Archive for the ‘Uncategorized’ Category

135b M’Arcordo… la locandina del libro.

aprile 17, 2015

Locandina 9 pubblicataIl sogno dello scrittore: tantissima gente, anzi folla oceanica, verrà alla presentazione del suo libro. L’incubo dello scrittore, alla fine non verrà nessuno, o quasi.

Quello dell’altra notte non era un vero incubo, diciamo che ho avuto un sogno ansioso, come uno di quelli in cui non si riesce a raggiungere il treno che sta partendo e che si trovano tanti gli intoppi possibili ed immaginabili. Bene io non riuscivo a trovare la sala della presentazione, che poi alla fine, quando l’ho finalmente scoperta alla fine d’un lungo corridoio, era una piccolo aula con quattro e cinque persone che mi aspettavano annoiate. Ma ora viene il bello: una di queste era Vittorio Emanuele III, ma come ho fatto a farlo resuscitare nella mia testa? Forse era davvero un incubo per uno come me di tradizione repubblicana.

Di certo lui non ci sarà il 25 aprile e questo mi consola.

 

 

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135 M’Arcordo… la locandina del libro.

aprile 10, 2015

Locandina 8 pubblicata

1949, in terza eravamo solo 43. Un miglioramento rispetto alla seconda quando eravamo 48. Il nostro maestro Guerri non è nella foto e non so perché, poi l’ho visto nelle foto di altre scolaresche. 

Io portavo l’infame grembiulino nero e l’odiavo, avevo convinto la mamma a non mettermi il fiocco e quella era una piccola vittoria, almeno per me. Ero invidioso di quelli che non lo portavano.

A quei tempi non c’era la mensa e si portava la merenda nella cartellina. Io me la passavo bene, qualche volta la mamma mi comprava un maritozzo.

E prima che me lo chiediate ecco i nomi di quasi tutti. Facemmo una cena nel 1989 ed una nel 2009.

  3-005d 1949 terza gruppo

 

1   Paolo Mariucci                                 23 dimenticato

2   Giuseppe Pasqui                             24 Annibale Giorni

3  Francesco Strivieri                           25 Torquato Testerini

4   Franco Ricatori                                26 Marcello Luzzi

5   Giancarlo Chiasserini                     27 Gilberto Lancisi

6   Guido Poggini                                  28 dimenticato

7  Giuliano Tofanelli                             29 Gilberto Mori

8   Mario Giorni                                    30 Piero Spillantini

9   Umberto Corgnioli                          31 Moravio Maffucci

10 Sergio Fiordelli                               32 Massimo Burroni

11 Carlo Merendelli                             33 dimenticato

12 Piero Zanchi                                   34 Claudio Bonucci

13 Franco Piccinelli                            35 Paolo Giannini

14 Angelo Castellani                          36 Bruno Gennaioli

15 Jacopo Bagattini                           37 Ugo Franceschini

16 Gerardo Marzi                                38 Alberto Mancini

17 Eros Draghi                                    39 Silvano Luzzi

18 Domenico Spinosi                         40 Mario Borghini

19 Franco Brighigni                            41 Mario Marini

20 Fausto Braganti                             42 Franco Galeotti

21 Fabio Brizzi                                    43 dimenticato

22 Massimo Acquisti

 

 

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134 M’Arcordo… la locandina del libro.

aprile 8, 2015
1962 I Balestrieri a Caltagirone

1962 I Balestrieri a Caltagirone

Quelli di Garibaldi erano Mille, armati di schioppi, quelli del Borgo erano Ottanta, armati di balestre. E la Sicilia non fu più la stessa.

Quelli del Borgo, che erano sbarcati a Messina nella tarda mattinata d’un giorno caldissimo della fine di luglio del 1962, puntarono subito verso il centro dell’isola, obbiettivo Caltagirone.

Giornata storica, dopo i Fenici, i Greci, i Cartaginesi, i Romani, gli Arabi, i Normanni, i Francesi, gli Spagnoli, i Piemontesi e di certo ne ho dimenticati alcuni, non potevano mancare i Borghesi, armati di balestre.

Il condottiero Giovagnoli, coadiuvato dal maresciallo La Tona e dal maestro Petrucci guidò le sue truppe al trionfo totale per la festa di San Giacomo.

