071b M’Arcordo… quando hanno scoperto ch’ero maturo.

Il primo giorno di scuola (autunno 1957) da bocciato-ripetente fu certo il piú duro. Vidi i vecchi compagni che andavano i terza, mentre io entrai di nuovo in seconda. Pensavo che tutti in nuovi compagni mi guardassero con curiosotá ed in segreto mi deridessero.

 Fu un anno con pochi ricordi, forse li ho soppressi e certo volevo che passasse in fretta.

 Il professore d’italiano e di latino era Luigi Macchiatti. Era arrivato con la nomea d’essere molto severo ed eravamo tutti intimiditi. Un giorno, proprio all’inizio della scuola, mi chiamò alla cattedra e sottovoce mi fece un breve discorso di incoraggiamento, se m’era andata male l’anno prima dovevo solo prenderla come una lezione per il futuro, era sicuro che ce l’avrei fatta. Dovevo studiare e lui mi avrebbe aiutato ed era sicuro sui risultati. Questo intervento mi stimolò molto e mi ridiede fiducia, e fu l’inizio d’una nuova vita. Divenni quasi bravo, meno che in latino. Di rado superai il sei.

 Non fu difficile fare nuovi amici fra i nuovi compagni di scuola, anche perché di vista li conosceva quasi tutti. Bruno era il mio compagno di banco, poi c’era Giorgio, GianFranco ed un altro Bruno. Sarei stato con loro per i prossimi 4 anni.

 La Prof.sa Monti, ed il Prof. Bistarelli furono gli altri due insegnanti che ci portarono fino alla maturitá.

 M’arcordo che rilessi i Promessi Sposi e la seconda volta, cosa strana, mi piacque ancora di piú. Una volta ebbi con alcuni compagni una gran discussione su cosa fecero Renzo e Lucia la prima notte di nozze. Alla fine concludemmo che non successe molto e che Lucia di sicuro non valeva molto a letto. Ma cosa potevamo speculare? Le nostre conoscenze in materia erano vaste, ma confuse e del tutto teoretiche.

 Ma fra di noi c’era anche qualc’uno che aveva esperienze dirette. Moh  v’arconto ’na piccola beffa che preparammo per punirlo.

 Da sempre nelle scuole c’era la tradizione di fregarci le colazioni a vicenda. Ma Franco non era un giocatore onesto. Lui era un gran ladrone, ma era un baro: noi non potevamo vendicarci con lui, perché lui non portava mai niente. Si decise che l’ora dei conti. Non doveva essere un semplice scherzo, ma una vera beffa. M’arcordavo che quando la mi’ nonna s’ammalò di nefrite le ordinarono un diuretico che aveva anche lo strano effetto di farle far la pipi blu. Andai con Bruno a parlare col farmacista e lui ci assicurò che il blu di teuledina (? non son sicuro ) era solo un diuratico e non aveva effetti pericolosi. Ma prima di punire il colpevole cominciammo a spargere la voce d’una nuova terribile malattia sessuale, una malattia senza cure, senza scampo. Il primo sintomo era quello che il malato avrebbe fatto la pipi blu e nel giro di pochi giorni ci sarebbe stata una lunga  penosa agonia prima di morire. Parlavamo di questo nuovo flagello quando lui era nelle vicinanze, e lui, sessualmente attivo con delle ragzze esperte in materia, ascoltava attentamente. Una mattina preparai due belle fette di pane con la marmellata di more mischiata con la magica polverina e per renderla piú interessanta all’ultimo momento decisi d’aggiunsi anche un po’ di purgante. Lascia il mio involtino in bella vista ed il predone abboccò subito, anche perché uno dei miei complici glielo indicò. Lui aveva fame e cominciò subito a mangiare, di nascosto, durante la lezione d’inglese, senza aspettare l’intervallo. Eravamo soddisfatti, tutto procedeva per il meglio. Ma non avevamo fatto bene i conti. Con noi c’erano alcuni studenti che non erano del Borgo ed uno di questi non sapeva niente della nostra piccola congiura. Infatti fu proprio lui che girandosi vide che la labbra e i denti del ladrone erano diventati blu e gridò:

 “Oh, Franco! Sei tutto blu!”

 E lui sorpreso, non capiva cosa stesse succedendo. Il farmacista non ci aveva detto nulla di questo possibile effetto. Mrs. Monti venne fra i banchi e avvicinandosi.

 “Ma cosa hai fatto?”

 E lui non diceva nulla, non capiva cosa stesse succedendo, anche perché non voleva ammettere che aveva mangiato durante la lezione.

 “Ma che succede?” Continuò rivolgendosi a tutta la classe, aveva capito subito che il malcapitato era la vittima d’un qualche cosa.

 Non c’era piú niente da fare, eravamo stati scoperti troppo presto, non rimaneva altro da fare: ammettere il complotto. Mi alzai in piedi ed in quel momento suonò la campanella per l’intervallo.

 “Va bene, va bene, voi uscite e tu Fausto vieni alla cattedra.”

