144 M’Arcordo… de quando se facivano i ciccioli

Dopo tutti questi ultimi giorni pieni di tensione penso che sia meglio cambiare argomento, parliamo di cose serie, direi che è l’ora di parlare di ciccioli che, come diceva il mio amico Paolo Massi, “son tanto boni.”

1942 la soddisfazione d'avere un maiale

1942 la soddisfazione d’avere un maiale

Cominciamo dall’inizio, lo so che sembra ovvio ma non mi dispiace ripeterlo, per fare i ciccioli ci vuole il maiale. E nel 1942, quando c’era chi moriva nel deserto della Libia e chi nella steppa russa, avere un maiale dalle parti di Porta Romana a Sansepolcro era un tesoro e la gioia della famiglia, la soddisfazione del nonno che già sapeva come sarebbe andata finire, sono evidenti. Loro commemorarono l’evento con una fotografia. Poi la vera festa di certo avvenne la sera stessa della macellazione, la spaccatura, con la tradizionale cena del maiale.

Non parliamo del coratoio, una specie di  cavatappi, usato per ammazzare l’animale, non andiamo nei dettagli, orribile!

Una frase che ho spesso sentito ripetere, era quella che del maiale si buttano via solo le unghie, il resto è tutto buono, solo che certe parti non durano. Non si deve perder tempo, il problema del dover buttar via qualche cosa non sussiste, si mangia tutto, anche il sangue. Bono il migliaccio! 

Noi il maiale in casa non ce l’avevamo. Diciamo che non era un animale domestico facile da gestire; anche se uno avesse avuto l’orto o un fondo poi c’erano i vicini che si sarebbero di certo lamentato, forse anche per invidia. Il rellino non emanava un buon odore e poi ci sarebbe voluto un po’ di spazio per la stroscia, il maiale ha bisogno di spazio per rotolarsi ed infangarsi. Poi c’era il trogolo per mangiare dove finivano tutti i possibili avanzi, lui è come una macina che ingoia tutto ed anche questo spesso maleodorante, per poi non parlare delle norme igieniche.

Fu allora nel dopoguerra che il sindaco (forse Mario Baragli? Domandateglielo) passò delle norme che proibivano di allevare i maiali entro le mura cittadine.

Per risolvere il problema mio nonno ne comprava uno, per l’esattezza mezzo, già macellato e squartato. Qualcuno ci portava questo mezzo animale a casa ed il tavolo del salotto era pronto a diventare quello d’un anfiteatro anatomico. Infatti arrivava Carlino, mi pare si chiamasse così, che aveva un arsenale di coltelli affilatissimi grandi e piccoli e cominciava la lezione d’anatomia suina, meglio conosciuta come la spaccatura. E tutti al lavoro intorno a lui, si facevano salsicce, sambudelli, un prosciutto, una spalla ecc. A me interessava un prodotto in particolare, ero impaziente, uno di quelli che avremmo mangiato subito, i ciccioli. Certo non avevamo la piccola pressa (che modernità) di mio cugino Tonino Antonelli della Pieve Vecchia che vedete nelle foto. I pezzetti di carne grassa venivano messi in un pentolone, bolliti fin che si otteneva lo strutto che poi finiva nella bicica. Ecco ancora una prova dell’efficienza del maiale: si usava anche la vescica per non parlare della rete dell’intestino per avvolgere i fegatelli. Vi ricordate le palle bianche appese a qualche trave in cucina? Alla fine nel pentolone rimanevano dei pezzettini che raccolti venivano messi in una vecchia federa e strizzati, gli ultimi rimasugli di lardo sarebbero sgocciolati via e così si arrivava al prodotto finale ed io ero felice, mangiare i ciccioli caldi è una delizia.

Lo strutto credo che in Italia sia passato proprio di moda, peccato. Le patatine che si mangiano in Belgio o in Francia sono favolose, a parte l’ottima qualità del prodotto, ancora vengono fritte nello strutto. Ed anche le ciaccie fritte che una volta ho trovato in una riserva indiana sperduta nel sud dell’Arizona erano ottime, semplice, anche queste erano state fritte nello strutto.

Nel febbraio del 2002 portai Pascale al Borgo per la prima volta e lei che era stata in Italia tante volte scopri un’altra Italia, o meglio scoprì il Borgo con tante tradizioni, è stata un’ottima studentessa.

