137 2015-09-15 M’Arcordo… de Baldino Mariucci de Castello.

settembre 15, 2015
grazie a Baldino abbiamo il permesso di mangiare

grazie a Baldino abbiamo il permesso di mangiare

<<Più Baldino.>>

Ecco cosa Tanya ed io abbiamo letto sul foglio di carta appeso sulla porta del ristorante e lui non era un convenzionato.

“Ecco, Baldino è una persona importante.” Questo lo sapevo già, quella scritta era solo una conferma che a Città di Castello s’aprivano le porte per Baldino Mariucci. Lui, assieme a Gabriella e Giovanna, ci aspettava e ci accolse con il suo indimenticabile sorriso e tanta cordialità, memorabile fu il pranzo a base di tartufi. Quella era la stagione giusta.

Ora Baldino se ne è andato, ci ha lasciato d’improvviso. Condivido come tanti, anzi tantissimi, la mia tristezza.

Tutto cominciò quando, leggendo “Pagine Altotiberine”, penso fosse la primavera del 2005, scoprii che uno di Città di Castello aveva scritto un libro a fumetti che prometteva d’essere interessante, almeno per me.

“… e gridarono Viva Maria”.

Ecco un argomento che mi ha da sempre incuriosito, e c’era stato un certo Baldino Mariucci che aveva avuto coraggio di scrivere su quegli eventi storici locali di cui si

la storia a fumetti

la storia a fumetti “e gridarono Viva Maria” di Baldino Mariucci

parla ben poco, oserei dire celati per ovvie ragioni. Direi non sono edificanti.

Io, nato a Sansepolcro e lontano da Castello, abito a Marblehead a nord di Boston (USA) non avrei trovato facilmente una copia del libro da queste parti. Pensai di chiedere ad un amico di comprarmelo, ma poi sapendo che dopo poche settimane sarei andato a Sansepolcro, decisi di aspettare. Non avevo molto tempo e corsi subito a Città di Castello e comprai il libro. Quello fu un viaggio breve e con un programma pieno d’appuntamenti, lasciai la lettura per il mio viaggio di ritorno, cosi i fumetti di Baldino mi fecero compagnia da Roma a Boston. Affascinante.

Scoprii il suo inimitabile talento nel narrare visualmente ed in un modo semplice la storia, rendendo con pochi tratti i personaggi vivi nelle loro passioni e coinvolgenti negli eventi vissuti. La storia è vita.

Dovevo conoscere l’autore. Mi fu facile trovare il suo indirizzo e gli scrissi una lettera. In un epoca in cui la posta elettronica cominciava già ad imperversare scrissi una lettera vera, con la penna e con tanto di busta e francobollo. Mi rispose a giro di posta. Poi anche noi passammo alla posta elettronica. Quasi coetanei scoprimmo d’avere vari amici in comune, e molti dei nostri ricordi collimavano. Ci furono anche varie telefonate e sempre con la promessa che al mio prossimo viaggio ci saremmo incontrati.

Incontrai Baldino e sua moglie Gabriella in persona alla mia cena di matrimonio alla Buca di Michelangelo a Caprese Michelangelo alla fine di luglio del 2006. Li avevo invitati.

luglio 1944 la Torre di Berta di Sansepolcro salta in aria, opera di Baldino Mariucci

luglio 1944 la Torre di Berta di Sansepolcro salta in aria, opera di Baldino Mariucci

Regalare qualcosa ad uno che si sposa a 60 anni, non è facile, dando per scontato che la coppia non ha bisogno di nulla per la casa, come nel caso dei novelli sposi.

Baldino mi portò qualcosa di speciale. Capii subito dalla forma del pacco ch’era un quadro, ma cosa? Prima d’aprirlo chiese scusa a mia moglie Pascale e mi pare proprio che lo fece in francese, dicendole che quello in fondo era un regalo solo per me. Poi proprio quando stavo per scoprire il contenuto aggiunse:

“Questo è un momento della storia tua cara città, ho cercato d’esprimere il tragico di quel momento, che voi Borghesi sentite ogni giorno, anche dopo tanti anni.”

Baldino aveva dipinto proprio quel momento, quando l’amata Torre di Berta fu fatta saltare in aria nell’estate del ’44.

Si, aveva ragione, quello era davvero un regalo di un gran significato personale. Aveva toccato la nota giusta. E posso anche dire che sono il fortunate proprietario d’un’opera di Baldino Mariucci. Ne son fiero.

Nel 2008 cominciai a scrivere una serie di brevi storie di memorie lontane, così nacque “M’Arcordo…” e Baldino ne fu un fedelissimo lettore e spesso fu generoso di commenti ed anche di suggerimenti riempiendo lacune. E spesso mi spronava a raccogliere il tutto, dovevo pubblicare un libro. Da parte mia anche ‘io lo pregavo, lo imploravo:

“Baldino, ti devi mettere al tavolino, c’è un altro libro da scrivere, da illustrare a fumetti con il tuo inimitabile stile. Devi raccontarci la storia di Garibaldi e la sua famosa marcia attraverso la nostra valle con i resti del suo esercito, dopo la caduta della Repubblica Romana nel 1849.”

Lui sorrideva:

“Scrivere, disegnare un libro, è un grande impegno, questa volta non credo che ce farei.”

Prima d’arrivare in Italia facevamo piani e quando possibile ci incontravamo per pranzo, gli piaceva venire a Sansepolcro ed il Fiorentino, il tavolo d’angolo accanto alla vetrinetta piena di ricordi, era il suo posto preferito. I nostri erano pranzi molto lunghi ed Alessio ed Alessia erano tolleranti con noi.  