 La seguii e mentre gli altri uscivano, immaginando chissá quali castighi mi sarebbero capitati, le raccontai tutta la storia e lei mi ascoltò con sguardo severo ed alla fine:

 “Hai fatto bene!” e non riuscì a trattenere una risatina, una delle sue famose indimenticabili risatine. Uscì dalla classe ed andai al gabinetto, sembrava che tutti i maschi del liceo fossero li. A questo punto tutti, anche delle altri classi, sapevano cos’era successo e tutti volevano vedere la pipi di Franco. E lui cercava di minimizzare, cercava di riderci sopra con la sua bocca e suoi denti blu. Poi finalmente la fece:

 “É blu, é blu!” gridarono in molti in trionfo.

 Alla fine sembravo che quello che doveva esser beffato fosse diventato una specie d’eroe. I denti gli ritornarono bianchi quasi subito, le labbra rimasero bluaste per alcuni giorni e lui le merende non le fregò piú.

 Ma ritorniamo agli studi. Non ho memoria se dovetti ristudiare l’infame IV Libro dell’Eneide. Da sempre mi son ripromesso che un giorno lo rileggerò, ma ancora non l’ho fatto, rimando.

 A giugno passai in terza senza problemi e fu proprio in quei giorni che, dopo piú di due anni, le diedi il primo bacio. E questo fu seguito da tanti, ma tanti che alla fine d’uno dei nostri incontri segreti mi sembrava d’aver le labbra gonfie. In ogni modo ero felice, molto felice. Durante quell’estate s’andava a ballare all’OZO (La Balestra). Si poteva ballare tutte le sere, c’era un juke-box. 

 Penso che fu proprio in terza che sempre piú spesso ci ricordavano dell’avvicinarsi dell’esame di maturitá. Quando vedevo quelli di quinta mi sembrava che fossero dei morituri. Ogni giorno si avvicinavano al patibolo.

 E così passò la terza e nell’autunno del ’59 arrivai in quarta. Il grande evento fu che per la prima volta mi feci crescere i baffi,  quattro peletti sotto il naso. Fu un fatto inaudito, nussuno s’era mai fatto crescere baffi o barba al liceo. Un professore, ma non m’arcordo chi fosse, fermò mio padre per la strada, suggerendo un suo interfento affinché me li togliessi. Non so cose gli rispose il babbo, ma lui non mi disse nulla e seppi di quest’episodio anni dopo. Dopo un paio di mesi mi rasi e lo feci rendendomi conto che quei baffi erano solo patetici.

 Fu proprio allora che, senza nessuna ragione specifica, il mio grande amore finì. Ce ne sarebbo stati altri ed ognuno sarebbe stato il piú grande di quello precedente.

 In quarta eravamo armasti pochini, solo 13 e per questo ci misero nella piccola classe in fondo al corridoio sulla sinistra. La finastra dava sul cortile interno di San Francesco. Fu così che scoprimmo che spesso le contadine che venivano al mercato del sabato si nascondevano dietro qualche colonna per far la pipi. E facevano bene, non avevano mai costruito i vespasiani per loro, cose se le donne non la facessero. Poi scoprimmo che anche il famoso prete della Montagna (ma come si chiamava? Don Luigi?) usava un angolo di quel cortile per incontrare le bisognose, erano sempre donne. Me lo ricordo alto e magro, col viso smunto, e la tonaca lunga e nera gli dava un aspetto mefistofelico, faceva paura ai cittini. Lui era un prete-esorcista e veniva al Borga ed incontrare quelli che non potevano salire fino alla sua chiesa alla Montagna. Un giorno chiedemmo al nostro professore di religione, Don Luigi Boninsegni, cosa fosse un esorcista. M’arcordo solo che ci disse che fare gli esorcismi era una delle prerogative del vescovo e che questo poteva delegare quest’esercizio ad un sacerdote. Ma forse non m’arcordo bene.

 Venne giugno e proprio l’ultimo giorno di scuola uscimmo e tutti ben allineati lungo il marcepiede di fronte alla scuola e sotto l’omino della Lebole ci facemmo far la foto ricordo. Io sono nel mezzo fra il prof. Luigi Macchiati ed il professore di storia e filosofia Pio Notari.

  

IV Liceo Scientifico Piero della Francesca, giugno 1960

 Quell’estate a Miramere sbocciò un altro grande amore, un amore a distanza, fenomeno ricorrente nella mia vita, ma questa é ‘n’altra storia.

 Gli esami di maturitá del 1960 furono un’ecatombe e quando tornammo a scuola mi ritrovai in classe alcuni di quelli che m’avevo lasciato in seconda. Con il primo giorno della quinta liceo sembrava che fosse iniziato un conto alla rovescia. Il giorno dell’esame si avvicinava e con questo tutte le paure aumentarono.

