151 Non M’Arcordo… del bisnonno Valentino

Valentino Laurenzi (1841-1932)

Valentino Laurenzi (1841-1932)

Diciamo che questo è un M’Arcordo… di famiglia, da scrivere assieme. Conto su tutti voi per ricostruire, per quanto sia possibile, la figura del bisnonno Valentino Laurenzi.

Aiutatemi!

Tanto per cominciare, ma come si chiamava? Valentino o Valente?

Nei due documenti che io conosco viene indicato come Valentino nell’attestato del medaglia commemorativa per aver combattuto per l’indipendenza ed unità d’Italia e Valente nel censimento del 1881.

L’unica persona che mi abbia parlato di lui è stato mio padre, Renato Braganti e di solito lo chiamava “il nonno Valentino” anche se in certe storie in cui raccontava di possibili conversazione spesso lo faceva chiamare “Sor Valente”. Questo dava al nonno un alone di rispettabilità, di signore di campagna.

La veridicità di quello che scrivo deve esser valutata attentamente, ovvero sono le storie che mio padre mi raccontava e lui aveva una grande ammirazione per suo nonno, e poi cosa ricordo io di queste storie dopo più di cinquanta dalla morte di mio padre?

Credo che la vita d’ognuno di noi non sia quella vissuta, ma quella che si ricorda e come si ricorda per raccontarla. Immaginate cosa può succedere dopo più di cent’anni e quattro generazioni.

Farò del mio meglio.

Come conferma il documento del censimento del 1881, Laurenzi Valente era nato nel 1841 a Monte Santa Maria ed è figlio di Anton Maria, il “fu” indica che il padre era già morto. Direi che la scelta del nome Anton Maria dovrebbe indicare una famiglia benestante, di certo molto cattolica e possibilmente con aspirazioni aristocratiche. Monte Santa Maria, il vecchio feudo marchesato dei Bourbon dal Monte, dopo il Congresso di Vienna, era entrato a far parte del Gran Ducato di Toscana. Quindi il bisnonno Valente nacque toscano. Anche se non sappiamo la data di nascita di Anton Maria non è da escludere che nacque francese, durante l’occupazione napoleonica e l’incorporazione della Toscana nell’Impero Francese.

Mio padre diceva che suo nonno aveva fatto “tante guerre”. Ne abbiamo la prova con la medaglia che gli fu concessa. Il babbo diceva anche che era stato molto nel meridione, è probabile che abbia partecipato alle campagne contro il brigantaggio.

Quanto segue è quello che suppongo. Nel 1859, Seconda Guerra d’Indipendenza, segna la fine del Granducato di Toscana che si unisce al Regno di Sardegna di Vittorio Emanuele II. Nel 1860 Garibaldi e i suoi Mille sbarcano in Sicilia. A settembre il generale Manfredo Fanti dell’esercito sabaudo si posiziona a Sansepolcro, organizzando un corpo di spedizione per poi iniziare la marcia verso Città di Castello e la susseguente conquista dell’Umbria, al papa rimane solo Roma e il Lazio. Direi che probabilmente il diciannovenne Valente, fervente patriota, come poi dimostrò nella vita, si unì al nuovo esercito. Ci rimase per almeno sei anni, fino alla III Guerra d’Indipendenza del 1866.

Mio padre diceva che il nonno fu ferito ad una coscia e che il chirurgo aveva asportato un bel pezzo della coscia e del gluteo. Mio padre aggiungeva che qualche volta lo aveva preso in giro, ma sempre dandogli del “voi”:

“Ma nonno, se gli austriaci vi hanno ferito nel sedere vuol dire che voi fuggivi.”

Al che il nonno si arrabbiava, protestando che era stato colpito mentre, strusciando per terra, cercava di tirare entro un fosso un altro commilitone ferito.

censimento del 1881

censimento del 1881

Nella scheda del censimento sotto la voce “professione” viene indicato “Rivenditore di Sali e Tabacchi”. Questa è la prova ufficiale del riconoscimento della sua ferita, infatti gli appalti venivano spesso concessi ai feriti, agli invalidi di guerra. Era una maniera di ricompensarli per il loro sacrificio. Ho scoperto poi che questa tradizione esisteva anche in Francia, mi sembrerebbe una tipica idea napoleonica.

attestato per la medaglia commemorativa 1867

attestato per la medaglia commemorativa 1867

Nell’attestato della medaglia, emesso a Bergamo nel 1867, non viene fatto alcun riferimento al fatto che fosse un invalido di guerra e che riceveva anche una pensione. Mi domando se negli archivi militari, sapendo il suo numero di matricola, si potrebbe ancora scoprire di più.