Nella memoria collettiva c’è anche questa storia. Diciamo che non potrete sentire nel libro, per fortuna vostra, l’aroma d’una armata che per una settimana si lavò ben poco per la scarsità dell’acqua. Era anche un’armata arrostita, ecco cosa succede a chi marcia sotto l’implacabile sole siciliano indossando una maglia ferrata.

Fu allora che mi convinsi che uno dei grandi falsi storici sia quello di rappresentare i crociati, possenti nelle loro armature, che assaltano le mura di Gerusalemme. Impensabile!

 

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133 M’Arcordo… la locandina del libro.

aprile 2, 2015

 Locandina 6 pubblicataDiciamo, e per chi mi ha seguito durante questi anni non è una novità, ci sono anche altri M’Arcordo… quelli che definisco mitologici. Ovvero quelli che ricordano anche quello che non successe.

Son cresciuto in un mondo in cui le giarrettiere erano la norma. Dapprima le ragazzine portavano gli immancabili calzini bianchi e poi il gran balzo: questi sparivano, compariva la gamba stretta dalla calza di nylon. E la nostra immaginazione vede il resto.

Col tempo i costumi cambiano ed anche questo passò di moda: arrivarono i collant. Li conoscevo bene, in fondo erano come le mie brache da balestriere. Era meglio se fossero rimasti solo per loro.

 

 

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132 M’Arcordo… quando ero mafioso.

aprile 1, 2015
Alitalia Boeing 747-

Alitalia Boeing 747-

“The mafia express has landed.”

Queste sono state le parole che il commentatore televisivo ha finalmente pronunciato, scandendole lentamente, dopo una lunga ripresa in cui si vedeva un B747 Alitalia che si avvicinava alla pista lentamente, per un tempo che sembrava senza fine, prima avevamo sentito solo il rumore dell’aereo che si avvicinava. Volevano creare suspense e ci riuscirono. Quello era l’inizio d’un segmento del programma molto seguito “60 minutes” (CBS, ogni domenica sera, da sempre) in cui si mettevano in evidenza gli stretti legami fra la mafia americana, in particolare quella di New York e New Jersey, e quella siciliana in particolare di Palermo.

Era una domenica sera dell’estate del 1982, a quel tempo ero responsabile dell’ufficio Alitalia di Washington DC.

Quella era una delle nostre aeromobili (a quei tempi fra di noi si usava ancora quel termine) che, partita da JFK a New York, era atterrata all’aeroporto di Punta Raisi a Palermo. Per un breve periodo ci fu un volo non stop JFKPMO.

Mi pare ovvio che noi dell’Alitalia, in particolare quelli che come me lavoravano negli Stati Uniti, non fummo contenti di questa facile battuta. Ancora una volta eravamo bollati come “mafiosi”, in fondo noi eravamo complici. Il gran pubblico americano poteva facilmente immaginare che la mafia fosse anche proprietaria d’una linea aerea. Perché no?

Quando il mattino dopo sono arrivato in ufficio già tutti parlavano del “fattaccio”, Avremmo dovuto incassare un’altra secchiata di lordura. Il primo a telefonarmi fu un amico giornalista, corrispondente a Washington d’un quotidiano italiano, che mi assicurò che avrebbe subito scritto un articolo in proposito, denunciando la faciloneria dei media americani, sempre alla ricerca d’una facile battuta non solo infondata, ma soprattutto falsa.

Ci sono i fatti e ci sono le opinioni.

Diciamo che il discorso è lungo e complesso, cercherò per quanto mi sia possibile di evitarlo perché poi tanto alla fine ognuno, includendo me stesso, rimane della

Il Mafioso

Il Mafioso

propria “opinione”, una blanda maniera per non usare il termine “pregiudizio”. Lo affermava anche Giulio Cesare, quindi il problema è antico.

Diciamo che il gran pubblico americano non conosce la geografia (un fatto) ed in questo caso fra Sicilia ed Italia non c’è gran differenza. Ecco, io stesso sto esprimendo un’opinione, ma forse è solo un mio pregiudizio: gli americani, nella stragrande maggioranza, sono una massa di ignoranti.