 Paolo, Gianfranco ed io organizzammo il Festa del Liceo. Questa volta andammo al Sombrero e non alle Stanze, questo locale era piú grande. Lavorammo molto e fu un gran successo e e dopo tutte le spese ci rimasero 60.000 lire, 10.000 per ognuno di noi e 30.000 messe da parte per la cena di fine anno. Per la prima volta mi comprai una camicia che mi piaceva con i miei soldi e fu una gran soddisfazione.

 Ogni pomeriggio con Gianfranco andavo a casa di Bruno e si studiava, quasi sempre anche se spesso ci si perdeva in chiacchiere.

 A primavera ci fu la gita e quell’anno per la prima volta fu di due giorni, evento eccezionale. Il primo giorno andammo a Mantova e poi a Verona. Continuammo lungo il lago di Garda fino a Riva. Il giorno dopo la visita al Vittoriale di D’Annunzio, ci fermammo a Bologna e questa é la fotoricordo davanti a San Petronio.

  

Gita del Liceo, davanti a San Petronio a Bologna, maggio 1961

 Il gran giorno si avvicinava sempre di piú e quelle ultime settimane furono frenetiche e piene di studi. Avevamo un libretto in cui erano pubblicate tutte le prove d’esame di maturitá da quando questo rituale era iniziato. Ricordo solo che quelli del periodo di guerra erano molto facili, forse volevano che passassero tutti, avevano bisogno d’ufficiali da mandare al fronte.

 Le paure e gli incubi aumentavano, accompagnati da un altro innamoramento, questa volta locale e senza esser ricambiato.

 Paura e tristezza! 

 Ci furono fino alla fine discorsi e raccomandazioni. Di certo la mamma, anche se non lo pubblicizzava diceva rosari ed accendeva candele in chiesa. All’improvviso mi accorsi che i professori eran diventati tutti amici nostri, che volevano aiutarci, che volevano che passassimo gli esami e non solo per far una bella figura davanti ad una commissione esterna.

 Organizzammo la cena della V e anche se nessuno lo disse si sapeva che sarebbe stato un addio. La facemmo all’OZO, e le 30.000 lire bastarono a sfamorci tutti.

  

Cena dei Maturandi, giugno 1961

 Dopo questa fini la scuola. Ci rimasero due settimane intensissime di studi ed il primo lunedi di luglio del 1961 entrai con i miei copagni in un grande classe della Scuola d’Arte, messa a nostra disposizione. Con noi c’erano anche i cosidetti esterni, inclusi quelli del seminario. Il primo giorno ci fu il tema di italiano, e la rottura del sigillo della busta che contevena i titoli diende al tutto una grand’ufficialitá.

 Ragazzi, qui non si scherza! Quest’esame viene da Roma, dal ministero.

 Venne quello di latino, poi quello di matematica, terrribile, nella storia degli esami, sin dai tempi dell’Unitá, non c’era mai stato un problema di geometria solida. Ma a chi era venuto in mente di mettere quattro coni entro una sfera? Ripensandoci credo che fosse un individuo dalla mente contorta, o con problemi mentali, di certo sessualmente represso, e se fosse stata una donna? Uomo o donna che fosse, ha sempre ragione Freud: tutto risale al sesso.

 Ci fu l’esame d’inglese ed infine quello di disegno e così finirono gli scritti. Alcuni giorni ancora piú frenetici d’intervallo e cominciarono gli orali, ma per questi dovemmo andare ad Arezzo.  Ci fu adirittura un esame orale di ginnastica, ma cosa studiammo per questo? Non m’arcordo.

 Ancora altri giorni di fremente attesa ed una sera seppi che erano arrivati i risultati, ma che non l’avrenmmo saputi sino all’indomani. Con un atto di gran coraggio, contando anche su un rapprto di vecchia amicizia familiare, andai alla casa di Mrs. Monti, nostra commissaria interna. Venne alla finestra, in via Santa Caterina, e quando mi vide:

 “Ma che vuoi a quest’ora? Vai a casa e … dormi tranquillo!”

 E fu così che seppi ch’ero maturo, e fu così che quella notte dormii tranquillo e contento.

 Fu la fine d’un incubo, ma ne sarebbero venuti altri.          

 Poi nella vita ho imparato che, anche se importante, c’é ben piú dell’esame di maturitá. In fondo tutta la vita é un grand’esame.

 Per festeggiare l’avvenimento il babbo mi regalò un macchina fotografica fatta comprare in Germania: una Voigtlander Vitamatic II.

  

Voigtlaender Vitamatic II

 Poi c’era da decidere sul da farsi. Sarei andato all’universitá, ma non avevo l’idee chiare su cosa fare da grande. Certe volte mi sembra che ancora non lo so. Ma anche questa é un’altra storia.

 22 aprile, 2010, Marblehead, MA USA                                                                                        

 I  vostri commenti e correzioni a possibili inesattezze, scherzi della memoria, saranno apprezzati. Assieme possiamo ricostruire questo grande mosaico borghese. Mi raccomando, scrivete!

 Fausto Braganti      

  ftbraganti@verizon.net 

 Facebook: Fausto Braganti

 Skype:       Biturgus (de rado)

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: