132 M’Arcordo… quando ero mafioso.

Alitalia Boeing 747-

Alitalia Boeing 747-

“The mafia express has landed.”

Queste sono state le parole che il commentatore televisivo ha finalmente pronunciato, scandendole lentamente, dopo una lunga ripresa in cui si vedeva un B747 Alitalia che si avvicinava alla pista lentamente, per un tempo che sembrava senza fine, prima avevamo sentito solo il rumore dell’aereo che si avvicinava. Volevano creare suspense e ci riuscirono. Quello era l’inizio d’un segmento del programma molto seguito “60 minutes” (CBS, ogni domenica sera, da sempre) in cui si mettevano in evidenza gli stretti legami fra la mafia americana, in particolare quella di New York e New Jersey, e quella siciliana in particolare di Palermo.

Era una domenica sera dell’estate del 1982, a quel tempo ero responsabile dell’ufficio Alitalia di Washington DC.

Quella era una delle nostre aeromobili (a quei tempi fra di noi si usava ancora quel termine) che, partita da JFK a New York, era atterrata all’aeroporto di Punta Raisi a Palermo. Per un breve periodo ci fu un volo non stop JFKPMO.

Mi pare ovvio che noi dell’Alitalia, in particolare quelli che come me lavoravano negli Stati Uniti, non fummo contenti di questa facile battuta. Ancora una volta eravamo bollati come “mafiosi”, in fondo noi eravamo complici. Il gran pubblico americano poteva facilmente immaginare che la mafia fosse anche proprietaria d’una linea aerea. Perché no?

Quando il mattino dopo sono arrivato in ufficio già tutti parlavano del “fattaccio”, Avremmo dovuto incassare un’altra secchiata di lordura. Il primo a telefonarmi fu un amico giornalista, corrispondente a Washington d’un quotidiano italiano, che mi assicurò che avrebbe subito scritto un articolo in proposito, denunciando la faciloneria dei media americani, sempre alla ricerca d’una facile battuta non solo infondata, ma soprattutto falsa.

Ci sono i fatti e ci sono le opinioni.

Diciamo che il discorso è lungo e complesso, cercherò per quanto mi sia possibile di evitarlo perché poi tanto alla fine ognuno, includendo me stesso, rimane della

Il Mafioso

Il Mafioso

propria “opinione”, una blanda maniera per non usare il termine “pregiudizio”. Lo affermava anche Giulio Cesare, quindi il problema è antico.

Diciamo che il gran pubblico americano non conosce la geografia (un fatto) ed in questo caso fra Sicilia ed Italia non c’è gran differenza. Ecco, io stesso sto esprimendo un’opinione, ma forse è solo un mio pregiudizio: gli americani, nella stragrande maggioranza, sono una massa di ignoranti.

Ricordo che una volta durante una nostra riunione ci fu un gran capo venuto da Roma, che iniziò il suo intervento affermando che noi tutti prima di essere Alitalia, eravamo l’Italia, e per questo eravamo fortunati, pochi altri avevano il vantaggio di vendere una destinazione turistica così agognata da sempre e da tutti. Quella è l’Italia ma poi ci sono gli italiani ed il discorso si complica e saremmo stati sempre e solo italiani con gli aspetti negativi d’esser tali. Non c’era molto che potessimo fare per cambiare percezione negative ed infondate che altri avevano su di noi. Per esempio noi saremmo stati sempre in ritardo anche se certe statistiche (almeno a quei tempi) dimostravano che la nostra puntualità era superiore a quella della Lufthansa. Noi saremmo sempre rimasti lo stereotipo dei ritardatari, se fossimo stati puntuali era solo un’eccezione. E pensare che se io arrivo con un minuto di ritardo mi sento tutto ansioso. Assurdo.

Ma anche noi, ed io per primo, non ci salviamo: sempre pronti ad inscatolare gli altri, consolandosi, nella migliore delle ipotesi, che sia una forma di difesa, di non farsi trovare impreparati.

Non ricordo come andò a finire la storia del “mafia express”. Di certo ci furono delle proteste ufficiali, e non so se ci furono risposte di cui poi nessuno prese nota. Poco dopo il volo per Palermo fu soppresso, ma non per quelle insinuazioni. Diciamo che c’era un problema “tecnico” lungo da spiegare e di certo noioso, in poche parole c’era stata un’interpretazione non ortodossa degli accordi bilaterali di volo (USA-Italia) da parte nostra.