Ricordo che una volta durante una nostra riunione ci fu un gran capo venuto da Roma, che iniziò il suo intervento affermando che noi tutti prima di essere Alitalia, eravamo l’Italia, e per questo eravamo fortunati, pochi altri avevano il vantaggio di vendere una destinazione turistica così agognata da sempre e da tutti. Quella è l’Italia ma poi ci sono gli italiani ed il discorso si complica e saremmo stati sempre e solo italiani con gli aspetti negativi d’esser tali. Non c’era molto che potessimo fare per cambiare percezione negative ed infondate che altri avevano su di noi. Per esempio noi saremmo stati sempre in ritardo anche se certe statistiche (almeno a quei tempi) dimostravano che la nostra puntualità era superiore a quella della Lufthansa. Noi saremmo sempre rimasti lo stereotipo dei ritardatari, se fossimo stati puntuali era solo un’eccezione. E pensare che se io arrivo con un minuto di ritardo mi sento tutto ansioso. Assurdo.

Ma anche noi, ed io per primo, non ci salviamo: sempre pronti ad inscatolare gli altri, consolandosi, nella migliore delle ipotesi, che sia una forma di difesa, di non farsi trovare impreparati.

Non ricordo come andò a finire la storia del “mafia express”. Di certo ci furono delle proteste ufficiali, e non so se ci furono risposte di cui poi nessuno prese nota. Poco dopo il volo per Palermo fu soppresso, ma non per quelle insinuazioni. Diciamo che c’era un problema “tecnico” lungo da spiegare e di certo noioso, in poche parole c’era stata un’interpretazione non ortodossa degli accordi bilaterali di volo (USA-Italia) da parte nostra.

Circa 20 anni prima Antonio Badalamenti (puta caso: Alberto Sordi) mafioso occasionale, aveva fatto il viaggio al contrario. Lui era partito da Palermo per andare a compiere la sua missione a New York. Non ho visto il film da tanti anni, e non son sicuro in quale linea aerea fu messo il “suo” contenitore.

Il film ebbe un certo successo anche da questa parte dell’oceano, alla fine degli anni novanta una nuova copia restaurata ricomparve in circolazione, di certo a New York.

Ed io e la mafia?

Posso dire ben poco a parte quello che ho letto nei giornali od ho seguito alla radio o in televisione. Diciamo che c’ero vicino ed intendo solo in senso geografico. Sei anni fra New York e New Jersey direi che rendevano la vicinanza inevitabile.

Un agente di viaggio indiano aveva accumulato un certo debito con dei biglietti non rendicontati, mi pare circa $6.000. Il mio rappresentante era andato varie volte a trovarlo per sollecitare il pagamento senza successo, avevo provato a telefonagli ma non mi aveva mai risposto, aveva ignorato anche vari messaggi lasciati in segreteria. Un giorno il mio rappresentate mi informò che causalmente aveva parlato di questo debito con un suo “amico”. Riconobbi il nome e non fui contento della sua iniziativa, anche se ormai era tardi. Una mattina presto, forse proprio il giorno dopo, mi comparve davanti l’agente indiano, non era stato annunciato. Con gesto repentino poggiò una busta sulla mia scrivania:

“Ecco il soldi!” e subito se andò ed uscendo quasi di corsa “Mica c’era bisogno…”

Nella busta c’erano i $6.000 e non l’ho mai più rivisto.

Non mi ci volle molto a capire cosa era successo: aveva ricevuto una visita.

Di storie ce ne sarebbero altre, come quella della mia cena d’addio agli amici del New Jersey, ma lasciamole per quando ci ritroviamo a veglia.

 

Un altro episodio, definiamolo educativo a proposito di opinioni e pregiudizi, fu una conversazione che ebbi con un manager della Lufthansa. Nelle varie città in cui ho lavorato ho sempre trovato un’associazione di dirigenti delle varie linee aeree e regolarmente ci incontravamo una volta al mese per pranzo. Di solito finiva che noi europei ci sedevamo sempre assieme. Divenni amico col tedesco. Questi parlava l’italiano perfettamente, con un chiaro accento romanesco, aveva lavorato come caposcalo LH a Fiumicino per quasi dieci anni. Roma gli mancava ed anche parecchio, quelli erano stati gli anni migliori della sua vita. Alla fine di uno di questi pranzi rimanemmo soli al tavolo, gli altri se n’erano andati e noi continuammo a parlare. Era contento di stare con me cosi si poteva sfogare a parlare in italiano, non lo voleva dimenticare. In quell’occasione mi fece una specie di confessione, non ricordo le parole esatte, ma cerco di ricostruirne il senso, il contenuto della sua affermazione.

Interessante pensai e soprattutto inaspettata.

“Fausto sei fortunato, tu sei un italiano. È più facile essere italiano. Sei libero d’essere te stesso. Esser tedesco è difficile, duro, tutti si aspettano tutto da te, devi essere puntuale, organizzato, meccanico, non puoi sbagliare.” Continuò per un po’ su questo tono fin quando sconsolato, parlò anche di differenze religiose, cattolici e luterani. “E poi anche se non te lo dicono in faccia pensano sempre una cosa, uno stigma per tutti noi. Specie se ti trovi in una posizione di comando appena dai una direttiva che magari non piace a tutti, sai chi sei? Sei un nazista. Si tutti i tedeschi sono nazisti. Non c’è scampo, tragico. E pensare che un cugino di mio padre, comunista, fu fra in primi ad essere spedito a Dachau. Non tornò a casa.”

Ecco anche lui doveva vivere con il peso dello suo stereotipo, aveva ragione lui era più facile essere italiano.

Pirandello avrebbe potuto scrivere: “Il mafioso a pranzo col nazista”

 IMG_0103

E di quegli anni che mi rimane? Un ombrello! Tanya l’ha ritrovato in soffitta la settimana scorsa.

Quelli erano gli anni della prima Alitalia, siamo arrivati alla terza. Ma che se contano come le repubbliche?

 

 

 

 

 

1 aprile 2015, Marblehead, MA USA                                                                              

ftbraganti@verizon.net

131 M’Arcordo… un M’Arcordo di Giorgio Biagioli, anzi due.

marzo 31, 2015
Giorgio pronto al decollo (cabina d’un L1011, AZ 614 FCOBOS, dic.1993)

Giorgio pronto al decollo (cabina d’un MD11, AZ 614 FCOBOS, dic.1993)

Io conoscevo Giorgio da sempre, anche prima che me lo ritrovassi in classe in seconda liceo scientifico nel 1957. In quegli anni difficili, in attesa dei temutissimi esami di maturità, eravamo spesso assieme anche cercando di scoprire i misteri della vita che continuamente si presentavano a noi.

Ho dedicato un capitolo a lui nel libro M’Arcordo… di prossima pubblicazione, quindi cercherò di non ripetere quello che ho già narrato.

La tragica vicenda di questi giorni, voluta dal pilota tedesco, mi ha ricordato una altra storia anche se non credo sia il caso di fare un parallelo.

 

Per una strana coincidenza della vita ho avuto modo di passare del tempo con Giorgio, anche se abitavamo in due continenti differenti; da grandi ci siam ritrovati tutti e due a lavorare con Alitalia, anche se con manzione ben differenti. Come pilota doveva viaggiare ed io lo incontravo quando faceva scalo a Boston. C’era un sistema di rotazione equipaggi che qualche volta gli permetteva di rimanere anche due o tre giorni. Spesso lasciava l’hotel ed il resto dell’equipaggio per venire a dormire a casa mia, a Marblehead. Nel 1976 addirittura lo misi a lavorare durante un mio trasloco.

“Viaggiare in giro per il mondo può essere eccitante, un giorno a Tokio, un altro a Casablanca e poi ti ritrovi a Caracas. Oh Rio mi piace! Ma poi alla fine diventa stancante ed alienante, vedi alberghi ed aeroporti. Tu non sai come son felice di venire a Boston, trovare te, venire a casa tua. E poi si chiacchiera, si potrebbe essere al Telebar.”

Mi teneva informato di tutto e di tutti, inclusi i pettegolezzi e ai tempi delle “Corse delle Carrette” mi fece un corso accelerato di progettazione. Una sera in un ristorante cinese dove c’era una tovaglia di carta mi fece il disegno dettagliato del freno, era certo che avrebbe funzionato. Ma forse frenò troppo, credo che quella volta vinse Bernardo Boninsegni.

Durante una di queste nostre conversazioni gli chiesi.

“In tutti i viaggi che hai fatto, migliaia d’ore di volo, ci saranno stati pure momenti difficili, quando hai avuto davvero paura.”

Rimase silenzioso per un po’, era chiaro che stava ripercorrendo con la memoria una serie di situazioni, forse mentalmente stava facendo una graduatoria.

