblici medievali

A conferma del bisogno di questa rigida moralità medioevale c’era il bisogno di evindenziare il peccato, la dannazione che derivava dal frequentare certi luoghi di perdizione come i cosidetti “bagni pubblici”. Questi eran  centri di incontri dissoluti e debosciati, dove l’intento di lavarsi era del tutto secondario. I padri della chiesa scagliarono i loro anatemi contro queste tinozze peccaminose. Nell’immagine miniata con le coppiete che si trastullano a vicenda notate le scarpe appuntite del menestrello, moda che fece furore nel XIV secolo, altro simbolo di tempi corrotti e decadenti. Ci furono editti e condanne di autorità religiose e civili contro una tale moda, simbolo della più radicata vanitosa immoralità.

Un amica americana (irlandese), che era stata novizia in un convento cattolico negli anni sessanta mi raccontò che quando faceva la doccia doveva indossare una lunga camicia da notte, sotto l’occhio severo d’una vecchia monaca, che attentamente controllava che non si indugiasse troppo nel lavare certe parti. Non divenne mai monaca e smise d’andare in chiesa, ma le ragioni credo furono ben altre.

E dopo questo lungo preambolo, con tutto il peso storico alle mie spalle, sono arrivato io che mi dovevo fare un bagno alla settimana. La mia esperienza è del tutto personale, ma non credo che sia molto differente da quella vissuta da tanti dei miei coetanei.

Per la mia famiglia c’era stata un involuzione: nel 1942 c’eravamo trasferiti da una casa con riscaldamento in alcune stanze ed una vera stanza da bagno con lavandino, vasca e caldaia per riscaldare l’acqua e con la toilette con lo sciacquone ad una con il licite col tappo e nient’altro. C’era l’acquaio in cucina col rubinetto per l’acqua fredda corrente e questo poteva esser considerato già come un progresso.

Il rituale era semplice ed il giorno e l’ora erano prestabiliti: tutti i sabati pomeriggio, almeno due ore dopo aver mangiato. Era un po’ come

tinozza smaltata

tinozza smaltata

andare alla messa delle nove ‘n domo la domenica mattina. La mamma metteva sopra la stufa un gran pantolone d’acqua e mentre questa si riscaldava tirava fuori da uno stanzino una gran bacinella bianca smaltata. Prendeva la saponetta profumata messa da parte per quest’occasione e non quel sapone giallo dall’odore forte con cui  si lavavano i panni. Con la mano si assicurava che la temperatura dell’acqua fosse giusta e poi mi invitava ad entrare nella “vasca da bagno”. Dapprima rimanevo in piedi al centro del bacile e lei mi insaponava e poi alla fine mi invitava a sedermi e rimanevo un po’ fin quando  l’acqua si raffreddasse ed allora era arrivato il momento di sortire: un cittino bello, pulito e profumato di saponetta. Allora di nuovo in piedi la mamma mi involtava nell’asciugamano bianco, uno di quelli di tela ruvida, e mi strofinava forte forte. In tutta questa operazione il lavaggio dei capelli non era incluso.

I capelli si lavavan molto più di rado e questa, almeno per me era un’operazione del tutto separata. In fondo era un po’ inutile, considerando che poi ancora si usava tanta brillantina, la più famosa quella Linetti solida, mi pare venisse in una scatoletta di latta rettangolare. I poteri miracolosi di quell’ingrediente con cui ci si impomatavi la testa eran pubblicizzati un po’ ovunque. Il giorno dello shampoo doveva esser bello assolato, infatti c’era il problema dei capelli bagnati, non avevamo il fon. Rimanere con i capelli bagnati presentava dei terribili rischi alla salute, ci si poteva facilmente ammalare, un po’ come con la temutissima corrente. Non m’arcordo ma forse nei mesi invernali non ci si pensava proprio a lavarsi i capelli. La mamma prendeva una catinella piena d’acqua calda, e ci gettava il contenuto d’una bustina blu (ma forse era verde?), era uno shampoo in polvere (della Manetti & Roberts?). Mi strofinava la testa forte forte, ed io sempre con gli occhi chiusi, poi la frizione con quell’asciugamano ruvido ed infine mi dovevo mettere alla finestra di cucina cosi il raggi del sole m’avrebbero asciugato rapidamente, riscaldandomi.

E il resto della famiglia? Di questo non son completamente sicuro, penso che ognuno avesse i propri rituali, ma la cucina rimaneva la principale stanza delle abluzioni. Diciamo che si faceva a turno, ma di nuovo eran sempre limitate al sabato e alla domenica mattina.  Penso che verso i dieci anni cominciai a lavermi da solo senza l’assistenza della mamma, ero diventato grande.

bidet

bidet

In quello stanzino del bacile c’era anche una strana catinella, questa non era tonda ed aveva quattro gambe ed aveva anche un suo strano nome, quello era il bidet, ma era una cosa per donne, ed sin da quand’ero piccolo avevo capito che l’usava solo la mamma, ma quando e perche’ ? Mistero!

L’unica altra donna che bazzicava per casa era la nonna ed anche se veniva tutti i giorni e mangiava con noi, lei abitava in un altro posto in via San Puccio, dove non c’era l’acqua corrente, doveva andarla a prendere con la brocca alla fonte. Allora quando si lavava veniva a farlo nella nostra cucina. Della nonna ricordo i capelli, sciolti, bianchi e lunghi fino al sedere. E lei spesso mi ricordava con una certa maliconia che una volta erano stati rossi, rossi come il foco.

In camera da letto i miei avevano un lavabo smaltato molto complicato, con gran specchiera, la catinella che dopo l’uso si ribaltava e l’acqua sporca cadeva in un gran contenitore che stava sotto, naturalmente c’era la brocca e anche dei cassettini per utensili vari per farsi belli. Un vero marchingegno, un vero peccato che fu buttato via.

Il lavabo in camera del nonno era molto piu semplice e tradizionale. m’arcordo le sue abluzioni

lavabo

lavabo

mattutine del viso e delle mani con l’acqua freddissima. Una volta me ne riportai uno dall’Italia, e l’uso ancora per tenerci un vaso di fiori.

I capelli della mamma erano speciali: lei regolarmente andava dalla Rosina parrucchiera, angolo Via della Castellina con Pettorotondo, per “farsi” i capelli. Ma che buffe tutte quelle donne in fila sotto quelle cappe asciugapelli. M’arcordo l’odore. C’era anche un marchingegno complicatissimo con tanti fili elettrici e delle specie di bobine per fare la permanente. Ma che sarà stata la permanente?

C’era una variazione al bagno nella bacinella, ma solo d’estate e quando era proprio caldo e s’andava a stare alla Pieve Vecchia, dai nostri parenti Antonelli. Allora potevo fare il bagno nella pozza accanto alla casa, quella dove lavavano anche i panni. Li mi divertivo, spesso facevo il bagno con le anatre, mi domando cosa avran pensato del sapone nell’acqua. Anni prima proprio in quella pozza avevo visto degli uomini nudi e scuri con gran barbe nere e capelli lunghissimi che si lavavano. Erano Sikhs dell’esercito inglese.

D’estate s’andava al mare, sempre da qualche parte fra Rimini e Riccione e li sulla spiaggia per la prima volta vidi una doccia, ecco: l’acqua ti casca in testa è come se piovesse.

Ma anche a Sansepolcro ci fu una grande novità, costruirono i Bagni Pubblici, all’angolo di via degli Aggiunti e via Luca Pacioli, e credo che fu proprio prima della guerra. Non vi posso di molto in proposito, non credo d’esserci mai entrato eccetto che nell’atrio. So di certo che non avevano niente in comune con quelli medioevali, con tinozze e tavoli per mangiare. Non ho mai visto alcun menestrello dalle scarpe a punta che sortiva da li.

Poi d’improvviso tutto cambiò, almeno per noi, come per tanti altri.

Andammo ad abitare in un appartamento tutto nuovo: stanza da bagno, acqua calda, gabinetto con lo sciacquone, con la vasca, doccia telefono ed anche il bidet con lo zampillo al centro, un’incredibile modernizzazione che sollazzava! Di certo quelle monache attente non l’avrebbero permessa.

Per un bel po’ fare il bagno rimase limitato al sabato pomeriggio o alla domenica mattina: una tradizione così antica ci mise un bel po’ di tempo a morire.

  

PS: Per molti non fu facile adattarsi alle nuove comodità. All’università lessi in un libro di sociologia di quando furono consegnate le nuove case a delle famiglie contadine del profondo sud. Povera gente che aveva sofferto la sete, la siccità per secoli trovava inammissibile sprecare l’acqua tirando lo sciacquane. La tazza, con una retina nel fondo, era perfetta per lavare le olive, e quando c’era bisogno si continuò ad andava per i campi, dietro le siepi come avevan fatto da sempre. La vasca da bagno piena di terra era perfetta per fare da semenzaio.

PPS: Furono i crociati quelli che riportarono il sapone in Europa, Aleppo ancora oggi, a parte la tragica guerra di questi giorni, rimane il centro del sapone tradizionale. Marsiglia, il porto di tanti crociati, divenne il centro della produzione di questo nuovo prodotto. E non per caso ncora oggi si può comprare il sapone di Marsiglia. Nonostante questo i progressi furono lenti e ci furono degli storici sudicioni, non ho resistito la tentazione di elencarni alcuni, di quelli che non facevano il bagno il sabato pomeriggio:

Isabella di Castiglia, quella che diede il nome al colore “bianco isabella” che poi non è bianco proprio per niente. Si narra che fece uno storico bagno prima di sposarsi, fortunato Ferdinando d’Aragona.