Seguendo il suo consiglio ed anche quello d’altri finalmente lo scorso aprile sono uscito con il libro “M’Arcordo… Storie Borghesi” Avevo da tempo annunciato l’evento a Baldino

Ubaldo Mariucci e Fausto Braganti, mostra delle opera di Baldino a Citta' di Castello, novembre 2006

Ubaldo Mariucci e Fausto Braganti, mostra delle opera di Baldino a Citta’ di Castello, novembre 2006

ma subito e con gran tristezza mi disse che dato le sue limitazione non sarebbe potuto venire. Mi fu chiara la sua tristezza. Purtroppo dato i miei impegni ed il breve tempo a disposizione non potei andare a trovarlo e portargli una copia di persona. Incaricai un comune amico di farlo per me.

Un rammarico comune ci univa, il fatto che ci eravamo conosciuti tardi, da grandi. La grande distanza che ci separava non permetteva di coltivare ed approfondire un’amicizia che sapevamo avere radici profonde per simili interessi e valori, anche se in teoria eravamo “differenti”: lui de Castello e io del Borgo. L’amore ed il rispetto per la nostra storia e tradizioni ci accomunava.

Proprio per il suo grande amore per Castello, la sua gente e la sua storia voleva fare tutto il possibile che il passato fosse rispettato e soprattutto non dimenticato.

Invito tutti i Castelani a continuare la sua causa di fare tutto il possibile per salvare il monumento di Garibaldi.

Mi unisco alla famiglia e tutti voi nel cordoglio.

Baldino carissimo, questo e’ un M’Arcordo… che non avrei volute scrivere.

Post Scriptum: una nota sul “Viva Maria”.

Non è facile parlare di quegli eventi della fine del settecento, anche se son passati più di duecento anni, ed essere obbiettivo. Mi pare che sia inevitabile: doppiamo scegliere da che parte schierarsi, o ti metti coi Giacobini o con i Sanfedisti pur conoscendo che eccessi e crudeltà furono commessi da ambo le parti. A Città di Castello, nella Val Tiberina, ad Arezzo e nel Valdarno si scontrarono due mondi, due culture come in Calabria, in Vandea ed in Bretagna. Nel nome della Fede e della Ragione furono commessi terribili massacri, ma in fondo erano solo uomini che, da una parte o dall’altra, volevano il potere. C’erano quelli che volevano mantenere lo status quo e quelli che lo volevano mutare. Un fattore li accomunava, ambo le parti promettevano che il loro sarebbe stato un mondo migliore. Il popolino o le truppe che li seguivano avevano obbiettivi più contingenti: la promessa del saccheggio era più che sufficiente a spronarli.

Ho riletto il libro di Baldino, tutto d’un fiato. Come ho già scritto Baldino è riuscito a far rivivere personaggi grandi e piccoli e con sui disegni ci ha coinvolto nelle loro passioni, la storia diventa vita.

Suggerisco a tutti di farlo. Ora rileggerò gli altri, il libro sui Vitelli e quello della Storia Tifernate, mi posso vantare di averli e ne son fiero, forse sono le uniche copie negli Stati Uniti?

Ho sentito parlare del “Viva Maria” per la prima e brevemente, un breve accenno del professore di storia che era comunista e sindaco di Sansepolcro, quando ero in V liceo e poche volte dopo. Qualcuno mi disse che ci fu anche un eccidio di ebrei a Sansepolcro. Ma sarà vero?

Ho delle domande a cui vorrei trovare una risposta. Ma dove furono seppelliti i soldati francesi uccisi al Cassero? 150 cadaveri son tanti e non erano i soli.

Ed i miei avi (Braganti, Ligi e Laurenzi di Selci, San Giustino e Monte Santa Maria) da che parte si misero? Erano poveri contadini, probabilmente seguirono la Madonna.

 

Marblehead, 15 settembre 2015

copertina

Ho recentemente pubblicato il libro “M’Arcordo…Storie Borghesi” che può essere acquistato nelle librerie di Sansepolcro. Questo è un breve filmato dell’inizio della presentazione del libro avvenuto nella sala consiliare (quella che io chiamo “sala del biliardo”) del Comune di Sansepolcro, 25 aprile 2015.

Presentazione del libro M’Arcordo…

 Il mio blog fotografico https://1dailyphoto.wordpress.com/

E questo è il sito dedicato al http://il-dottore-fotografo-alla-grande-guerra.com/

 

136 Non M’Arcordo… del 24 maggio del 1915, ma m’arcordo quello del 1965.

maggio 21, 2015

Achille_Beltrame_DSC_0002.1399027689

E son passati cent’anni! E pensare che m’arcordo del cinquantenario, ed allora di reduci vivi ce n’erano ancora tanti. Il 24 maggio, la dichiarazione di guerra, credo che abbia conosciuto quella fatidica data da sempre, immortalata anche dalla canzone omonima, che a detta di tanti era stata una delle forze che avevano portato alla vittoria.

Nel cinquantenario del ’65 La Domenica del Corriere, ancora c’erano quelli che la leggevano, ripubblicò una serie di tavole di Achille Beltrame. Credo che fu proprio lui che, con le sue classiche illustrazioni settimanali sempre un po’ agiografiche, a popolarizzare gli eventi in ogni angolo dell’Italia, visualmente narrando l’eroismo ed il sacrificio delle nostre truppe.

Celebrazioni? Commemorazioni? Di certe ce ne saranno tante per questo centenario e chiamatele come volete, io preferisco definirle “commemorazioni”. Per me non c’è nulla da celebrare, specialmente l’inizio d’una guerra, e quella fu definita Grande proprio per la sua portata, mai vista in precedenza. Ci voleva una Seconda perché quella cambiasse nome per diventare la Prima.

Una era stata la guerra dei nonni e l’altra quella dei babbi. Negli anni che seguirono, ai tempi della cosiddetta guerra fredda, sembrava inevitabile che ce ne sarebbe stata un’altra, la Terza. E quella sarebbe toccata a me, ero cresciuto con l’idea che quello sarebbe stato il mio dovere.