In questa mia ricostruzioni ci sono dei vuoti, meglio dei misteri. Mio padre diceva sempre che la famiglia Laurenzi era stata ricca, avevano lo stemma con un fronda di lauro (mi pare, lo ricordo nella casa dello zio Beppe ad Anghiari). Avevano avuto prelati in famiglia, forse addirittura un vescovo di Gubbio che morì ingloriosamente cadendo dal letto (?). A conferma di questo ho un dizionario Italiano-Latino del 1792, fra i vari nomi di proprietari compare anche quello Laurenzi. Sempre mio padre diceva che quello era l’unico oggetto che veniva dalla casa del nonno a Fighille. Ma cosa successe alle varie proprietà? Il babbo diceva anche che il nonno se l’era mangiate tutte (?). Non era stato un buon amministratore.

Un altro mistero, ma perché Valente lasciò l’appalto di Sale e Tabacchi del Monte per andare al Sasso a fare il casellante della nuova ferrovia? Si raccontava che all’alba mandava la figlia Cesira, la più grande, seguita da Vittoria più piccola, a fare l’ispezione delle rotaie. Mia nonna Vittoria aveva il terrore d’entrare nelle gallerie buie, avevano solo una lanterna.

Nel foglio del censimento dopo il nome di Valente (1841, di Anton Maria) segue quello della moglie Maddalena (1842, di Pietro Ligi). Poi sono indicati i figli: Cesira (1870, sposò un Bellocci di Siena), Vittoria (1875, mia nonna paterna), Dante (1879, morirà accoltellato nel 1900), Giuseppe (1880, abitò ad Anghiari), infine la suocera Marianna Batacchi (1816, San Giustino, figlia di Batacchi Ubaldo, poi sposata con Pietro Ligi). Credo che ci sia stata un’altra figlia Rosa, nata dopo il censimento, che, da sposata, andò ad abitare a Roma.

orecchini di Marianna Ligi

orecchini di Marianna Ligi

La persona più vecchia in questo documento è la bis-bis nonna Marianna, suo padre Ubaldo di certo era nato verso il 1790 o prima. Mia cugina, Silvana Braganti (1927-2014), anni fa regalò a mia figlia Tanya un paio di orecchini antichi dicendole che li aveva ricevuti in dono dalla nonna Vittoria (Laurenzi), che le aveva detto che lei, a sua volta, li aveva ricevuti in dono dalla propria nonna. Quindi questi orecchini dovrebbero essere stati di Marianna Batacchi.

orecchini di Vittoria Laurenzi

orecchini di Vittoria Laurenzi

A proposito d’orecchini antichi ci sono anche quelli d’oro e corallo sfaccettato di mia nonna Vittoria. Non so nulla eccetto che quando stava per morire chiamò mia madre, la nuora, e glieli donò chiedendole perdono per essere stata cattiva con lei. Credo che siano molto tradizionale e tipici dell’ottocento. Una volta ne vidi un paio in un negozio d’antiquariato, su Ponte Vecchio a Firenze, ed avevano un’etichetta con la semplice dicitura “orecchini toscani.”

Di certo fui molto sorpreso quando notai che Scarlett O’Hara (l’attrice Vivien Leigh) aveva un simile paio d’orecchini nel film “Via col Vento”. Di certo mia madre, se l’avesse visti, ne sarebbe stata particolarmente fiera.

dal film "Via col Vento"

dal film “Via col Vento”

Dopo la divagazione degli orecchini ritorniamo al bisnonno Valentino. Le storie raccontate erano varie, ma di certo quella che faceva effetto era quella:

“Il nonno Valentino prese quattro mogli e la quinta donna si rifiutò di sposarlo perché lui portava male, le mogli erano proni a morire.”

