157 M’Arcordo… il 5 gennaio del 1966.

C’era una volta una casa di contadini, aveva la forma d’un cubo con una torretta al centro del tetto, la colombaia. I tempi erano duri, specialmente in inverno e solo a sera c’era un momento di riposo; allora, quando faceva buio, la famiglia numerosa, grandi e piccini, si riuniva dopo la rustica cena intorno al camino della cucina, che sembrava l’antro dell’orco. Questo era cosi grande che c’entravano due panche l’una di fronte all’altra con la legna che bruciava al centro. Bastava la luce del fuoco per illuminare la cucina, in quei tempi lontani si doveva risparmiare l’olio della lampada. I più anziani si sistemavano nelle panche mentre gli altri intorno seduti in cerchio. C’erano quelli che fumavano in pipe di coccio, il tabacco non mancava. Si mangiavano castagne arrostite sulla brace usando una padella coi buchi dal manico lungo sulla brace bevendo vino pallido, acquarellato.

Una sera uno dei vecchi sentenziò:

“Ognuno di noi si sveglierà un mattino, e quello sarà l’ultimo giorno della sua vita.’

E tutti rimasero in silenzio, fino a quando si senti la fievole e sconsolata voce d’un bambino:

“Se lo sapevo ‘n nascevo.”     

E così arrivò anche la mattina del 5 gennaio del 1966. Il mi’ babbo (Renato Braganti) di certo si svegliò presto come d’abitudine; per molti anni era andato al lavoro alla Buitoni di Sansepolcro prestissimo, col primo turno delle cinque. Ora che era in pensione da quasi due anni si svegliava ancora presto; la gran differenza era che rimaneva a letto e tranquillo amava leggere La Nazione, che avevano lasciato fuori della porta. Era la vigilia della Epifania e nel pomeriggio sarebbero venute da Gubbio la zia Tecla e la cugina Silvana per celebrare la festa assieme. Io ero venuto da Firenze prima di Natale, sarei rimasto fino al prossimo lunedì.

Fu una giornata tranquilla. Non ricordo molto solo che per cena la mamma aveva preparato uno spezzatino d’agnello con le spinaci proprio per i miei gusti.

Il babbo ed io andammo nel soggiorno per guardare la televisione. Pochi minuti dopo il babbo cominciò a lamentarsi:

“Ho un dolore, ho un dolore forte qui sul petto!”

Respirava rapidamente, ansimava.

“Ho un attacco di cuore!”

Queste furono le sue ultime parole, e quando dopo 10 minuti arrivò il dottor Cavalli il babbo era già morto, nelle mie braccia.

Oggi voglio ricordare il babbo con una foto (politicamente incorretta?) del 1926, scattata al Giardino delle Rimembranze, si intravedono gli arbusti degli alberi piantati a giugno dell’anno prima per l’inaugurazione del monumento ai caduti. Il babbo non c’era, lui era in Cirenaica a combattere una guerra dimenticata.  Con lui , primo a sinistra, ci sono Beppe, Armando e Corradino. Forse celebrano il suo ritorno con una scorribanda, Corradino aveva l’automobile.

Marblehead  5 gennaio 2022

Fausto Braganti

ftbraganti@verizon.net

3 Risposte to “157 M’Arcordo… il 5 gennaio del 1966.”

  1. Gerardo Gobbi Says:

    la prima parte è una bellissima realtà che rispecchia per intero quello che ho vissuto realmente; la seconda parte in pochissime parole hai raccontato una lunga verità di dolore.

  2. Leonardo Carloni Says:

    Ricordo benissimo quel giorno, Fausto, mi venne a svegliare Paolone e piangemmo con te, fu una mattina terribile, dopo un paio di giorni partii per la gelida caserma di S.Rocco, a Cuneo.

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