Diciamo che m’è andata bene, che c’è andata bene.

Son 70 anni che noi (europei occidentali) non facciamo una guerra fra di noi, questo non era mai e poi mai successo nella storia, sin dai tempi della Pax Romana. Direi

che questo è il vero miracolo di cui ben pochi parlano, forse perché, con gli americani in testa, non abbiamo smesso di esportarla.

Ma come arrivò la notizia della dichiarazione di guerra a Sansepolcro quel fatidico 24 maggio? Di certo non fu una sorpresa, tutti sapevano, anche i più ottimisti, che era inevitabile, era solo una questione di quando. Il mi’ babbo raccontava, allora aveva 11 anni, che suo padre (il mi’ nonno Barbino) ritornò a casa col giornale, di certo La Nazione, e che si mise a leggerlo ad alta voce in cucina. La nonna si mise a piangere. Il nonno le ripeteva di star tranquilla, che lui aveva 41 anni, ch’era vecchio e senza alcuna esperienza militare. La rassicurava che non lo avrebbero richiamato. Si sbagliò nelle sue previsioni.

Non so cosa si disse quella sera nella casa Taba, la famiglia di mia madre, in via San Puccio. Il nonno Giuseppe, 36 anni, fu subito richiamato e parti, fantaccino semplice

Giuseppe Taba, ancora con i denti

Giuseppe Taba, ancora con i denti

con tutti i denti, lasciando la moglie Santina con tre bambine, di 5 e di 3 anni e la mi’ mamma di solo un mese. Come tanti altri camminò lungo il viale della stazione e chissà quante furono lacrime versate. Per lui la prima tappa fu una caserma in Piemonte, ma non so dove e dopo poche settimane fu spedito al fronte, in trincea. Anche di questo non ci sono memorie, come raccontava mia madre, suo padre non ne voleva parlare. Dopo alcuni mesi si ammalò con una grave infezione alle gengive ed perse tutti i denti e fu rimandato a casa. Forse qualcuno lo considerò fortunato, per lui la guerra era finita. La nonna si ritrovò un marito vivo, sdentato e vecchio di spirito, che non sorrise mai più. Non gli fu mai riconosciuta alcuna invalidità e tantomeno pensione. Perdere i denti non è una ferita. In trincea era diventato socialista.

E come arrivò la notizia all’anonimo ufficiale austriaco, quello di cui posseggo dei frammenti del diario? Forse era già nell’esercito imperiale e doveva solo aspettare la destinazione, sarebbe arrivata: nel Carso per fermare l’avanzata degli italiani. Intanto lui sognava d’incontrare una donna bellissima come Madame Récamier.

E quando il medico fotografo di cui ho i negativi di vetro, anche lui senza nome, seppe che doveva partire? Certo si preoccupò di portare tutto il materiale fotografico. Quello era un evento storico.

il cugino Domenico, morto nel Carso

il cugino Domenico, morto nel Carso

Domenico, il cugino del mi’ babbo, fu fra quelli che non tornarono, credo che sia sepolto a Redipuglia. Sua madre. la zia Domenica venne da Arezzo ad Anghiari per farsi fotografare col figlio. La storia rasenta l’assurdo: lei era rimasta incinta da ragazza ed aveva lasciato il figlio presso una famiglia di contadini dalle parti d’Anghiari, s’era poi trasferita ad Arezzo dove s’era sposata ed avuto altri figli. Il marito non seppe mai di questo figlio illegittimo della moglie.

Il nonno Barbino, nonostante le sue buone intenzioni, non mantenne la promessa di rimanere a casa, infatti dopo Caporetto furono richiamate le classi del ’99 e del ’75 e ’74 ed anche lui partì, era fra i più vecchi. Quando sua sorella Domenica, che aveva già perso il figlio, seppe che lui era nella caserma ad Arezzo organizzò con altre madri e vedove una dimostrazione contro la guerra. Schiaffeggiò un ufficiale che era venuto per calmarle e disperderle. Per questo si face diversi mesi di prigione come disfattista. Il nonno non andò lontano: Fortezza da Basso a Firenze, stazione di Camucia e finì la guerra a Sansepolcro, la sera tornava a casa alla Fontesecca a dormire: era fra quelli che raccoglieva paglia e fieno per l’esercito.

Il babbo, adolescente ai primi anni della Scuola Tecnica, imparò a far la calza, i soldati avevano bisogno di tenere i piedi caldi. Quello fu il suo contributo.

Di reduci ne ho conosciuti tanti e gli ultimi sopravvissuti divennero Cavalieri di Vittorio Veneto. Tante sono le storie che mi hanno narrato: certi nomi riecheggiano ancora come luoghi mitici. Mi parlavano dell’Isonzo, di Gorizia, del Carso, del Vallone di Doberdò, del Podgora, dell’Altipiano e di tanti altri. Non ho mai incontrato un eroe, ma solo uomini che avevano fatto il loro dovere. Per esempio solo dopo la morte scopri che Bastiano era stato multi decorato, ancora costudisco le medaglie che la moglie mi diede. Ai tempi del cinquantenario c’era un uomo, un invalido che abitava non lontano da noi in via dei Filosofi. Spesso lo vedevo vagare per i campi, non parlava mai con nessuno, per poi correre e d’improvviso nascondersi in un fosso, per lui quella era una trincea, ancora sentiva le esplosioni degli obici, per lui la guerra non era mai finita.

Ci sarebbe altro da dire, ma poi in fondo non è necessario, finiamola qui. Per ognuno di noi gli anniversari, che essi siano celebrazioni o commemorazioni, anche se hanno un valore, un significato soggettivo alla fine ci uniscono, ci accomunano, almeno per un giorno ci fanno sentire più vicini: ecco il valore della memoria comune.

Chiniamo la testa con rispetto per tutti, vincitori e vinti, ed abbracciamoci.

 

placca del monument ai caduti, 1925

placca del monument ai caduti, 1925

PS: ancora una volta peroro la causa della placca sopravvissuta del vecchio monumento ai caduti. Vorrai tanto che, per onorare la memoria di tanti sacrifici, non rimanesse all’oscuro ma che fosse esposta al pubblico, magari nel cortile del Palazzo delle Laudi assieme alla placca del Bollettino della Vittoria, quella che non venne distrutta nell’esplosione della Torre di Berta.

Marblehead, 21 maggio 2015

copertina

Il mio libro “M’Arcordo… Storie Borghesi” è in vendita nelle librerie di Sansepolcro, eccetto una.

Presentazione del libro M’Arcordo…

http://il-dottore-fotografo-alla-grande-guerra.com/

https://1dailyphoto.wordpress.com/

 

ftbraganti@verizon.net

Facebook: Fausto Braganti

 

 

135b M’Arcordo… la locandina del libro.

aprile 17, 2015

Locandina 9 pubblicataIl sogno dello scrittore: tantissima gente, anzi folla oceanica, verrà alla presentazione del suo libro. L’incubo dello scrittore, alla fine non verrà nessuno, o quasi.

Quello dell’altra notte non era un vero incubo, diciamo che ho avuto un sogno ansioso, come uno di quelli in cui non si riesce a raggiungere il treno che sta partendo e che si trovano tanti gli intoppi possibili ed immaginabili. Bene io non riuscivo a trovare la sala della presentazione, che poi alla fine, quando l’ho finalmente scoperta alla fine d’un lungo corridoio, era una piccolo aula con quattro e cinque persone che mi aspettavano annoiate. Ma ora viene il bello: una di queste era Vittorio Emanuele III, ma come ho fatto a farlo resuscitare nella mia testa? Forse era davvero un incubo per uno come me di tradizione repubblicana.

Di certo lui non ci sarà il 25 aprile e questo mi consola.

 

 

Gli interessati ad ordinare il libro per posta si possono rivolgere a:  Lorenzo Casi,  Arca dei Libri, Sansepolcro

info@arcadeilibri.it

0575-75-04-88

135 M’Arcordo… la locandina del libro.

aprile 10, 2015

Locandina 8 pubblicata

1949, in terza eravamo solo 43. Un miglioramento rispetto alla seconda quando eravamo 48. Il nostro maestro Guerri non è nella foto e non so perché, poi l’ho visto nelle foto di altre scolaresche. 

Io portavo l’infame grembiulino nero e l’odiavo, avevo convinto la mamma a non mettermi il fiocco e quella era una piccola vittoria, almeno per me. Ero invidioso di quelli che non lo portavano.

A quei tempi non c’era la mensa e si portava la merenda nella cartellina. Io me la passavo bene, qualche volta la mamma mi comprava un maritozzo.

E prima che me lo chiediate ecco i nomi di quasi tutti. Facemmo una cena nel 1989 ed una nel 2009.

  3-005d 1949 terza gruppo

 

1   Paolo Mariucci                                 23 dimenticato

2   Giuseppe Pasqui                             24 Annibale Giorni

3  Francesco Strivieri                           25 Torquato Testerini

4   Franco Ricatori                                26 Marcello Luzzi

5   Giancarlo Chiasserini                     27 Gilberto Lancisi

6   Guido Poggini                                  28 dimenticato

7  Giuliano Tofanelli                             29 Gilberto Mori

8   Mario Giorni                                    30 Piero Spillantini

9   Umberto Corgnioli                          31 Moravio Maffucci

10 Sergio Fiordelli                               32 Massimo Burroni

11 Carlo Merendelli                             33 dimenticato

12 Piero Zanchi                                   34 Claudio Bonucci

13 Franco Piccinelli                            35 Paolo Giannini

14 Angelo Castellani                          36 Bruno Gennaioli

15 Jacopo Bagattini                           37 Ugo Franceschini

16 Gerardo Marzi                                38 Alberto Mancini

17 Eros Draghi                                    39 Silvano Luzzi

18 Domenico Spinosi                         40 Mario Borghini

19 Franco Brighigni                            41 Mario Marini

20 Fausto Braganti                             42 Franco Galeotti

21 Fabio Brizzi                                    43 dimenticato

22 Massimo Acquisti

 

 

Gli interessati ad ordinare il libro per posta si possono rivolgere a:  Lorenzo Casi,  Arca dei Libri, Sansepolcro

info@arcadeilibri.it

0575-75-04-88

134 M’Arcordo… la locandina del libro.

aprile 8, 2015
1962 I Balestrieri a Caltagirone

1962 I Balestrieri a Caltagirone

Quelli di Garibaldi erano Mille, armati di schioppi, quelli del Borgo erano Ottanta, armati di balestre. E la Sicilia non fu più la stessa.

Quelli del Borgo, che erano sbarcati a Messina nella tarda mattinata d’un giorno caldissimo della fine di luglio del 1962, puntarono subito verso il centro dell’isola, obbiettivo Caltagirone.

Giornata storica, dopo i Fenici, i Greci, i Cartaginesi, i Romani, gli Arabi, i Normanni, i Francesi, gli Spagnoli, i Piemontesi e di certo ne ho dimenticati alcuni, non potevano mancare i Borghesi, armati di balestre.

Il condottiero Giovagnoli, coadiuvato dal maresciallo La Tona e dal maestro Petrucci guidò le sue truppe al trionfo totale per la festa di San Giacomo.

Nella memoria collettiva c’è anche questa storia. Diciamo che non potrete sentire nel libro, per fortuna vostra, l’aroma d’una armata che per una settimana si lavò ben poco per la scarsità dell’acqua. Era anche un’armata arrostita, ecco cosa succede a chi marcia sotto l’implacabile sole siciliano indossando una maglia ferrata.

Fu allora che mi convinsi che uno dei grandi falsi storici sia quello di rappresentare i crociati, possenti nelle loro armature, che assaltano le mura di Gerusalemme. Impensabile!

 

Gli interessati ad ordinare il libro per posta si possono rivolgere a:  Lorenzo Casi,  Arca dei Libri, Sansepolcro

info@arcadeilibri.it

0575-75-04-88

133 M’Arcordo… la locandina del libro.

aprile 2, 2015

 Locandina 6 pubblicataDiciamo, e per chi mi ha seguito durante questi anni non è una novità, ci sono anche altri M’Arcordo… quelli che definisco mitologici. Ovvero quelli che ricordano anche quello che non successe.

Son cresciuto in un mondo in cui le giarrettiere erano la norma. Dapprima le ragazzine portavano gli immancabili calzini bianchi e poi il gran balzo: questi sparivano, compariva la gamba stretta dalla calza di nylon. E la nostra immaginazione vede il resto.

Col tempo i costumi cambiano ed anche questo passò di moda: arrivarono i collant. Li conoscevo bene, in fondo erano come le mie brache da balestriere. Era meglio se fossero rimasti solo per loro.

 

 

Gli interessati ad ordinare il libro per posta si possono rivolgere a: 

Lorenzo Casi,  Arca dei Libri, Sansepolcro

info@arcadeilibri.it

0575-75-04-88

132 M’Arcordo… quando ero mafioso.

aprile 1, 2015
Alitalia Boeing 747-

Alitalia Boeing 747-

“The mafia express has landed.”

Queste sono state le parole che il commentatore televisivo ha finalmente pronunciato, scandendole lentamente, dopo una lunga ripresa in cui si vedeva un B747 Alitalia che si avvicinava alla pista lentamente, per un tempo che sembrava senza fine, prima avevamo sentito solo il rumore dell’aereo che si avvicinava. Volevano creare suspense e ci riuscirono. Quello era l’inizio d’un segmento del programma molto seguito “60 minutes” (CBS, ogni domenica sera, da sempre) in cui si mettevano in evidenza gli stretti legami fra la mafia americana, in particolare quella di New York e New Jersey, e quella siciliana in particolare di Palermo.

Era una domenica sera dell’estate del 1982, a quel tempo ero responsabile dell’ufficio Alitalia di Washington DC.

Quella era una delle nostre aeromobili (a quei tempi fra di noi si usava ancora quel termine) che, partita da JFK a New York, era atterrata all’aeroporto di Punta Raisi a Palermo. Per un breve periodo ci fu un volo non stop JFKPMO.

Mi pare ovvio che noi dell’Alitalia, in particolare quelli che come me lavoravano negli Stati Uniti, non fummo contenti di questa facile battuta. Ancora una volta eravamo bollati come “mafiosi”, in fondo noi eravamo complici. Il gran pubblico americano poteva facilmente immaginare che la mafia fosse anche proprietaria d’una linea aerea. Perché no?

Quando il mattino dopo sono arrivato in ufficio già tutti parlavano del “fattaccio”, Avremmo dovuto incassare un’altra secchiata di lordura. Il primo a telefonarmi fu un amico giornalista, corrispondente a Washington d’un quotidiano italiano, che mi assicurò che avrebbe subito scritto un articolo in proposito, denunciando la faciloneria dei media americani, sempre alla ricerca d’una facile battuta non solo infondata, ma soprattutto falsa.

Ci sono i fatti e ci sono le opinioni.

Diciamo che il discorso è lungo e complesso, cercherò per quanto mi sia possibile di evitarlo perché poi tanto alla fine ognuno, includendo me stesso, rimane della

Il Mafioso

Il Mafioso

propria “opinione”, una blanda maniera per non usare il termine “pregiudizio”. Lo affermava anche Giulio Cesare, quindi il problema è antico.

Diciamo che il gran pubblico americano non conosce la geografia (un fatto) ed in questo caso fra Sicilia ed Italia non c’è gran differenza. Ecco, io stesso sto esprimendo un’opinione, ma forse è solo un mio pregiudizio: gli americani, nella stragrande maggioranza, sono una massa di ignoranti.

Ricordo che una volta durante una nostra riunione ci fu un gran capo venuto da Roma, che iniziò il suo intervento affermando che noi tutti prima di essere Alitalia, eravamo l’Italia, e per questo eravamo fortunati, pochi altri avevano il vantaggio di vendere una destinazione turistica così agognata da sempre e da tutti. Quella è l’Italia ma poi ci sono gli italiani ed il discorso si complica e saremmo stati sempre e solo italiani con gli aspetti negativi d’esser tali. Non c’era molto che potessimo fare per cambiare percezione negative ed infondate che altri avevano su di noi. Per esempio noi saremmo stati sempre in ritardo anche se certe statistiche (almeno a quei tempi) dimostravano che la nostra puntualità era superiore a quella della Lufthansa. Noi saremmo sempre rimasti lo stereotipo dei ritardatari, se fossimo stati puntuali era solo un’eccezione. E pensare che se io arrivo con un minuto di ritardo mi sento tutto ansioso. Assurdo.

Ma anche noi, ed io per primo, non ci salviamo: sempre pronti ad inscatolare gli altri, consolandosi, nella migliore delle ipotesi, che sia una forma di difesa, di non farsi trovare impreparati.

Non ricordo come andò a finire la storia del “mafia express”. Di certo ci furono delle proteste ufficiali, e non so se ci furono risposte di cui poi nessuno prese nota. Poco dopo il volo per Palermo fu soppresso, ma non per quelle insinuazioni. Diciamo che c’era un problema “tecnico” lungo da spiegare e di certo noioso, in poche parole c’era stata un’interpretazione non ortodossa degli accordi bilaterali di volo (USA-Italia) da parte nostra.

Circa 20 anni prima Antonio Badalamenti (puta caso: Alberto Sordi) mafioso occasionale, aveva fatto il viaggio al contrario. Lui era partito da Palermo per andare a compiere la sua missione a New York. Non ho visto il film da tanti anni, e non son sicuro in quale linea aerea fu messo il “suo” contenitore.

Il film ebbe un certo successo anche da questa parte dell’oceano, alla fine degli anni novanta una nuova copia restaurata ricomparve in circolazione, di certo a New York.

Ed io e la mafia?

Posso dire ben poco a parte quello che ho letto nei giornali od ho seguito alla radio o in televisione. Diciamo che c’ero vicino ed intendo solo in senso geografico. Sei anni fra New York e New Jersey direi che rendevano la vicinanza inevitabile.

Un agente di viaggio indiano aveva accumulato un certo debito con dei biglietti non rendicontati, mi pare circa $6.000. Il mio rappresentante era andato varie volte a trovarlo per sollecitare il pagamento senza successo, avevo provato a telefonagli ma non mi aveva mai risposto, aveva ignorato anche vari messaggi lasciati in segreteria. Un giorno il mio rappresentate mi informò che causalmente aveva parlato di questo debito con un suo “amico”. Riconobbi il nome e non fui contento della sua iniziativa, anche se ormai era tardi. Una mattina presto, forse proprio il giorno dopo, mi comparve davanti l’agente indiano, non era stato annunciato. Con gesto repentino poggiò una busta sulla mia scrivania:

“Ecco il soldi!” e subito se andò ed uscendo quasi di corsa “Mica c’era bisogno…”

Nella busta c’erano i $6.000 e non l’ho mai più rivisto.

Non mi ci volle molto a capire cosa era successo: aveva ricevuto una visita.

Di storie ce ne sarebbero altre, come quella della mia cena d’addio agli amici del New Jersey, ma lasciamole per quando ci ritroviamo a veglia.

 

Un altro episodio, definiamolo educativo a proposito di opinioni e pregiudizi, fu una conversazione che ebbi con un manager della Lufthansa. Nelle varie città in cui ho lavorato ho sempre trovato un’associazione di dirigenti delle varie linee aeree e regolarmente ci incontravamo una volta al mese per pranzo. Di solito finiva che noi europei ci sedevamo sempre assieme. Divenni amico col tedesco. Questi parlava l’italiano perfettamente, con un chiaro accento romanesco, aveva lavorato come caposcalo LH a Fiumicino per quasi dieci anni. Roma gli mancava ed anche parecchio, quelli erano stati gli anni migliori della sua vita. Alla fine di uno di questi pranzi rimanemmo soli al tavolo, gli altri se n’erano andati e noi continuammo a parlare. Era contento di stare con me cosi si poteva sfogare a parlare in italiano, non lo voleva dimenticare. In quell’occasione mi fece una specie di confessione, non ricordo le parole esatte, ma cerco di ricostruirne il senso, il contenuto della sua affermazione.

Interessante pensai e soprattutto inaspettata.

“Fausto sei fortunato, tu sei un italiano. È più facile essere italiano. Sei libero d’essere te stesso. Esser tedesco è difficile, duro, tutti si aspettano tutto da te, devi essere puntuale, organizzato, meccanico, non puoi sbagliare.” Continuò per un po’ su questo tono fin quando sconsolato, parlò anche di differenze religiose, cattolici e luterani. “E poi anche se non te lo dicono in faccia pensano sempre una cosa, uno stigma per tutti noi. Specie se ti trovi in una posizione di comando appena dai una direttiva che magari non piace a tutti, sai chi sei? Sei un nazista. Si tutti i tedeschi sono nazisti. Non c’è scampo, tragico. E pensare che un cugino di mio padre, comunista, fu fra in primi ad essere spedito a Dachau. Non tornò a casa.”

Ecco anche lui doveva vivere con il peso dello suo stereotipo, aveva ragione lui era più facile essere italiano.

Pirandello avrebbe potuto scrivere: “Il mafioso a pranzo col nazista”

 IMG_0103

E di quegli anni che mi rimane? Un ombrello! Tanya l’ha ritrovato in soffitta la settimana scorsa.

Quelli erano gli anni della prima Alitalia, siamo arrivati alla terza. Ma che se contano come le repubbliche?

 

 

 

 

 

1 aprile 2015, Marblehead, MA USA                                                                              

ftbraganti@verizon.net

131 M’Arcordo… un M’Arcordo di Giorgio Biagioli, anzi due.

marzo 31, 2015
Giorgio pronto al decollo (cabina d’un L1011, AZ 614 FCOBOS, dic.1993)

Giorgio pronto al decollo (cabina d’un MD11, AZ 614 FCOBOS, dic.1993)

Io conoscevo Giorgio da sempre, anche prima che me lo ritrovassi in classe in seconda liceo scientifico nel 1957. In quegli anni difficili, in attesa dei temutissimi esami di maturità, eravamo spesso assieme anche cercando di scoprire i misteri della vita che continuamente si presentavano a noi.

Ho dedicato un capitolo a lui nel libro M’Arcordo… di prossima pubblicazione, quindi cercherò di non ripetere quello che ho già narrato.

La tragica vicenda di questi giorni, voluta dal pilota tedesco, mi ha ricordato una altra storia anche se non credo sia il caso di fare un parallelo.

 

Per una strana coincidenza della vita ho avuto modo di passare del tempo con Giorgio, anche se abitavamo in due continenti differenti; da grandi ci siam ritrovati tutti e due a lavorare con Alitalia, anche se con manzione ben differenti. Come pilota doveva viaggiare ed io lo incontravo quando faceva scalo a Boston. C’era un sistema di rotazione equipaggi che qualche volta gli permetteva di rimanere anche due o tre giorni. Spesso lasciava l’hotel ed il resto dell’equipaggio per venire a dormire a casa mia, a Marblehead. Nel 1976 addirittura lo misi a lavorare durante un mio trasloco.

“Viaggiare in giro per il mondo può essere eccitante, un giorno a Tokio, un altro a Casablanca e poi ti ritrovi a Caracas. Oh Rio mi piace! Ma poi alla fine diventa stancante ed alienante, vedi alberghi ed aeroporti. Tu non sai come son felice di venire a Boston, trovare te, venire a casa tua. E poi si chiacchiera, si potrebbe essere al Telebar.”

Mi teneva informato di tutto e di tutti, inclusi i pettegolezzi e ai tempi delle “Corse delle Carrette” mi fece un corso accelerato di progettazione. Una sera in un ristorante cinese dove c’era una tovaglia di carta mi fece il disegno dettagliato del freno, era certo che avrebbe funzionato. Ma forse frenò troppo, credo che quella volta vinse Bernardo Boninsegni.

Durante una di queste nostre conversazioni gli chiesi.

“In tutti i viaggi che hai fatto, migliaia d’ore di volo, ci saranno stati pure momenti difficili, quando hai avuto davvero paura.”

Rimase silenzioso per un po’, era chiaro che stava ripercorrendo con la memoria una serie di situazioni, forse mentalmente stava facendo una graduatoria.

“Un momento che ho avuto paura fu proprio il mio primo atterraggio a Boston. La volta che ci siamo rincontrati dopo tanto tempo, quando tu ancora lavoravi allo scalo. A quel tempo come sai ero primo ufficiale (DC8-72) e per quel giorno era stato programmato che sarei stato io a fare l’atterraggio sotto l’occhio attento del comandante. Faceva parte del mio addestramento, della mia formazione per poi passare a comandante. Le condizioni atmosferiche erano tremende, al tramonto, poca visibilità, pioggia torrenziale e forti improvvise folate di vento. Poi alla fine con tanta tensione e sudore ce l’ho fatta, ed il comandante era soddisfatto”

E poi ha continuato:

  “Diciamo che quell’atterraggio a Boston fu per me un momento pericoloso, non nego che ebbi paura. Ma poi ci fu un’altra situazione che chiamerei difficile ed anche parecchio ma per ragioni molto differenti. Ero passato ai DC10 ed ero ancora secondo ufficiale e continuavo a fare voli a lungo raggio. Quel giorno, avvicinandosi all’aeroporto di Hong Kong, famoso per l’atterraggio difficile,  venendo da Sidney, il tempo era bellissimo, condizioni atmosferiche perfette, visibilità all’infinito.

Io ero seduta al mio posto sulla destra della cabina ed il comandate a sinistra. Abbiamo iniziato regolarmente la discesa. Dopo un po’ ho notato che l’angolo di discesa non era giusto, il comandante aveva posizionato l’aeromobile con un’inclinazione eccessiva. La pista era ancora molto lontana, c’era tutto il tempo per correggere la situazione ed aspettavo che il comandante si rimettesse all’altitudine prevista. Cosa che non fece. Ed io cominciavo ad innervosirmi. Già vedevamo la pista che si avvicinava, ma c’erano ancora diverse miglia all’atterraggio, c’era tempo. Ma non c’era solo la pista ad avvicinarsi, infatti proprio prima di questa c’era anche una collina. Io ero il primo ufficiale, e quello era un comandante, uno di quelli anziani, con tant’anni di servizio. Lui era il responsabile dell’aereo, la sua autorità era assoluta. Cosa dovevo fare? Poi alla fine intervenni di certo titubante, con un:

“Comandante, siamo un po’ bassi. Ci stiamo avvicinando.”                                                                                                                                                                                                                           “Si, si Biagioli, grazie, lo vedo, lo vedo.”

Sentii nella sua voce un tono d’incertezza, e nello stesso tempo costatai con continuava la discesa troppo inclinata, senza correggerla, la collina si stava avvicinando. Un senso di panico si stava impadronendo di me.

“Comandante, siamo bassi, troppo bassi!”

“Si Biagioli.”

E ancora una volta non fece nulla.”

            Avevo natato che Giorgio nel raccontarmi questa storia si era un po’ turbato, come se rivivesse quell’esperienza.

            “Cosa potevo fare? Ci si avvicinava sempre più rapidamente, quella maledetta collina, poi c’era quella virata, prevista, all’ultimo momento per allinearsi con la pista. Avevamo già calato il carrello. Ed io continuavo a pensare che quello era un comandante, il mio comandante. Poi d’improvviso ho capito che non c’era altro da fare:

“Comandante, ritorniamo in quota.”

Ho preso il comando dell’aeromobile, ho tirato con forza la cloche per cabrare, ed ho accellerato per riportare il velivolo in quota. Avevo interrotto l’atterraggio, era quello un atto di ribellione, d’ammutinamento?

L’improvvisa gran curva di certo terrorizzò i passeggeri ed alla fine siamo ritornati in quota. Il comandante non ha detto nulla, ha abbassato la testa sul cruscotto e borbottava:

“Grazie Biagioli, Grazie Biagioli …”

La torre di controllo ci rimesso in fila per l’atterraggio e dopo pochi minuti siamo scesi senza alcun problema, apparente.

Il problema c’era e come: era il comandante. Questi era anziano, con tanta esperienza, ma che per qualche ragione era andato in crisi, in tilt. L’incidente non poteva esser nascosto. L’aereo non è potuto ripartire fin quando è arrivato un nuovo comandate.

Dopo questo incidente, chiamiamolo malore, il  comandante è rientrato a Roma dove fu sottoposto a visite mediche e tante valutazione. Conclusione fu mandato in pensione.”

            E questa è la storia che mi è tornata in mente in questi giorni, purtroppo. Di anni ne son passati tanti ed ho cercato di ricostruire le varie conversazioni di Giorgio con quello che ricordavo. Anche se di certo non sono esatte, verbatim, spero d’averne mantenuto il senso.

