086b M’Arcordo…”noi siam come le lucciole”

 ovvero della Goliardia e della Feste delle Matricole al Borgo. 

Alla fine del liceo, dopo aver passato il terribile esame di maturitá, anche noi ragazzi del Borgo s’andava quasi tutti all’universitá. Non ho statistiche alla mano, ma direi che la gran parte di noi sceglieva quella di Firenze, una bella fetta a quella di Perugia ed il resto si sparpagliava per l’Italia. Se uno voleva fare ingegneria andava quasi sempre a Bologna, a Firenze c’era ancora solo il biennio, ovvero solo i primi due anni. Paolo Massi andò al Politecnico di Torino e non fu una buon’idea. Importante era il forte legame d’amicizia che ci legava e quando qualche sabato pomeriggio ci se ‘ncontrava per la Via Maestra ci si faceva gran festa e ci s’arcontava i grandi eventi.

Considerando che il primo anno all’universitá ero un’infima matricola che cercava di adattarsi a tutto un mondo nuovo il legame col Borgo rimase ancora forte ed in particolare con quelli del Liceo. Credo che questo che dico valesse un po’ per tutti. In fondo se a Firenze non ero quasi nessuno al Borgo ero un grande eroe che ce l’aveva fatta ad andare all’universitá.    

Infatti m’arcordo che d’essere andato per alcuni anni alle Feste del Liceo con altri amici qualche volta anche sfoggiando con orgoglio il cappello goliardico. In fondo si cercava l’ammirazione delle citte.  

 Forse é meglio mettere gli eventi in ordine, moh v’arconto della Goliardia al Borgo, almeno quello che m’arcordo io.

 E forse fu durante una di questi eventi, non m’arcordo con certezza, che fu deciso che dovevamo fare una festa delle matricole al Borgo, ovvero una gran cena.

1964-02 Festa del Liceo al Sombrero small

 Fu allora che scoprii che il mio amico Leonardo Carloni suonava la ghitarra, lui faceva geologia a Firenze ed anche lui era del Borgo,. Io, che non ho mai imparato a suonare nulla, portavo dietro sempre il corno, un corno vero, un corno di bue. Me l’aveva regalato Turiddo, il guardiano del campo sportivo dove una volta l’avevamo scoperto in un angole degli spogliatoi. Fu lui che una volta sfidò un gruppo di noi a suanorlo.

“Non so da dove venga e chi l’ha lasciato qui. Non ho mai trovato nessuno che l’abbia saputo suonare, se c’è uno che ci riesce glielo regalo!”

Ci provarono in molti invano, poi alla fine toccò a me, ed io, che avevo un po’ d’esperienza feci un gran boato, mi sembrava d’essere un vichingo che rientrava con la sua nave in un fiordo. Turiddo sorpreso mantenne la promessa e me lo diede e dopo tanto tempo ancora ce l’ho, l’ho portato in America.

Diciamo che c’é stato un seguito a questa mia carriera di cornettista di bue. Alcuni anni fa mi regalarono uno shofer, ovvero uno di quei corni di caprone che gli ebrei suonano durante la cerimonia di Yom Kippur Anche se non c’entra niente con questo M’Arcordo… ecco una mia prestazione rabbinica filmata da Tanya con tanto di stecca finale. http://www.youtube.com/watch?v=V3QTBQU3bVA&p=44B0D5412879C0DE&index=7&feature=BF

Ritorniamo al duetto Leonardo-Fausto, divenimmo una coppia inseparabile. Dopo aver strombazzato, o meglio scornazzato, ed attratto l’attenzione del pubblico Leonardo cominciava a suonare ed io mi univo a lui a cantare. Avevamo imparato un sacco di canzoni, il nostro repertorio sembrava senza fine. Ci vantavamo, e di certo non era vero, che avremmo potuto cantare per una notte intera, senza ripetere lo stesso pezzo due volte. La sfortunata avventure di Fanfulla da Lodi che prende lo scolo, e la storia del Frate di  Certosa, quello dalla fava lacrimosa, erano i pezzi grossi del nostro repertorio e spesso ci chiedevano il bis. Con Leonardo ho scorrazzato per l’Italia a varie feste ma di questo ne parlero poi. Alla fine d’ogni concerto, per concludere in gloria, ci davamo un aspetto serio e solennemente intonavamo il “Gaudeamus Igitur”, come fossimo dei monaci ch’entrano in una cattedrale romanica. Volevamo lasciare l’impressione di persone che potevano esser anche serie.

Dopo aver deciso di far la festa ci dividemmo il territorio per raccogliere i fondi necessari, ma ora faccio arcontare la storia ad un amico. Come spesso ho detto son contento quando qualcuno mi scrive, aggiungendo, delucidando e correggendo inesattezze. ‘sta volta ringrazio  Giovanni Dionisi, anche lui un Borghese che non sta piú al Borgo, che non solo m’ha rinfrescato la memoria, ma mi detto anche di eventi che non sapevo o che m’ero scordato.

Ecco come s’arcorda lui le feste delle matricole del Borgo, ovvero quelle cene che si fecero a Citerna.