Luigi XIV, il Re Sole non splendeva per la sua pulizia, si dice che una volta  fu forzato a farsi un bagno, ma chi osò tanto? Fece costruire la reggia di Versailles, centinaia di stanze ed appartamenti senza gabinetti e bagni, non erano necessari.

Gian Gastone, l’ultimo dei Medici uno de casa nostra, va annoverato. Si chiuse nella sua camera da letto in palazzo Pitti per anni. Si dice che il fetore che emanava raggiunse epici effluvi, i poveri cortigiani invano cercorano di riempire la reggia di mazzi di fiori che raccoglievano nel Giardino di Boboli.

Napoleone, per finere, ma sotto un altro punto di vista: ma sarà poi vero che scrisse una lettera invitando Josephine “ti prego non ti lavare, dovrei essere a casa domani sera.”? Anche se son tanti che lo danno per vero non son mai riuscito a trovare il documento originale.

Accontetiamoci, la lista è lunga e poi potrei offendere qualcuno.

 

In un altro M’Arcordo… ho arcontato de quando s’andava al licite.

 https://biturgus.com/2008/09/08/15-m%E2%80%99arcordo%E2%80%A6-quando-s%E2%80%99andava-al-licite/

  

25 gennaio, 2014, Marblehead, MA USA

ftbraganti@verizon.net

Facebook: Fausto Braganti

Skype: Biturgus (de rado)

 

2 Risposte to “118 M’Arcordo… quando il sabato facivo il bagno ’n cucina.”

  1. giuliana casi Says:

    anche mia mamma, Fausto andava dalla Rosina parrucchiera e ogni tanto, ci portava anche me .Circa il rituale del bagno del sabato, credo che sia comune a molte famiglie e di questo oltre il sapone di Marsiglia, ricordo altri due particolari; il borotalco Manetti e Roberts e la maglia di lana di pecora che ci mettevano da bambini dopo il bagno, che ci costringeva a grattarci per ore, Gli adulti usavano un altro borotalco che si chiamava” Felce Azzurra Palmieri”, non ho mai capito il perché di questa differenza.

  2. giovanni Dionisi Says:

    Caro Fausto era proprio così! A parte la esatta digressione storica circa la civiltà dei romani e l’inciviltà delle religione il rituale del bagno, che io facevo la domenica mattina, era proprio quello descritto. La stanza da bagno raccoglieve soltanto il lavandino e il water e d’inverno era fredda, quindi, bagno in cucina, vicino alla cucina economica, strumento domestico mai troppo lodato.
    Su quella si mettevano tre o quattro pentole con l’acqua da scaldare che sarebbe poi stata versata nel semicupo di alluminio credo, un misto fra una grande tinozza ed una poltrona, sul cui schienale, molto alto, appogiavi la testa e ti facevi versare l’acqua con un piacevole effetto scivolo della testa fin lungo la schiena, togliendo così il sapone di cui ti eri cosparso. Fin che eri un bambino nel semicupo ci stavi tutto, ma crescendo, e gli adulti dovevano stare con le gambe di fuori per permettere al busto ed alla schiena di entrare completamento dentro l’acqua e beneficiare dell’effetto schienale. Quanto al sapone era una saponetta magari comprata dalla Nadia, famosa profumeria del Borgo, ed a tal proposito, in quanto a saponette voglio dirti che con il sapone di Aleppo, che tu hai citato, e che ho scoperto qualche anno fa, mi ci lavo dalla testa ai piedi e ci faccio anche la barba, perché soprattutto nella versione con tanto olio di alloro pulisce lasciando la pelle liscia e morbida, avendo anche discrete funzioni medicamentose per la pelle. Di tutti questi bellissimi ricordi, quando il mondo correva di meno, ma notava di più, solo uno mi turba ancora un po’, quando nel ’48, proprio durante la preparazione del bagno, la pentola sulla cucina economica cominciò a tremare e dopo che la mia mamma vide che era inutile fermarla senza dire nulla mi avvolse seminudo nell’asciugamano e corse verso le scale per uscire dal palazzo in via Luca Pacioli dove abitavamo, una scena indimenticabile per un bambino che vedeva il pavimento di casa come ondeggiare. Da allora in poi tutti gli altri terremoti sentiti mi sono sembrati una bazzecola. Però questi ricordi non sono una bazzecola sono come le cronache di poveri amanti, testimoni di un tempo in cui eravamo più poveri, ma forse anche più felici.
    Ciao
    Giovanni

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