“Un momento che ho avuto paura fu proprio il mio primo atterraggio a Boston. La volta che ci siamo rincontrati dopo tanto tempo, quando tu ancora lavoravi allo scalo. A quel tempo come sai ero primo ufficiale (DC8-72) e per quel giorno era stato programmato che sarei stato io a fare l’atterraggio sotto l’occhio attento del comandante. Faceva parte del mio addestramento, della mia formazione per poi passare a comandante. Le condizioni atmosferiche erano tremende, al tramonto, poca visibilità, pioggia torrenziale e forti improvvise folate di vento. Poi alla fine con tanta tensione e sudore ce l’ho fatta, ed il comandante era soddisfatto”

E poi ha continuato:

  “Diciamo che quell’atterraggio a Boston fu per me un momento pericoloso, non nego che ebbi paura. Ma poi ci fu un’altra situazione che chiamerei difficile ed anche parecchio ma per ragioni molto differenti. Ero passato ai DC10 ed ero ancora secondo ufficiale e continuavo a fare voli a lungo raggio. Quel giorno, avvicinandosi all’aeroporto di Hong Kong, famoso per l’atterraggio difficile,  venendo da Sidney, il tempo era bellissimo, condizioni atmosferiche perfette, visibilità all’infinito.

Io ero seduta al mio posto sulla destra della cabina ed il comandate a sinistra. Abbiamo iniziato regolarmente la discesa. Dopo un po’ ho notato che l’angolo di discesa non era giusto, il comandante aveva posizionato l’aeromobile con un’inclinazione eccessiva. La pista era ancora molto lontana, c’era tutto il tempo per correggere la situazione ed aspettavo che il comandante si rimettesse all’altitudine prevista. Cosa che non fece. Ed io cominciavo ad innervosirmi. Già vedevamo la pista che si avvicinava, ma c’erano ancora diverse miglia all’atterraggio, c’era tempo. Ma non c’era solo la pista ad avvicinarsi, infatti proprio prima di questa c’era anche una collina. Io ero il primo ufficiale, e quello era un comandante, uno di quelli anziani, con tant’anni di servizio. Lui era il responsabile dell’aereo, la sua autorità era assoluta. Cosa dovevo fare? Poi alla fine intervenni di certo titubante, con un:

“Comandante, siamo un po’ bassi. Ci stiamo avvicinando.”                                                                                                                                                                                                                           “Si, si Biagioli, grazie, lo vedo, lo vedo.”

Sentii nella sua voce un tono d’incertezza, e nello stesso tempo costatai con continuava la discesa troppo inclinata, senza correggerla, la collina si stava avvicinando. Un senso di panico si stava impadronendo di me.

“Comandante, siamo bassi, troppo bassi!”

“Si Biagioli.”

E ancora una volta non fece nulla.”

            Avevo natato che Giorgio nel raccontarmi questa storia si era un po’ turbato, come se rivivesse quell’esperienza.

            “Cosa potevo fare? Ci si avvicinava sempre più rapidamente, quella maledetta collina, poi c’era quella virata, prevista, all’ultimo momento per allinearsi con la pista. Avevamo già calato il carrello. Ed io continuavo a pensare che quello era un comandante, il mio comandante. Poi d’improvviso ho capito che non c’era altro da fare:

“Comandante, ritorniamo in quota.”

Ho preso il comando dell’aeromobile, ho tirato con forza la cloche per cabrare, ed ho accellerato per riportare il velivolo in quota. Avevo interrotto l’atterraggio, era quello un atto di ribellione, d’ammutinamento?

L’improvvisa gran curva di certo terrorizzò i passeggeri ed alla fine siamo ritornati in quota. Il comandante non ha detto nulla, ha abbassato la testa sul cruscotto e borbottava:

“Grazie Biagioli, Grazie Biagioli …”

La torre di controllo ci rimesso in fila per l’atterraggio e dopo pochi minuti siamo scesi senza alcun problema, apparente.

Il problema c’era e come: era il comandante. Questi era anziano, con tanta esperienza, ma che per qualche ragione era andato in crisi, in tilt. L’incidente non poteva esser nascosto. L’aereo non è potuto ripartire fin quando è arrivato un nuovo comandate.

Dopo questo incidente, chiamiamolo malore, il  comandante è rientrato a Roma dove fu sottoposto a visite mediche e tante valutazione. Conclusione fu mandato in pensione.”

            E questa è la storia che mi è tornata in mente in questi giorni, purtroppo. Di anni ne son passati tanti ed ho cercato di ricostruire le varie conversazioni di Giorgio con quello che ricordavo. Anche se di certo non sono esatte, verbatim, spero d’averne mantenuto il senso.

            Conclusione: sempre due persone nella cabina di pilotaggio.

 

            E per finire, tanto ci siamo, vi racconto un’altra storia e questa successe proprio durante il volo in cui scattai queste fotografie, nel dicembre del 1993, da Roma a Boston. Al 1993-12 Giorgio in volo fmomento dell’imbarco Giorgio mi invitò in cabina; anche nell’ MD11, come in tanti aerei, c’è uno strapuntino, non particolarmente comodo, posizionato dietro il comandante nel lato sinistro dell’aeromobile. Non eravamo ancora decollati e Giorgio era tutto preso con una complicata situazione di traffico sotto una pioggia torrenziale per raggiungere l’inizio della pista, quando il responsabile di cabina venne ad informarlo che a bordo, seduto in business class, c’era il Cardinal Law di Boston con il suo segretario.

            “Mi scusi comandante, il cardinale Law mi ha chiesto se fosse possibile accomandarlo in classe Magnifica (6 posti in una specie di super prima classe che avevamo a quei tempi).”

            E Giorgio:

“Mi pare che in questo volo non abbiamo nessuno in Magnifica”

“Infatti comandante, non abbiamo neanche il servizio catering adeguato”

“Bene, dica pure che non abbiamo servizio e che rimanga in business class.”

“Bene comandante”

E cosi il capo cabina si allontanò.

Dopo pochi minuti ricomparve di nuovo e con un tono di voce dispiaciuto:

“Comandante mi scusi, il cardinale continua, insiste, dichiarando che lui viene sempre messo in Magnifica class.”

“Dica pure al cardinale che adesso sono molto occupato e dopo il decollo verrò a parlare personalmente con lui.”

Finalmente raggiungemmo la pista e sempre sotto gran scrosci di pioggia decollammo con tanti traballoni.

Come promesso, dopo aver indossato la sua giacca blue con tutte quelle strisce dorate sulle maniche, andò a cercare il cardinale. Fu di ritorno dopo non molto, si tolse la giacca e ritornò al suo posto,

Ed io curioso:

“Allora? Ma che gli hai detto?”

“Prima gli ho ripetuto che in questo volo non si offriva il servizio di Magnifica e lui subito ha detto che sarebbe stato soddisfatto col pasto, affermando che le poltrone di Magnifica sono più comode. Allora gli ho chiesto che biglietto avesse e quando mi ha confermato ch’era di business, ho concluso, molto educatamente che infatti era seduto in business e non c’era altro che potevo fare in proposito e cordialmente l’ho salutato.”

Il cardinal Law fu susseguentemente travolto da una serie di scandali di preti pedofili tenuti nascosti e riciclati da parrocchia in parrocchia. Fu mandato in un esilio dorato a Roma. Mi domando, ma in che classe viaggiò?

 

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130e M’Arcordo… la locandina del libro.

marzo 25, 2015
Luisa Taba (1915-1987) nel 1937

Luisa Taba (1915-1987) nel 1937

Il prossimo 21 aprile la mi’ mamma, Luisa Taba, avrebbe compiuto cent’anni. Peccato che non sia stata longeva come la sua compagna di scuola, l’Irma Vandi che ci ha lasciato solo pochi giorni fa.

Si, la mi mamma andava in motocicletta, ma io non l’ho mai vista, quindi non posso dire quanto brava fosse stata. Raramente guidava la Vespa del babbo e solo per brevi tratti.

In gioventù, e prima che il mio babbo entrasse nella sua vita, aveva avuto un bravo maestro: Beppe, il suo primo perduto amore. Lui non solo era bello, come affermava lei, ma era anche un motociclista spericolato, ma poi l’abbandonò per andare in Abissinia; non era stato richiamato, lui partì volontario. Una carognata.

Diciamo che la mia relazione con lei fu complessa e solo da grande, durante le sue visite a Marblehead, l’ho “conosciuta” meglio.