I miei cugini Tonino e Graziella con l’aiuto di Franco e Rosina non solo ci ospitarono ma ci fecero tutte quelle cosine che sapevano che mi mancavano e fu così che non mi fecero trovare i ciccioli già fatti ma piuttosto li fecero davanti a noi, con l’aiuto di Menchino naturalmente. E li mangiammo caldi.

Paolo Massi arrivò poco dopo.

Menchino comincia il suo duro lavoro

Menchino comincia il suo duro lavoro

 

lo strutto comincia a colare attraverso il torchietto

lo strutto comincia a colare attraverso il torchietto

 

Tutti voglione vedere, Pascale con i pantalon rouge circondata dalla nuova famiglia. il cibo unisce

Tutti vogliono vedere, Pascale con i pantalon rouge circondata dalla nuova famiglia. il cibo unisce

 

comincia la premitura

comincia la premitura

 

Menchino che pressa i ciccioli

Menchino che pressa i ciccioli

 

ed ora bisogna toglierli dal torchio

ed ora bisogna toglierli dal torchio

 

finalmente son sortiti

finalmente son sortiti

 

Menchino e la Rosina li separano

Menchino e la Rosina li separano

 

i ciccioli, finalmente, pronti per esser mangiati!

i ciccioli, finalmente, pronti per esser mangiati!

 

Durante un altra mia visita a Sansepolcro (circa 1989-90) fui invitato ad una cena organizzata dallo Slow-Food di Sansepolcro assieme a quello di Città di Castello. Credo che fosse verso novembre ed il tema era: La Cena del Maiale. L’evento avvenne dalle parti di Trestina. Come si poteva immaginare ci fu una grande affluenza di gente dei due stati, armonia ed fratellanza completa. Gli organizzatori, consapevoli che certe tradizioni radicate avevano delle varianti, per evitare ogni possibile incidente diplomatico che sarebbe potuto facilmente degenerare in conflitto aperto, fecero preparare due tipi di migliaccio, uno con lo zucchero ed uno col sale, così ognuno mangiò il suo e tutti furono contenti.

Mi ritrovai con due casteleni (potevano essere anche di Trestina) seduti davanti a me ad uno dei lunghi tavoli. Alla fine arrivarono con delle catinelle colme di ciccioli che misero al centro della tavola, e noi tutti giù a intingere la mani.

Che mangieta!

Fu allora che fui testimone d’una conversazione interessante

“Bóni, ‘sti céccioli!’ Disse quello anziano e quello più giovane

“Enno bóni, ma en pieni de colesterólo.

“Ma che sarà pu’ ‘stu colesterólo? ‘Na ‘olta ‘n c’éra miga, ma chi l’avrà inventèto?”

“Io ‘nn’el sò chi la inventèto, ma sò che énno come ‘l veléno, ‘gni cécciolo che magni è ‘n’ ora de méno de vita!”

“Odìo, me sa tanto alóra che me so già magnéto ‘na mesèta!” (1)

E mica smise di mangiare.

 

E proprio per finire propongo e non è la prima volta, di non usare armi chimiche o batteriologiche contro quelli dell’ISIS, usiamo armi suiniche. Ci sono dei precedenti storici, le pallottole immerse nel sangue di maiale, usate dal generale americano Pershing, ebbero un gran successo deterrente durante una rivolta di mussulmani filippini nel 1899.

Un bombardamento di ciccioli potrebbe avere degli ottimi successi, e i prigionieri coperti di strutto? Le 72 vergini non vogliono niente a che fare con gli immondi.

 

  • Ringrazio Gabrio Spapperi e gli amici dell’Academia della Sembola per la consulenza linguistica castelena.  

 

Marblehead 23 novembre 2015

Ho recentemente pubblicato il libro “M’Arcordo…Storie Borghesi” che può essere acquistato nelle librerie di Sansepolcro. Questo è un breve filmato dell’inizio della presentazione del libro avvenuto nella sala consiliare (quella che io chiamo “sala del biliardo”) del Comune di Sansepolcro, 25 aprile 2015. copertina

 Presentazione del libro M’Arcordo…

Il mio blog fotografico https://1dailyphoto.wordpress.com/

E questo è il sito dedicato al http://il-dottore-fotografo-alla-grande-guerra.com/

Una Risposta to “144 M’Arcordo… de quando se facivano i ciccioli”

  1. Franco Says:

    Acidenti a tè si probio brevo!!

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