032 M’Arcordo….i Borghesi a Londra

V’arcordate quando v’ho detto la storia de quando m’encontrai con Angelo Fausto, l’altro Borghese a Londra? Moh v’arconto de quando n’encotrai ’na 40tina.

L’ultima domenica di luglio 1970 fu un’altra di quelle date storiche nella mia vita, come si dice in inglese “a turning point”: sono arpartito dal Borgo ’n’altra volta, ma ’sta volta ’n’ ero solo, c’era mia moglie Nancy e la destinazione finale era Boston. Non partivo come un turista ma come un emigrante. Da Pisa prendemmo un volo della SAM per Londra . Chi si ricorda di questa linea aerea? Poi, alcuni giorni dopo, avremmo preso un volo per l’America, ma ancora non sapevamo quando ci sarebbe stato, si aspettava un charter che costava poco. Durante questa attesa saremmo stati ospiti d’un’amica di mia moglie.

Pochi giorni prima della mia partenza un gruppo di Borghesi mi aveva preceduto a Londra. Era un viaggio organizzato da Mario Battisti, che mi aveva dato l’indirizzo dell’hotel dove sarebbero stati.

Arrivati a Londra ci sistemammo nell’appartamento dalle parti di St. John Wood. Nancy tornava a casa in America, ma sapeva che per me sarebbe stato più duro, così per addolcire questo passaggio aveva nascosto in valigia una pagnotta di pane del Borgo e mezza forma de pecorino duro, sapeva che non l’avrei mangiati per un bel po’.

Era il tardo pomeriggio ma c’era ancora tanta luce e decisi subito d’andare a cercare i Borghesi. Con la metropolitana arrivai alla stazione di Puddington e da li a piedi mi avviai verso l’hotel, avevo un’idea di dove fosse.

Lungo il marciapiede affollato notai due che camminavano davanti a me. Anche se li vedevo di spalle non mi potevo sbagliare: c’era solo una persona con quel passo o meglio con quei piedi piatti. Mi avvicinai e da dietro gli chiesi:

“Maggini, (quello che strappava i biglietti al Dante) vado bene per Anghiari?”  Se era lui bene, altrimenti, pensai, non m’avrebbe capito.

Questo s’argiró, mi guardó e con calma, come se fosse la domanda più normale di questo mondo, mi rispose:

“Sempre dritto Braganti, dopo ’l ponte la via é tutta dritta”

Si rigiró anche l’altro, non lo conoscevo. Sembrava molto confuso dalla mia domanda ed anche dalla risposta, poi mi chiese:

“Braganti? Ma quale Braganti? Sei ‘l figliolo de Renato?”

Ma chi era questo che aveva conosciuto ’l mi’ babbo?

“Si! Sono ‘l figliolo de Renato.”

“Renato, oh me dispiace ch’é morto. Io so’ stato ’n Libia col tu’ babbo.”

Ho subito capito che anche lui era della classe del ‘4, uno di quelli come ’l mi’ babbo, che de leva nel 1924, fu spedito in Libia per punizione; al Borgo avevano vinto l’elezione i socialisti. E pensare che ’l mi babbo era immortolato nella foto ricordo dei “Primi Cento Fascisti di Sansepolcro”.

Intervenne ’l Maggini:

“Braganti, questo é Gigi Antonelli, é appena artornato da l’Argentina.”

Ed io pensai:

”Ma guarda un po’! Eccomi a Londra, dalle parti di Puddington Station, una domenica pomeriggio del 1970, ed incontro un Borghese della classe del mi’ babbo che é stato ’n Libia con lui. Ecco uno di quei suoi coetanei, penso che fossero una diecina, che dopo un epica cena d’addio che era durata tutta la notte, al mattino li accompagnarono ’mbriachi alla stazione per prendere l’Appennino per Arezzo per poi andare a Genova per imbarcarsi per l’Argentina.” Credo che questo successe nel 1927.

Camminado con loro scoprii che l’Antonelli era ’l fratello d’Alvaro la guardia e de la Milena. Continuó a parlarmi del babbo. Mi dissero anche che anna-gruppo-londraavevano trovato un posto dove facevano un caffé bevibile. Poi uno dei due aggiunse che loro sarebbero andati in camera, dove avevano ancora pane salimini e bottiglie di vino che avevano portato dal Borgo: loro non se fidavano della cucina inglese.