<< davvero non so se si fosse più stupidi noi a divertirci con quelle feste goliardiche o siano più stupidi gli studenti universitari attuali che non sanno cosa vogliano dire quei momenti di semplice divertimento, quantunque con le proprie regole da rispettare. Comunque qualche ricordo delle feste delle matricole fra gli studenti universitari del Borgo mi è ritornato in mente e quindi cominciamo da quello della cena della festa delle matricole del ’63, tenutasi al ristorante di Citerna che forse si chiamava Belvedere, dato che dava sulla valle del Tevere, cena gestita da Giorgio Vannini, che poteva mettere in mutande diversi studenti dato il suo numero di bolli, il quale dispose di far mangiare a noi, povere matricole il brodo con la forchetta, la pastasciutta col coltello e la carne col cucchiaio. L’impresa non fu facile, ma tutti ci mettemmo d’impegno, nel rispetto degli ordini della gerarchia goliardica, come era uso allora, e riuscimmo a portarla a termine in maniera così dignitosa e spiritosa che lo stesso Vannini ebbe a dire che raramente aveva trovato matricole così piene di spirito. Peraltro la cosa ancora più simpatica era il modo con il quale veniva reperita buona parte dei fondi per finanziare la festa.
Per quella sopra descritta ci fu un posto di blocco a Ponticino dove, quando si abbassavano le barriere del passaggio a livello, tutti gli automobilisti fermi venivano ripassati con la richiesta di oboli vari per le finalità più disparate. Per esempio Tonino La Tona diceva che i fondi servivano per andare alla festa delle matricole di Upsala!!!!
Per la festa delle matricole del ’64 il posto di blocco venne fatto il altro luogo di cui non ricordo il nome, ma mi ricordo benissimo che a me avevano infilato sopra i vestiti, invernali, un costume da bagno, le pinne sopra le scarpe, una maschera da sub ed avevo in mano un fucile subacqueo e , così agghindato, cercavo di fermare le auto in mezzo alla strada, sembravo il mostro della palude maledetta. Peraltro tutto ando bene finché arrivò un’auto con sopra un signore di una età decisamente superiore a quella dei nostri più anziani goliardi il quale, dopo aver gentilmente sentito come stavano le cose e le richieste di denaro ci comunicò che era studente universitario ed allora, per evitare di essere messi tutti in mutande in base al conteggio dei bolli, sciogliemmo, dopo poco il posto di blocco. Comunque i fondi per la cena erano ormai abbastanza e questa si tenne al solito ristorante di Citerna.
Per l’occasione, dove noi eravamo fagioli, alle matricole, dopo la cena, venne ordinato di mettersi in mutande, salire sopra il tavolo, accendere una candela e, spente le luci, avvicinarsi questa al deretano cantando la famosa aria “noi siam come le lucciole”. Dopo quanto descritto viene quasi da parafrasare una frase del film “Amici miei”, cioé se fosse più immaturo divertirsi allora a volte con simili, ingenue manifestazioni goliardiche o prendere adesso tutto senza il minimo senso di autoironia, così come vedo fare agli universitari di oggi, e lo dico per esperienza personale delle mie figliole.
Però una cosa è certa, fra tante cose serie da ricordare dell’università, credo che noi abbiamo da ricordare anche qualcosa di spensierato, un pò come i brindisi coi bicchieri colmi d’acqua della famosa canzone.
>>

 Giorgio Vannini fu la vera forza che fece di quelle sere dei veri eventi memorabili, Il suo spirito beffardo infuse in tutti noi una spensierata e semplice allegria che ci fece sentir tutt’uno. Tutto si svolse con un misurato senso dei limiti di quello che si poteva e doveva fare e le cosidette vittime, come Giovanni racconta, si divertirono come tutti gli altri.

 

Giorgio, ti ricordiamo con affetto e con tanta tristezza  per averti perso cosi presto.

Voglio aggiungere solo che io e Leonardo ci mettemmo a far la questua girando per gli uffici. Fu un gran successo e ci procurammo un bel po’ di soldi. Solo una volta e a posteriori fu sinseramente imbarazzato d’aver cantato il “Frate di Certosa” nel luogo sbagliato, date le precedenti esperienze d’uno dei presenti.

Nella nostra immaginazione la Festa di Uppsala era mitica, anche perchè prometteva orde di studentesse svedesi dai capelli biondi e lunghi e dalle gambe ancora più lunghe che non vedevano l’ora d’incontare noi, goliardi del sud, per celebrare una notte dai riti pagani. Sapevamo questo tutto per sentito dire, era forse la stessa dei tedeschi, la Walpurgisnacht? Non so. Il fatto é che ad Uppsala non ci siamo mai andati.

Incoraggiati da queste feste ed avendo un po’ d’esperienza in proposito, decidemmo che dovevamo anche costituire un ordine goliardigo Borghese; sarebbe stato un punto di riferimento, d’incontro per noi ch’eravamo sparpagliati per varie cittá.  

Fu così che nacque lo:

S.B.O.B (Sacro Biturgenze Ordine del Batocchio) 

 

 
 

 

  

1965-01-09 fondazione dello SBOB

 

Nella scelta del nome volevamo ricordare i nostri legami con la cittá ed in particolare con la perduta campana della Torre di Berta, ed il simbolismo fallico del batocchio non doveva essere sottovaluto, anzi! Noi goliardi biturgensi saremmo corsi al suono della nostra campana.

L’annuncio ufficiale fu fatto ad una festa del liceo, il 9 gennaio 1965, certo non é rimasta una data memorabile nella storia di Sansepolcro, in veritá non me n’arcordavo neanche io, l’ho letta nel dietro della foto ricordo. L’omnipresente fotografo Soriente ha immortalato lo storico momento. 

 
   

Franco Tanganelli, Fausto Braganti, Tonino La Tona e Paolo Mariucci

 

 

 

 

Lo S.B.O.B non durò molto, anzi credo, ma non son sicuro, quello fu l’unico evento, avevamo celebrato la nascita e quello stesso giorno avremmo dovuto piangerne anche la morte. Non successe più nulla, non ci fu seguito. Ognuno tornò alla propria sede, e non organizzammo neanche la cena.

 

26 ottobre ,2010, Marblehead, MA USA                                                                            

Fausto Braganti      

ftbraganti@verizon.net

ftbraganti@verizon.net 

Facebook: Fausto Braganti

Skype:       Biturgus (de rado) 

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