Aveva ragione, lei andò al suo funerale. Non so nulla delle tre mogli che seguirono Maddalena Ligi, so solo che rimase vedovo la prima volta quando aveva più di sessant’anni. Si diede subito da fare. Mio padre diceva che l’ultima donna era stata una vecchia fiamma di Valentino ed andò ad abitare con lui nella casa a Fighille. Tutte e due avevano più di ottant’anni e ufficialmente la donna era una badante, ma i commenti dei pettegoli dicevano ben altro. Mia nonna Vittoria, simbolo del perbenismo borghese, non era contenta del comportamento del padre galletto.

Il bisnonno Valentino, nonostante le tradizioni religiose della famiglia, non andava d’accorto coi preti, o meglio col papa. Per la sua generazione papa Poi IX rappresentava l’ostacolo all’unità nazionale, era il nemico della Patria. La moglie Maddalena, nella mia casa in Francia ho la sua sedia inginocchiatoio, era una donna pia e dopo tante insistenze convinse il marito ad andare in chiesa, confessarsi per poi fare la comunione. Mio padre aggiungeva che il nonno era da trent’anni o forse più che non si confessava. Alla fine d’una lunga lista di peccati il prete cominciò la sua lista si penitenze, tanti rosari alla Madonna, altri al Sacro Cuore di Gesù e così via. Si dice che il bisnonno impaziente si alzò dal confessionale, scostò la tendina che celava il prete e gli disse:

“Prete, io lavoro, dilli te tutti ‘sti rosari, te non hai un cazzo da fare tutto il giorno!”

E se ne andò.

Nella cronaca familiare non mi è stato tramandato cosa disse la moglie Maddalena.

Un’altra storia, sempre nel tema dei suoi rapporti coi preti.

Dopo la morte della quarta moglie, come ho già detto, il bisnonno Valentino ritrovò una sua vecchia amante di gioventù e l’invitò a vivere con lui nella sua casa a Fighille. Ambedue erano sull’ottantina. Mia nonna Vittoria, si dice, era furiosa ed imbarazzata per il comportamento del padre.

Nei giorni che precedevano la Pasqua la donna, purtroppo non ne conosco il nome, diede una gran pulita alla casa in attesa della benedizione pasquale. Il bisnonno Valentino seduto sul davanti della porta di casa vide il prete col chierichetto che procedeva lungo la strada andando di casa in casa. Quando questi arrivò davanti alla sua passò oltre senza entrare. Quando il bisnonno lo vide uscire dalla casa successiva gli chiese:

“Prete, ma perché non sei venuto a benedire la nostra casa?”

“Sor Valente, mi dispiace ma non posso farlo. La vostra casa non è benedetta dal sacramento del matrimonio.”

Al che rispose:

“Ma quanto sei bischero prete! Siamo due vecchi che si fanno compagnia. Sai cosa ci devi fare con la tua acqua santa? Lavatici i coglioni, se ce l’hai!”

Ma sarà vera?

Ci sono altre storie, ma per oggi basta così.

Raccontatemi le vostre, le aggiungerò a questo scavo d’archeologia familiare.

la nonna Vittoria e' arrivata a Tuchan.

la nonna Vittoria e’ arrivata a Tuchan.

La nonna Vittoria Laurenzi, ma chi l’avrebbe mai detto, è arrivata fino a Tuchan nel sudest della Francia, non lontano da Perpignan, dove ho una casa. Quello ha destra è il nonno Barbino (Luigi Braganti). Anche lui era originario del Monte Santa Maria (per l’esattezza, popolo di Trevine, frazione Gioiello). Questa era solo una coincidenza, i due si incontrarono ad una festa da ballo a Santa Fiora (Sansepolcro) probabilmente nel 1900. Si sposarono subito ed andarono ad abitare a San Leo. Quella che scrive è mia moglie Pascale.