            Conclusione: sempre due persone nella cabina di pilotaggio.

 

            E per finire, tanto ci siamo, vi racconto un’altra storia e questa successe proprio durante il volo in cui scattai queste fotografie, nel dicembre del 1993, da Roma a Boston. Al 1993-12 Giorgio in volo fmomento dell’imbarco Giorgio mi invitò in cabina; anche nell’ MD11, come in tanti aerei, c’è uno strapuntino, non particolarmente comodo, posizionato dietro il comandante nel lato sinistro dell’aeromobile. Non eravamo ancora decollati e Giorgio era tutto preso con una complicata situazione di traffico sotto una pioggia torrenziale per raggiungere l’inizio della pista, quando il responsabile di cabina venne ad informarlo che a bordo, seduto in business class, c’era il Cardinal Law di Boston con il suo segretario.

            “Mi scusi comandante, il cardinale Law mi ha chiesto se fosse possibile accomandarlo in classe Magnifica (6 posti in una specie di super prima classe che avevamo a quei tempi).”

            E Giorgio:

“Mi pare che in questo volo non abbiamo nessuno in Magnifica”

“Infatti comandante, non abbiamo neanche il servizio catering adeguato”

“Bene, dica pure che non abbiamo servizio e che rimanga in business class.”

“Bene comandante”

E cosi il capo cabina si allontanò.

Dopo pochi minuti ricomparve di nuovo e con un tono di voce dispiaciuto:

“Comandante mi scusi, il cardinale continua, insiste, dichiarando che lui viene sempre messo in Magnifica class.”

“Dica pure al cardinale che adesso sono molto occupato e dopo il decollo verrò a parlare personalmente con lui.”

Finalmente raggiungemmo la pista e sempre sotto gran scrosci di pioggia decollammo con tanti traballoni.

Come promesso, dopo aver indossato la sua giacca blue con tutte quelle strisce dorate sulle maniche, andò a cercare il cardinale. Fu di ritorno dopo non molto, si tolse la giacca e ritornò al suo posto,

Ed io curioso:

“Allora? Ma che gli hai detto?”

“Prima gli ho ripetuto che in questo volo non si offriva il servizio di Magnifica e lui subito ha detto che sarebbe stato soddisfatto col pasto, affermando che le poltrone di Magnifica sono più comode. Allora gli ho chiesto che biglietto avesse e quando mi ha confermato ch’era di business, ho concluso, molto educatamente che infatti era seduto in business e non c’era altro che potevo fare in proposito e cordialmente l’ho salutato.”

Il cardinal Law fu susseguentemente travolto da una serie di scandali di preti pedofili tenuti nascosti e riciclati da parrocchia in parrocchia. Fu mandato in un esilio dorato a Roma. Mi domando, ma in che classe viaggiò?

 

 [FB1]

 [FB2]

 [FB3]

 [FB4]

130e M’Arcordo… la locandina del libro.

marzo 25, 2015
Luisa Taba (1915-1987) nel 1937

Luisa Taba (1915-1987) nel 1937

Il prossimo 21 aprile la mi’ mamma, Luisa Taba, avrebbe compiuto cent’anni. Peccato che non sia stata longeva come la sua compagna di scuola, l’Irma Vandi che ci ha lasciato solo pochi giorni fa.

Si, la mi mamma andava in motocicletta, ma io non l’ho mai vista, quindi non posso dire quanto brava fosse stata. Raramente guidava la Vespa del babbo e solo per brevi tratti.

In gioventù, e prima che il mio babbo entrasse nella sua vita, aveva avuto un bravo maestro: Beppe, il suo primo perduto amore. Lui non solo era bello, come affermava lei, ma era anche un motociclista spericolato, ma poi l’abbandonò per andare in Abissinia; non era stato richiamato, lui partì volontario. Una carognata.

Diciamo che la mia relazione con lei fu complessa e solo da grande, durante le sue visite a Marblehead, l’ho “conosciuta” meglio.

Nello scrivere i miei M’Arcordo… ho fatto il possibile per non trasformarli in “confessioni”. Assicuro i possibili lettori che non corrono rischi, in quasi 300 pagine non pretendo d’essere Rousseau e tanto meno Sant’Agostino.  

 

Gli interessati ad ordinare il libro per posta si possono rivolgere a: 

Lorenzo Casi, 

Arca dei Libri, Sansepolcro

info@arcadeilibri.it

0575-75-04-88

130d M’Arcordo… la locandina del libro.

marzo 18, 2015

locandina 4 da pubblicareQuesta mattina Il mio blog M’Arcordo… www.biturgus.com

ha raggiunto 100.017 visite, a quest’ora son certo di più.

Sarei un ipocrita, un falso modesto, se non ammettessi che ne son fiero, o meglio, orgoglioso. Perdonatemi questo peccato di vanità. Come ho detto altre volte, quando cominciai con il Ghiozzo non prevedevo minimamente tali sviluppi.

Questo mi conferma che era l’ora che raccogliessi almeno una parte dei M’Arcordo nel libro che presenterò ad aprile. Ho materiale per almeno altri due volumi. Sono un grafomane.

Grazie a questo ho ritrovato amici per il mondo, dall’Australia al Cile, da Singapore a Londra ed ho fatto nuove conoscenze, sempre interessanti, sempre molto da imparare.

Prometto, scriverò nuovi M”Arcordo… Ci sono stati quelli che si son lamentati, che non son prolifico come una volta. Durante la mia recente visata a Sansepolcro due persone mi hanno chiesto:

“Ma quanto dobbiamo aspettare per la seconda puntata sul sesso?”

 

Gli interessati ad ordinare il libro per posta si possono rivolgere a:  Lorenzo Casi,  Arca dei Libri, Sansepolcro

info@arcadeilibri.it

0575-75-04-88