042 M’Arcordo……la cartella de fibra

Quando uno s’arisposa da grande, per essere precisi a 65 anni, é differente de quando se fa da giovani. Ve lo dico io, che ci so’ passato. Infatti anche se la cerimonia, nel comune di Marblehead, é stata quella ufficiale seguita da una cena con parenti ed amici, ci sono state altre due cene diciamo ufficiali, una a Caprese per i parenti ed amici italiani ed un altra alle Mardelles, microscopica frazione dans la France profonde, per la parte francese della famiglia. E non é tutto.

I miei cugini Antonelli della Pieve Vecchia ci vollero offrire un altra gran cena, come per preparci a quella che sarebbe venuta la sera dopo alla Buca di Michelangelo. Volevano prepararci, dovevamo fare un po’ di rodaggio. Fu una cena memorabile, una sera bellissima di luglio, all’aperto fra parenti ed amici, tutti felici e contenti e confortati da tanti di quei piatti tipici delle nostre parti. Me viene fame solamente a pensarci. Mark, un amico americano presente, me la ricorda ancora come la migliore cena della sua vita.

Poi venne il momento dei regali. Di nuovo non é facile trovar regali per chi s’arisposa da grande e che de cose ‘n casa ne ha giá accumalete anche troppe. In ogni modo Pascale ed io fummo fortunati d’aver tanti perenti ed amici con buon gusto ed immaginazione. Il problema venne dopo, come riportar via il tutto, ma ce la facemmo, non lasciammo dietro nulla.

I cugini Franco e Rosina Antonelli non solo ci prepararono ed offrirono la gran cena ma ci diedero anche un regalo, speciale, unico. Verso la fine ci consegnarono un pacco avvolto in cartapaglia, quella gialla dei macellai, legato con lo spago e sigillato con la ceralacca. Cappii subito che sarebbe stato qualche cosa di speciale, ma cosa potevae essere? Alla fine croprii che era molto più d’un 2006-07-27-cartella-3-img_2992-smallregalo, almeno per me, se non proprio per Pascale, che peró ne rimase commossa lo stesso. Appena svoltandola ne intravidi un angolo riconobbi subito cos’era, senza un attimo di dubbio: era la mia cartella di fibra, la mia cartellina delle elementari. La riconobbi dopo circa 55 anni dall’ultima volta che l’avevo vista. Mi sentii commosso. Per esser precisi non era neanche un regalo, era molto di più anche se m’ardavano quello che era stato mio. L’importante era che loro l’avevano conservata, l’avevano salvata da sicura distruzione e alla fine l’avevano artrovata.

Quando l’aprii vidi che all’interno c’era scritto il mio nome, era la calligrafia del mi babbo. A parte i più sentiti ringraziamenti per un tale pensiero, ci fu la domanda d’obbligo:

“Ma dove l’avete trovata? Ma perché poi ce l’avevate voi la mia cartella?”

In fondo non erano del tutto sicuri neanche loro. L’avevano in soffitta da decine d’anni e poi era sparita di certo coperta e nascosta da chissá quanta altra roba. Pensando di farmi cosa gradita, e certo avevano ragione, l’andarono a ricercare e l’ atrovarono e dopo tanto tempo ritornó da me. Ma ancora non sapevamo come era andata da casa mia in via della Firenzuola alla Pieve Vecchia, alla vecchia Pieve Vecchia, dove oggi c’é l’Oroscopo. La teoria più plausibile é che quando noi cambiammo casa ne 1957, ‘l mi’ babbo, che a caccia 2006-07-27-cartella-5-img_2994-smallnon c’andava più, la diede a loro piena di cartucce, perché lui l’aveva usata per quella ragione, dopo che io ero passato ad una borsa di pelle.

Di sicuro i miei me la comprarono nel 1947, quando andai in seconda elementare, come ho giá racontato non ho mai fatto la prima. Noi a quei tempi s’andava alla cartoleria Boncompagni, dalla Sora Cecca, quella che anni dopo fu rilevata dalla Milena, quindi penso che la presero li.

Questo breve “M’Arcordo” mi ha dato l’idea di scrivere quello, forse quelli, delle Scuole Elementari. Un po’ di pazienza…. ariveranno. So da dove cominciare, diviene più problematico finire.

 

Una cara amica, l’Anna del Piazzone, ha sintetizzato in poche parole il suo significato del ricordare, che è valido anche per me:

<< ricordare è un pò come tirare un sasso  in acqua: si scatenano  una serie di cerchi concentrici, le onde dei ricordi che sono  inarrestabili. Ogni cerchio è conseguenza del precedente e prepara il successivo, l’alternativa sarebbe stata non tirare il sasso….ma ormai, parafrasando Cesare,  alea iacta es!>>

Cominciai con un M’Arcordo delle Fiere di Mezzaquaresima e non so’ fino a quando queste onde continueranno ad allargare i loro cerchi. La memoria, a differenza delle onde, non sembra indebolirsi, al contrario sembra prender vigore dal risucchio di quelle che l’hanno preceduta. 

Che duri, o meglio alla Borghese “Che lutti!”

 

16 gennaio 2009, Marblehead, MA USA                                                                                         

 

I  vostri commenti e correzioni a possibili inesattezze, scherzi della memoria, saranno apprezzati. Assieme possiamo ricostruire questo grande mosaico borghese. Mi raccomando, scrivete!

Fausto Braganti      

 

ftbraganti@verizon.net

 

Facebook: Fausto Braganti

Skype:       Biturgus (de rado)

 

 

 

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