Nello scrivere i miei M’Arcordo… ho fatto il possibile per non trasformarli in “confessioni”. Assicuro i possibili lettori che non corrono rischi, in quasi 300 pagine non pretendo d’essere Rousseau e tanto meno Sant’Agostino.  

 

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130d M’Arcordo… la locandina del libro.

marzo 18, 2015

locandina 4 da pubblicareQuesta mattina Il mio blog M’Arcordo… www.biturgus.com

ha raggiunto 100.017 visite, a quest’ora son certo di più.

Sarei un ipocrita, un falso modesto, se non ammettessi che ne son fiero, o meglio, orgoglioso. Perdonatemi questo peccato di vanità. Come ho detto altre volte, quando cominciai con il Ghiozzo non prevedevo minimamente tali sviluppi.

Questo mi conferma che era l’ora che raccogliessi almeno una parte dei M’Arcordo nel libro che presenterò ad aprile. Ho materiale per almeno altri due volumi. Sono un grafomane.

Grazie a questo ho ritrovato amici per il mondo, dall’Australia al Cile, da Singapore a Londra ed ho fatto nuove conoscenze, sempre interessanti, sempre molto da imparare.

Prometto, scriverò nuovi M”Arcordo… Ci sono stati quelli che si son lamentati, che non son prolifico come una volta. Durante la mia recente visata a Sansepolcro due persone mi hanno chiesto:

“Ma quanto dobbiamo aspettare per la seconda puntata sul sesso?”

 

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130c M’Arcordo… la locandina del libro.

marzo 18, 2015

locandina 3Era la mattina della Befana del 1950 e noi tutti belli e baldanzosi, anche con tanta brillantina, certi di fare un’opera di carità, siamo andati a distribuire i doni ai vecchietti degli ospizi. Ce n’erano due.

Quelle donne pie che ci facevano lezione di catechismo la domenica mattina ci avevano invitato a portar bottiglie di vino, dolci e crostate che poi noi avremmo distribuito ai bisognosi.

La mi’ mamma mi diede un bottiglione di vino che abbraccio soddisfatto. Sono il secondo da sinistra nella fila in alto.

M’Arcordo che Giovanni Acquisti, secondo da sinistra in prima fila in basso, con la papalina in testa, arrivò in ritardo, noi eravamo già in posizione per la foto. Di corsa trovò un posto fra il Dindelli ed il Guidobaldi

 

Da sinistra a destra, dal basso verso l’alto:

I fila: Rinaldo Dindelli, Giovanni Acquisti, Mario Guidobaldi, Giuseppe Alvisi, Gustavo Dolfi, Santino Valori

II fila: Ugo Salvi, Massimo Spillantini, Paolo Rosadi, Enzo Guidobaldi, non ricordo, non ricordo

III fila: Omero Roti, Giuseppe Torrioli, Piero Torrioli, Massimo Burroni, Ernesto Valori, ? Tanfi

IV fila: Paolo Comanducci, Fausto Braganti, Steno Mercati, Piero Spillantini, Sergio Mearini, Valentino Mercati

  

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130b M’Arcordo… la locandina del libro.

marzo 14, 2015
la mia prima fotografia

la mia prima fotografia

Quella fu una delle mie prime sortite dal Palazzo delle Laudi. Era il 25 luglio 1941. Non preoccupativi, lo so solo perché è scritto nel dietro della foto. 

Il 25 luglio di due anni dopo sarà ben più memorabile della mia prima fotografia.

La mamma sembra contenta e fiera, mi ha fatto una specie di ricciolo in testa. A quattro mesi non ho molti capelli e niente barba, per fortuna.

La guerra è lontana, sembra proprio che a Sansepolcro non verrà mai. Ci sono ancora tre anni prima che arrivi la distruzione.

Il vestito leggero della mamma ci fa pensare che sia una giornata calda, dopo tutto è luglio. L’ombra del Palazzo mi fa pensare che siano fra le dieci e le undici del mattino.

Le colonne delle logge erano  consumate alla base dal tempo. M’Arcordo quando anni dopo ci furono grandi lavori per restaurarle con pietre nuove ben levigate. L’Arco della Pesa ancora non era stato scoperchiato. Si vede ancora la balaustra di ferro. Ma quando fu rimossa?

 

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