Quando entrai nell’hotel trovai l’ingresso pieno di Borghesi. C’era il Dott. Rossi, ’l Sor Gino Massi con l’immancabile Sor’Ida, Mario Battisti con la figlia Mimma, i Boninsegni e tanti altri di cui non ricordo i nomi. Tutti mi fecero una gran festa, specialmente il contingente dei giovani. Ricordo l’Anna Venturini, che mi ha aiutato a ricostruire questo “M’Arcordo”. É stata lei che ha ritrovato le foto. C’erano la Mariangela Betti, Marco Carsughi, Bernardo Boninsegni, sua sorella Luigina e la cugina Bernardetta, la Betty Gaburri, la Paola Vannini, la Frullani, la Valori ed altri. Scusatemi se faccio errori. Ricordo anche che per proprio in questa occasione ho incontrato per la prima volta Carla Maccanti, ferrarese, che poi é diventata Borghese d’adozione.

Quella stessa sera uscì con un gruppo dei giovani e prendemmo the Tube per andare a King’s Road a Chelsea, a quei tempi una delle strade alla moda a frequentatissima. Li portai a visitare the “Drugstore” uno dei locali più in voga. Lo stesso fu poi usato da Kubrick in una classica scena del film “The Clockwork Orange”.

Alla fine del girovagare tornammo all’hotel facendo piani che ci saremmo rivisti. Non son sicuro di quante volte ritornai a trovarli. Loro avevano un programma ed ogni giorno andavano a visitare i tradizionali luoghi turistici.  

Ricordo d’avere passato con alcuni di loro una giornata annagirellando per Londra. Dopo una visita al grande magazzino Harrods, c’era chi voleva comprare dei regali, andammo in pellegrinaggio alla National Gallery a porgere omaggio alla Nativitá e al Battesimo di Piero della Francesca. Allora erano ancora in mostra assieme ad altri dipinti italiani dello stesso periodo. Poi il museo, dopo grandi lavori di ristrutturazione, ha dedicato a Piero tutta una sala. Solo in un angolo c’é un piccolo quadro di Domenico Veneziano, il suo maestro a Firenze.

Camminammo anhe per Soho e poi li portai in un pub tradizionale. Io facevo un po’ da Cicerone e loro mi raccontavano altre avventure dei Borghesi a Londra. Fellini avrebbe potuto farci un film.  La Sora Ida aveve trovato a Portobello Road un bellissimo servizio di porcellana Ginori e nonostante le obbiezioni del Sor Gino, che dicevo che l’avrebbe potuto trovare anche al Borgo dalla Maria Cocciaia, lo compró. Molto tempo dopo mi fu raccontato che alla dogana ebbero un sacco di problemi ed il Sor Gino che berciava alla Sor’Ida dicendole de lasciar tutto li, ma lei non mollò. Non ricordo come andó a finire, ma conoscendola son sicuro che riuscì a tenerlo.

Mi invitarono a cena, credo che fosse l’ultima sera in un ristorante dalle parti Charing Cross, non ne ricordo il nome. Fu allora che mi raccontarono che quel giorno, durante la visita all’ Osservatorio di Greenwich una del gruppo, mentre camminava fra le aiuole, aveva visto una piantina che le piaceva moltissimo. Senza esitazione, pensando di non essere notata, la tiró via con le radici, per poi nasconderla in borsa: l’avrebbe ripiantata al Borgo. Non le andó bene: un poliziotto l’aveva vista. Carpire una pianta in Inghilterra é un reato gravissimo, ai vecchi tempi forse le avrebbero dato 50 frustate in piazza. In ogni modo la portarono via alla caserma della polizia, non so i dettagli, ma alla fine Mario Battisti riusci a convincere le autoritá a rilasciarla dicendo che era un po’ matta. Lei non fu contenta di questa attenuante.

Andai a salutarli, l’ultima crisi furono ancora i Massi che si erano perduti allo zoo e per poco fecero perdere l’aereo al gruppo.

E cosi li lasciai e mi senti un triste. Loro artornavano al Borgo ed io andavo ’n America, avevo 29 anni ed ancora non sapevo cosa avrei fatto da grande.

 

8 dicembre 2008,

Marblehead, MA USA                                                                                        

 

I  vostri commenti e correzioni a possibili inesattezze, scherzi della memoria, saranno apprezzati. Assieme possiamo ricostruire questo grande mosaico borghese.

Mi raccomando, scrivete!

Fausto Braganti      

 

ftbraganti@verizon.net

Facebook: Fausto Braganti

Skype:       Biturgus

Una Risposta to “032 M’Arcordo….i Borghesi a Londra”

  1. 70c M’Arcordo (inglese)…quando vidi i Beatles … e quando mi trovai a cena con un Rolling Stone. « M’Arcordo… Says:

    […] https://biturgus.wordpress.com/32-marcordoi-borghesi-a-londra/                    la prima iniziativa fu quelle di portarli a vedere le opere di Piero che gli inglesi ci avevano preso per quattro soldi. […]

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