Questa è la sedia della bisnonna Maddalena Ligi, la prima moglie del bisnonno Valentino Laurenzi, che fu seguita da altre tre più una che non sposò: ma forse fu proprio lei che non volle il matrimonio, non voleva essere la quinta moglie a morire. Le lettere ML marcate sul legno sono le sue iniziali. Maddalena in chiesa ci andava, non era come il marito. Alla sedia originale era stata fatta una aggiunta nel di dietro che fungeva da inginocchiatoio. Mia nonna Vittoria Laurenzi l’aveva ereditata da sua madre e la teneva nel duomo di Sansepolcro. Quella era la sua sedia inginocchiatoio personale e ne era molto fiera. Mia madre, alla sua morte, ne fu l’erede. Un giorno tutte queste sedie private sparirono dalla navata del duomo, l’arciprete non le voleva in giro, tutte differenti e mai in fila. Mia madre andò subito a cercarla e la ritrovò nel dietro fella sagrestia, mi disse che ce n’erano molte tutte accatastate, Lei la riconobbe subito per quelle due lettere. Il prete non gliela voleva restituire dicendo che appartenevano al duomo. Mia madre non si fece intimidire la prese con forza e se la portò via. Avrei voluto vedere mia madre che usciva dal duomo con una sedia. La portò poi da un falegname e fece togliere quella aggiunta posticcia e ritornò ad essere una sedia normale. Adesso si trova nella mia casa a Tuchan in Francia.

la sedia della bisnonna Maddalna

la sedia della bisnonna Maddalena

Commento di Mauro Laurenzi, figlio del mio biscugino Valentino, custode del mitico nome:

“Orbene Sor Fausto….il Babbo ha letto con molto piacere il M’arcordo familiare e confermato, e riso, su molti dettagli. La sua fonte era Maddalena Laurenzi, figlia di Giuseppe e sorella di Dante, mio nonno e della Bianca Luzzi. Gli Acciarini purtroppo non ci sono più in quanto dopo la morte dell’unico figlio Sergio, lo Zio Mario, figlio di Rosa, è morto di dispiacere dopo poco. Tornando alle sue memorie c’è da premettere che a parte i ricordi infantili, una volta rimasto orfano del papà nel 42 (ucciso da una sentinella indiana a Bophal), fu messo in collegio a Collegio a Collestrada (PG). Il resto arriva dalla Zia Nena che è colei che ha custodito gelosamente i pochi cimeli di famiglia seppellendoli durante la guerra: – lo stemma araldico; – il diploma e la medaglia commemorativa; – il quadro 80×60 tratto da una foto a carboncino; – un certo numero di posate in ottone con manico d’osso. Qui arriva una piccola discrepanza, relativa alla rivendita di sali & tabacchi. Le posate, secondo la Zia Nena, provenivano da un’osteria di proprietà del Sor Valente a Monte Santa Maria. Qui il Babbo ritiene fosse qualcosa di simile a quella dei Luzzi in Viaio. Al riguardo, personalmente rammento che durante una visita a Monte Santa Maria intorno al 78, la Zia Nena ce la fece vedere, era il un vicoletto in discesa sotto ad una arcata, e sull’insegna dipinta sul cemento si intravvedeva ancora la scritta hosteria. Appena possibile farò una foto delle posate, particolari le forchette a tre punte. Per la ricerca militare, lavorando allo Stato Maggiore Difesa, sto cercando di sapere dove sono conservati, se ancora disponibili, gli atti dell’esercito sabaudo. Infine, il Babbo non sa perché diventò ferroviere presso la appennino centrale umbra ma crede che, vista la nomea di tombeur de femme che girava sempre in calesse (ferrari dell’epoca), si sia giocato l’osteria ed il resto ma non lo può confermare.”

Fausto Braganti

ftbraganti@verizon.net

 

Marblehead, 24 giugno 2016

 

Ho pubblicato (è già passato un anno) il libro “M’Arcordo…Storie Borghesi” che può essere acquistato nelle librerie di Sansepolcro. Questo è un breve filmato dell’inizio della presentazione del libro avvenuto nella sala consiliare (quella che io chiamo “sala del biliardo”) del Comune di Sansepolcro, 25 aprile 2015.

 

https://www.youtube.com/watch?v=Cuj_L36JYeQ

 

Il mio blog fotografico https://1dailyphoto.wordpress.com/

E questo è il sito dedicato al http://il-dottore-fotografo-alla-grande-guerra.com/

 

 

 

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