Circa 20 anni prima Antonio Badalamenti (puta caso: Alberto Sordi) mafioso occasionale, aveva fatto il viaggio al contrario. Lui era partito da Palermo per andare a compiere la sua missione a New York. Non ho visto il film da tanti anni, e non son sicuro in quale linea aerea fu messo il “suo” contenitore.

Il film ebbe un certo successo anche da questa parte dell’oceano, alla fine degli anni novanta una nuova copia restaurata ricomparve in circolazione, di certo a New York.

Ed io e la mafia?

Posso dire ben poco a parte quello che ho letto nei giornali od ho seguito alla radio o in televisione. Diciamo che c’ero vicino ed intendo solo in senso geografico. Sei anni fra New York e New Jersey direi che rendevano la vicinanza inevitabile.

Un agente di viaggio indiano aveva accumulato un certo debito con dei biglietti non rendicontati, mi pare circa $6.000. Il mio rappresentante era andato varie volte a trovarlo per sollecitare il pagamento senza successo, avevo provato a telefonagli ma non mi aveva mai risposto, aveva ignorato anche vari messaggi lasciati in segreteria. Un giorno il mio rappresentate mi informò che causalmente aveva parlato di questo debito con un suo “amico”. Riconobbi il nome e non fui contento della sua iniziativa, anche se ormai era tardi. Una mattina presto, forse proprio il giorno dopo, mi comparve davanti l’agente indiano, non era stato annunciato. Con gesto repentino poggiò una busta sulla mia scrivania:

“Ecco il soldi!” e subito se andò ed uscendo quasi di corsa “Mica c’era bisogno…”

Nella busta c’erano i $6.000 e non l’ho mai più rivisto.

Non mi ci volle molto a capire cosa era successo: aveva ricevuto una visita.

Di storie ce ne sarebbero altre, come quella della mia cena d’addio agli amici del New Jersey, ma lasciamole per quando ci ritroviamo a veglia.

 

Un altro episodio, definiamolo educativo a proposito di opinioni e pregiudizi, fu una conversazione che ebbi con un manager della Lufthansa. Nelle varie città in cui ho lavorato ho sempre trovato un’associazione di dirigenti delle varie linee aeree e regolarmente ci incontravamo una volta al mese per pranzo. Di solito finiva che noi europei ci sedevamo sempre assieme. Divenni amico col tedesco. Questi parlava l’italiano perfettamente, con un chiaro accento romanesco, aveva lavorato come caposcalo LH a Fiumicino per quasi dieci anni. Roma gli mancava ed anche parecchio, quelli erano stati gli anni migliori della sua vita. Alla fine di uno di questi pranzi rimanemmo soli al tavolo, gli altri se n’erano andati e noi continuammo a parlare. Era contento di stare con me cosi si poteva sfogare a parlare in italiano, non lo voleva dimenticare. In quell’occasione mi fece una specie di confessione, non ricordo le parole esatte, ma cerco di ricostruirne il senso, il contenuto della sua affermazione.

Interessante pensai e soprattutto inaspettata.

“Fausto sei fortunato, tu sei un italiano. È più facile essere italiano. Sei libero d’essere te stesso. Esser tedesco è difficile, duro, tutti si aspettano tutto da te, devi essere puntuale, organizzato, meccanico, non puoi sbagliare.” Continuò per un po’ su questo tono fin quando sconsolato, parlò anche di differenze religiose, cattolici e luterani. “E poi anche se non te lo dicono in faccia pensano sempre una cosa, uno stigma per tutti noi. Specie se ti trovi in una posizione di comando appena dai una direttiva che magari non piace a tutti, sai chi sei? Sei un nazista. Si tutti i tedeschi sono nazisti. Non c’è scampo, tragico. E pensare che un cugino di mio padre, comunista, fu fra in primi ad essere spedito a Dachau. Non tornò a casa.”

Ecco anche lui doveva vivere con il peso dello suo stereotipo, aveva ragione lui era più facile essere italiano.

Pirandello avrebbe potuto scrivere: “Il mafioso a pranzo col nazista”

 IMG_0103

E di quegli anni che mi rimane? Un ombrello! Tanya l’ha ritrovato in soffitta la settimana scorsa.

Quelli erano gli anni della prima Alitalia, siamo arrivati alla terza. Ma che se contano come le repubbliche?

 

 

 

 

 

1 aprile 2015, Marblehead, MA USA                                                                              

ftbraganti@verizon.net

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